A Manado City, in Indonesia, vi è un canale completamente pieno di rifiuti. Si notano soprattutto bottiglie di plastica in un’acqua praticamente invisibile. E’ un’immagine-simbolo dell’inquinamento devastante che finisce negli oceani. Più a sud, lo scorso novembre, è stato trovato un capodoglio morto con sei chilogrammi di plastica nello stomaco. Secondo Ocean Conservancy, già solo da Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam e Thailandia arriva il 60 per cento dei rifiuti di plastica riversati negli oceani: l’Indonesia, è tuttora al secondo posto per inquinamento da plastica, dietro la Cina. Nelle ultime ore il Center for International Environmental Law (Ciel) evidenzia l’urgenza di adottare il principio di precauzione per proteggere l’umanità dall’inquinamento della plastica.

Il filosofo norvegese Arne Naess e il filosofo di origine tedesca Hans Jonas negli anni ’60 e ’70 si occuparono di Etica, in particolare del rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Il tema dell’inquinamento e dello sfruttamento del globo è al centro delle loro riflessioni.

 

Arne Naess e l’ecologia profonda

Il norvegese Arne Naess è il teorico del concetto della “Deep ecology”. L’ecologia profonda si contrappone all’ecologia superficiale. Quest’ultima infatti lotta contro l’inquinamento solo per mantenere le risorse naturali, l’obiettivo è di salvaguardare il benessere e l’elevato stile di vita dei popoli dei paesi industrializzati. Quindi mentre l’ecologia superficiale mette al proprio centro l’uomo, l’ecologia profonda ha al proprio centro la Vita, per questo si definisce biocentrica. Essa mira a salvaguardare ogni essere vivente. Tutte le forme di vita hanno eguale diritto a vivere e a realizzarsi pienamente. Quando l’uomo si comporta da padrone sfruttando e danneggiando il pianeta, finisce con l’alienarsi da se stesso, inoltre compromette la sua stessa vita. Ne sono una prova i disastrosi cambiamenti climatici.

 

Naess: l’ambiente è una rete

Naess ricorre molto spesso all’immagine della rete per spiegare la sua teoria: l’ambiente è una rete con moltissimi nodi collegati tra loro, i nodi sono tutti gli organismi viventi. Ciò significa che tutti gli organismi sono collegati tra loro e dipendono l’uno dall’altro. Il filosofo propone quindi l’assunzione da parte dei popoli di stili di vita più sobri, che rispettino l’ambiente e il vivente. Per fare ciò è necessario che l’uomo si identifichi in profondità con gli altri organismi viventi. Ma com’è possibile condurre la propria vita senza intaccare minimamente quella di altri esseri? Naess è costretto ad ammettere che anche questa sua teoria vale in linea di principio. Bisogna ammettere una serie di “uccisioni“, ad esempio non è possibile fare attenzione ad ogni formica che è sul nostro sentiero.

Jonas: la responsabilità 

Jonas afferma che dobbiamo immaginare per un istante l’annientamento di ogni forma di vita sul nostro pianeta, in primo luogo della vita umana. Partendo da questo scenario catastrofico Jonas riflette sul valore dell’ambiente per l’uomo. A causa del cattivo uso della tecnologia, la quale è sempre più sconfinata, stiamo distruggendo il pianeta. In questo modo mettiamo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future, le quali non possono avanzare diritti nei nostri confronti. Eppure, come afferma Jonas, noi uomini del presente abbiamo degli obblighi e delle responsabilità verso i futuri abitanti di questo mondo. Per questo il filosofo insiste sul concetto di “responsabilità“, fondamentale per acquisire una piena consapevolezza degli effetti a lungo termine della tecnica. Ma perché dobbiamo garantire la vita futura? Perché non possiamo semplicemente pensare alla nostra esistenza presente? Jonas ritiene che la vita e l’essere siano un bene in sé.

 

 

Jonas: il compito dell’uomo

È compito dell’uomo mantenere le condizioni che permettono all’Essere di esistere e realizzare le sue finalità. L’uomo non è superiore agli altri animali, ma ha una particolarità: solo lui può e deve essere responsabile nei confronti di tutti gli altri organismi e dell’ambiente stesso. La plastica è sicuramente fondamentale per la nostra vita, ma è compito dell’uomo trovare modo di smaltirla, riciclarla e di non permettere che questa finisca nei fiumi, nei mari e negli oceani, come nel caso dell’Indonesia.

Elena Bellinello 

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