Grazie al film “Frida” ecco spiegato cosa sono le pigmentazioni patologiche e cosa indicano

I pigmenti sono normalmente presenti all’interno delle cellule dei tessuti, tuttavia la presenza di alcuni o l’aumento di pigmenti fisiologici possono indicare l’insorgenza di problematiche.

“Frida” è un film datato 2002, dove viene esplorata la vita e l’arte della celebre pittrice Frida Kahlo. I suoi particolarissimi quadri sono caratterizzati dalla presenza di numerosi e vibranti colori, costituiti dai più svariati e diversi pigmenti. Come già accennato, i pigmenti sono presenti nei tessuti e in determinate condizioni vengono utilizzati come indicatori dello stato di salute nel campo della patologia generale e dell’ittiopatologia. In questo articolo vedremo quindi alcuni di questi pigmenti e come questi vengono distinti fra loro.

PIGMENTAZIONI PATOLOGICHE

I pigmenti sono sostanze colorate alcune delle quali, come ad esempio la melanina, sono presenti normalmente nelle cellule dei tessuti. Tuttavia, la presenza di alcuni pigmenti risulta essere totalmente anormale e questi vengono accumulati all’interno delle cellule solamente in particolari e determinate situazioni. Considerando i pesci, la presenza della melanina si riscontra solitamente nel citoplasma dei macrofagi (ovvero cellule mobili del sangue in grado di fagocitare altre cellule) in condizioni parafisiologiche. In alcuni casi, quindi, questi aggregati sono normalmente presenti nelle cellule e nei tessuti mentre in altri l’accumulo di melanina rappresenta l’espressione di patologia correlata allo stress e prende il nome di ipermelanosi. Infatti, molto frequentemente, i macrofagi contenenti melanina vanno ad accumularsi nei tessuti in cui si sta verificando un evento flogistico (ovvero un’infiammazione). Il processo andrà poi incontro a cronicizzazione nel momento in cui si verifica la contemporanea presenza dei segni caratteristici di flogosi e dei macrofagi.

PIGMENTAZIONI ESOGENE

In linea generale, i pigmenti vengono suddivisi in esogeni ed endogeni. Considerando i pigmenti di tipo esogeno, i più frequenti e noti sono le polveri di carbone, estremamente diffusi nei centri urbani. Questi sono presenti come elementi ubiquitari inquinanti e, una volta inalate le particelle, queste vengono fagocitate dai macrofagi. A questo punto, accumulandosi, vanno a localizzarsi negli alveoli polmonari per poi essere trasportati ai linfonodi regionali attraverso i vasi linfatici. Questa pigmentazione che riguarda la regione polmonare e linfonodale prende il nome di antracosi e conferisce una colorazione scura alle regioni interessate.

PIGMENTAZIONI ENDOGENE

Tra le pigmentazioni di tipo endogeno, si ricorda la lipofuscina. Questo è un pigmento di tipo insolubile ed è noto anche come “pigmento da usura”. In particolare, la lipofuscina è costituita da polimeri di lipidi e fosfolipidi coniugati a proteine che, suggeriscono quindi, una derivazione della perossidazione dei lipidi polinsaturi delle membrane subcellulari. In generale, questa pigmentazione non risulta essere pericolosa per la cellula stessa o per le funzioni che essa svolge, la vera importanza di questa pigmentazione risiede nel fatto che va a rappresentare un segno molto evidente e importante di danno da parte di radicali liberi e di perossidazione lipidica. Nel momento in cui si verifica un grande accumulo di lipofuscina, si parla di lipofuscinosi. In questa situazione, la lipofuscina appare sotto forma di granulazioni molto fini all’interno del citoplasma. In particolare, è possibile osservarne la presenza nel corso di lenti cambiamenti cellulari di tipo regressivo e si riscontra in modo evidente nel fegato e nel cuore di soggetti affetti da grave malnutrizione.

 

 

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