Fantasmi, demoni, elementi grotteschi e ambientazione cimiteriale. Sembra di trovarsi immersi in una delle pagine dei romanzi gotici o in un quadro dell’età romantica. Invece, non si tratta che del film d’animazione Fantasia, rigorosamente targato Disney.

Una notte sul Monte Calvo

Immagine di Chernabog in una scena tratta dal film “Fantasia”

Il film Fantasia fu lanciato dalla Walt Disney nel 1940 e si articola in ben otto parti.  Di questi otto episodi il più emblematico e suggestivo è di certo l’ultimo, meglio conosciuto come Una notte sul Monte Calvo e l’ Ave Maria, dai nomi delle omonime opere musicali presenti sotto forma di colonne sonore e composte rispettivamente da Modest Musorgskij e Schubert.

Il tema affrontato è, infatti, il contrasto tra bene e male e tra la notte e il giorno. Non a caso, i produttori hanno accostato due sinfonie evidentemente stridenti tra tra loro. Ciò è dato dal fatto che l’opera di Musorgskij presenta un ritmo incalzante, che tende costantemente a crescere, a creare quasi una sorta di tensione nello spettatore. Proprio nel momento in cui risuona questa musica, si susseguono le immagini di Chernabog (il mostro malvagio protagonista), di fantasmi, scheletri, elementi terrificanti e spaventosi. Per non parlare, poi, dell’ ambientazione, a dir poco grottesca e alquanto sinistra. Si intravede, infatti, una sorta di cimitero, una natura selvaggia e oscura, gli unici sprazzi di luce sono rappresentati dalle lingue di fuoco. D’altro canto, però, sul finire dell’episodio, la sinfonia si attenua, lentamente decresce il suo ritmo, fino a sfociare nell’ Ave Maria di Schubert. Ci si trova, ormai, sul far del giorno, la terribile notte è alle spalle e si odono in lontananza suoni meno forti, più lenti, soavi. L’atmosfera è fumosa, quasi indecifrabile ma, allo stesso, tempo, più tranquilla e serena, al confine con un panorama onirico, ben distante dall’incubo.

L’ispirazione di Caspar David Friedrich

Tuttavia, i produttori e tutti coloro che hanno lavorato alla sceneggiatura di questo film devono la loro ispirazione a uno dei pittori più importanti del Romanticismo tedesco, ossia Caspar David Friedrich. Questa somiglianza e analogia che si viene a creare è riconducibile ad un fattore storico di estrema importanza. Dato che la produzione del cartoon risale ai primi anni del Novecento, segnati dall’amarezza dei due grandi conflitti mondiali, molti disegnatori e artisti che si allontanavano dall’Europa avrebbero riportato nelle loro creazioni i retaggi della propria cultura.

Basta osservare il quadro Abbazia nel querceto di Friedrich per avere un’idea più chiara. Nell’opera, infatti, la scena si svolge in un cimitero, mentre è in corso il funerale di un monaco. Tutt’intorno ci sono delle lapidi, croci e una natura brulla, spoglia, spinosa. Gli alberi non hanno foglie e non ci sono fiori, colori che potrebbero suggerire una qualsiasi immagine di rinascita, di Primavera. Non mancano gli elementi gotici, le rovine tanto amate in questo periodo e il recupero del Medioevo. Anche i colori sono scuri e soffusi, si percepisce l’arrivo della sera e la “morte” del giorno.

“Abbazia nel querceto”, opera di Caspar David Friedrich

L’incubo” di Füssli

“Una notte sul Monte Calvo” potrebbe richiamare alla mente anche l’opera dell’artista preromantico per eccellenza Johann Heinrich Füssli, pittore originario della Svizzera, vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento.

“L’incubo” di Füssli

Nel suo celeberrimo quadro egli raffigura un tradizionale spirito della tradizione inglese-irlandese, il Coboldo, temuto per la sua fama di disturbatore dei sogni, quindi un vero e proprio incubo che agita i sogni della gente. Le sue fattezze sono deformi e conturbanti e si stanziano sulla stessa scia di Chernabol. Anche qui ritorna il tema della acerrima lotta tra vita e morte, sottolineato maggiormente dalla presenza della fanciulla. La giovane, infatti, sembra essere stata sopraffatta dall’essere mostruoso, appropriatosi della sua anima, della sua tranquillità in una notte da incubo, in cui sembra non esserci alcuno spiraglio della luce del giorno.

Elisabetta Di Terlizzi

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