“Eros il dolceamaro” e Giacomo Leopardi indagano sui segreti nascosti dell’amore

Il libro della saggista e poetessa canadese Anne Carson può darci tante risposte.

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“Eros il dolceamaro”, della saggista e poetessa canadese Anne Carson, mette insieme saggio e poesia per rispondere a una domanda eterna: come e perché ci innamoriamo?

COS’È L’INNAMORAMENTO?

Basandoci sulla definizione Treccani il verbo “innamorarsi” indica una persona che comincia a nutrire un sentimento d’amore per qualcuno. Nel linguaggio comune si può anche utilizzare l’espressione “infiammarsi d’amore”, che indica una persona che è stata talmente travolta da questa forte passione che ha preso fuoco. Ovviamente per prendere fuoco non si intende fisicamente, ma si può tradurre l’espressione con il linguaggio del corpo e lo si può interpretare con il momento in cui una persona arrossisce; anche se arrossire non per forza è sintomo di innamoramento: molto spesso le persone più timide tendono a diventare “rosse” per vergogna. Letteralmente, quindi, si può dare una definizione, ma spiegare nel campo sociale e filosofico cosa sta a significare questo sentimento non è così semplice. L’unica cosa che tutti riusciamo a spiegare è la strana sensazione che percepiamo nello stomaco o il fatto che il cuore inizia a battere molto velocemente. Ma come può un essere così piccolo, che probabilmente il giorno prima non significa niente, provocare tale reazione? E perchè proprio quella persona? Talvolta non ci sono spiegazioni, e come se si fosse stregati e non si capisse più niente. Molto spesso si parla di amori e vite lunghe, di nonni e storie drammatiche, ma ciò che si vuole analizzare in questo momento è proprio l’attimo in cui si capisce di essere innamorati, quell’istante in cui, come si suol dire, si ha il “colpo di fulmine”. Questa famosa scintilla nasce principalmente per due motivi : il primo riguarda un canone di bellezza e, invece, il secondo riguarda un’idea. Tra i due, però, è l’idea che trascina la persona in questa avventura, poiché la parte estetica e soggettiva e soprattutto molte persone possono avere caratteristiche simili; ma l’idea, cioè il mondo che tu persona innamorata crei dietro questo soggetto può viaggiare per innumerevoli galassie. La gioia che nasce di fronte all’idea di un’altra persona rende colui che ama più radicato nel mondo, più attivo, più immerso nella realtà, più ‘perfetto’. Si parla ancora di cotte o amori sani, dunque situazioni che non portano la persona ad isolarsi dalla realtà (come accade nel caso di amori “malati”, malsani o tossici”).

L’idea va ad aiutare il nostro pensiero o è solo un comportamento autodistruttivo che si trasforma poi in illusione?

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LE TRE FASI DEL PESSIMISMO

Si potrebbero citare molti filosofi e scrittori per discutere sulla questione dell’amore, ma alla domanda “cos’è l’amore” ognuno probabilmente darebbe la propria interpretazione. Uno, in particolare, conosciuto come il padre del pessimismo storico e quindi l’unico in grado di dare una spiegazione più realistica è Giacomo Leopardi. Leopardi, definito spesso triste e introverso, ci travolse con le sue parole piene di vortici di emozioni, come se chi leggesse sentisse sempre le farfalle nello stomaco. Il grande poeta aveva un disperato bisogno d’amare e di essere amato, un desiderio amoroso sospeso fra amara disillusione e dolce ricordanza. I suoi amori, infatti, sono più immaginati che vissuti, tanto che sembra quasi di vederlo seduto al suo scrittoio mentre, sospirando, pensa ad uno dei suoi tanti amori. Giacomo Leopardi è uno scrittore dell’Ottocento nato nella piccola cittadina di Recanati, dalla quale però riesce a fuggire e andare lontano attraverso le sue poesie.  Si parla spesso di pessimismo non conoscendo il fatto che questo ha avuto un grande significato per lo scrittore e per i suoi lettori, soprattutto perchè è stato un viaggio con importanti passaggi. Difatti, il pessimismo di Leopardi vede tre importanti fasi. Il primo pessimismo di cui vediamo scrivere è il pessimismo individuale che riguarda la convinzione di essere destinati all’angoscia e all’infelicità e di avere, come unico conforto, la contemplazione della natura. Il secondo è il famoso pessimismo storico dove Leopardi individua l’uomo come unica causa della propria infelicità in quanto, facendo uso eccessivo della ragione, si è allontanato dallo stato di natura primitivo. L’ultima fase che fu, non a caso, la più cruda e reale riguarda il pessimismo cosmico, in cui si capisce che siamo soli è che la vera causa dell’infelicità umana non è la ragione, ma la natura stessa. Leopardi incolpa la natura e la rappresenta come una macchina che non si cura dei suoi figli (cioè gli esseri umani) ma si preoccupa solo di far funzionare il ciclo vitale. L’esposizione massima di questo ultimo pensiero è racchiusa nel Dialogo della Natura e di un Islandese. 

Mettendo insieme le nozioni del sommo poeta emergono spesso queste illusioni, che sono forse la causa principale per cui una persona si innamora.

LA RISPOSTA STA NELLE ILLUSIONI

Per Giacomo Leopardi ogni forma di piacere è limitata. L’uomo può raggiungere il piacere limitato, ma non potrà mai comprendere, cioè possedere il piacere assoluto, che risulta essere una cosa inconsistente e fuggevole, anche perché l’uomo non ha un’idea chiara di che cosa sia l’infinito. Una volta raggiunto un piacere l’animo non potrà mai essere appagato perché la ricerca del piacere è infinita per cui il piacere non si dimostra essere piacere e l’uomo tende ad andare oltre questo limite ricercando qualcosa che non potrà mai avere. Anne Carson trova un’altra risposta: l’immaginazione. Quanta energia spendiamo nell’immaginare come sarebbe soddisfare il desiderio, quanto tempo dedichiamo allo scarto tra ciò che è e ciò che potrebbe essere? Quanto può essere forte l’attrazione per qualcosa che si può solo immaginare? La tensione verso qualcosa che per natura risulta inafferrabile è ciò che tiene viva la passione.

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