Garibaldi a Teano: a 161 anni di distanza ricordiamo la storia dell’eroe dei due mondi

Il 26 ottobre del 1860, sulla strada per Teano, Garibaldi e il Re Vittorio Emanuele II si incontrano. Il Regno delle Due Sicilie era stato appena conquistato e stava per passare sotto il dominio dei Savoia: l’anno successivo l’Italia sarebbe stata finalmente unita

Dopo i moti rivoluzionari del ’48 nessuno avrebbe potuto conoscere il destino della penisola Italiana. Il ritorno allo status quo, tuttavia, non aveva scoraggiato gli animi di molti che auspicavano un’Italia unita. Mentre nel Lombardo-Veneto e nel Regno delle Due Sicilie i governi reprimono le rivolte nel sangue e pongono le basi affinché la popolazione non insorga mai più, nel Regno di Sardegna molti ripongono speranze nel futuro.

L’eroe dei due mondi

Giuseppe Maria Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio del 1807. Il padre, Domenico, era capitano di marina mercantile e il giovane Giuseppe seguì presto le orme. Gli anni della giovinezza furono segnati dai viaggi per mare insieme al padre o in solitaria, che lo portarono a contatto con varie culture e impressero nel suo animo quei valori di umanitarismo e solidarietà con i popoli in lotta per guadagnare l’indipendenza. Probabilmente nel 1833 avvennero i primi contatti con Mazzini e la sua Giovine Italia. Risalgono infatti a quegli anni i primi, fallimentari, tentativi di fomentare un’insurrezione nella Savoia. A seguito di questo episodio Garibaldi è costretto alla latitanza e dopo varie peripezie arriva in Sud America. É proprio qui che si guadagnerà il soprannome di Eroe dei due mondi: nel 1836 è in Brasile, ed insieme a Rossetti si mette al servizio dello stato del Rio Grande do Sul, impegnato in una guerra indipendentista contro il governo Brasiliano. Nel 1842, messo in fuga dal Brasile, è costretto a riparare a Montevideo, Uruguay. Poco dopo sposa la causa rivoluzionaria di Fructuoso Riviera e si unisce alla lotta. Tuttavia, dopo alcuni brillanti successi militari, gli giunge notizia che Palermo è insorta: il 12 aprile 1848 si imbarca alla volta dell’Italia e approda a Nizza. É appena iniziata la prima guerra di indipendenza.

La spedizione dei Mille

Durante la prima guerra di indipendenza Garibaldi si distinse per alcune azioni come comandante di una milizia volontaria, ma ciò non fu sufficiente a mutare le sorti del conflitto. Fu tra gli ultimi difensori della Repubblica Romana e assistette impotente al crollo del sogno e degli ideali repubblicani, il 4 luglio del ’49. I mesi che seguirono questi eventi furono convulsi: il 4 agosto, in fuga dagli austriaci, perse la cara moglie, Anita. Successivamente, raggiunto il territorio piemontese, ne fu espulso senza sorpresa. Cominciava il suo secondo esilio. Tra il novembre del ’49 e il giugno del ’50 soggiornò brevemente presso il consolato piemontese a Tangeri, poi fu a New York, impiegato in una fabbrica di candele. Infine tornò a solcare i mari del sud, come capitano mercantile. Solo nel 1854 tornerà in Europa, desideroso di servire il Regno di Sardegna nella seconda guerra di indipendenza e conquistare finalmente la tanto agognata unità italiana. Tuttavia, i deludenti risultati delle campagne raffreddarono i rapporti tra il condottiero e il governo Sabaudo. L’isola di Caprera, a La Maddalena, sarà il luogo designato per il suo terzo esilio. Ma la scintilla rivoluzionaria, in lui mai sopita, si riaccenderà il 4 aprile del 1860: Palermo è ancora una volta in rivolta. Questa volta Garibaldi è deciso a chiudere la partita. Assunto il comando di quella che passerà alla storia come Spedizione dei Mille parte alla volta della Sicilia nella notte tra il 5 e il 6 maggio del 1860 : l’11 maggio sbarca a Marsala, il 15 esce vittorioso dalla battaglia di Calatafimi, prende Palermo il 27 maggio, combatte a Milazzo il 20 luglio ed esattamente un mese dopo passa lo Stretto. Attraversa trionfalmente la Calabria e il 7 settembre entra a Napoli. Tra il primo e il due di ottobre si combatte la battaglia del Volturno, l’ultima, decisiva. Il Regno delle Due Sicilie è caduto e i Borbone sono in rotta. Si è fatta l’Italia.

La lunga strada verso Teano

Il 26 ottobre, nei pressi di Teano, Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II. La spedizione guidata dal Re aveva avuto come obbiettivo l’occupazione dei territori pontifici di Marche e Umbria e ora si era fatta incontro all’eroe dei due mondi per evitare che il suo esercito raggiungesse la meta finale: Roma. Se la città eterna fosse stata minacciata con la forza, Napoleone III non sarebbe rimasto a guardare, e si rischiava di vanificare la campagna dei mille e le nuove conquiste territoriali. Il 7 novembre del 1860 entra trionfalmente a Napoli, accompagnato dal Savoia, il giorno seguente consegna i risultati del plebiscito popolare e infine il 9 si imbarca per Caprera. Rifiutò la nomina a Generale dell’esercito sabaudo e la ricompensa offertagli dal sovrano. La mancata conquista di Roma sarà per sempre, nella psiche di un rivoluzionario come Giuseppe Garibaldi, l’immagine della causa tradita. Anche se il Risorgimento era oramai quasi compiuto, quell’ultimo tassello resterà la sua ossessione. Dopo una breve partecipazione alla terza guerra di indipendenza, sentirà ancora più forte il richiamo di Roma. In ben due occasione progetterà una spedizione contro l’Urbe, ma sarà, in entrambi i casi, arrestato e ricondotto a Caprera dall’esercito italiano. Negli ultimi anni della sua vita fu sempre più incline ad un socialismo di tipo umanitario e aderì all’Internazionale. Il 2 giugno 1882 si spegnerà infine, sull’isola di Caprera, così distante dalla sua tanto agognata Italia.

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