“Divieni ciò che sei”: un motto condiviso da Ofelia e Nietzsche

Il coraggio di essere se stessi è un elemento fondamentale per qualsiasi Attraversaspecchi nonché un pilastro della filosofia nietzschiana.

Ofelia, dolce protagonista della saga “L’Attraversaspecchi” vive spaventose avventure senza mai perdere di vista la sua vera essenza, pena la perdita del suo amato potere.

QUANDO IL POTERE DIPENDE DA TE:

“L’Attraversaspecchi” è una saga composta da quattro romanzi fantasy redatti da una giovane scrittrice francese esordiente: Christelle Dabos. Ha da sfondo un universo composto da 21 arche. La protagonista è la dolce e impacciata Ofelia, una ragazzina che vive sull’Arca di Anima. Ha dei poteri molto particolari e difficili da gestire per la sua giovane età. Oltre ad essere un’animista è un’abile lettrice: è in grado di risalire al passato degli oggetti che tocca, rivivendo sensazioni e sentimenti di coloro che hanno anche solamente sfiorato l’oggetto in questione. Grazie alla sua bravura riesce a risalire ad un passato anche molto remoto permettendo di ricostruire la storia del suo mondo. Ma, cosa più importante, è un’Attraversaspecchi: è in grado, attraverso il suo riflesso, di attraversare le superfici riflettenti e giungere in qualsiasi luogo essa voglia, ma ad una condizione: deve riconoscersi in ciò che vede, e questo non è mai semplice, specialmente per un’adolescente che vive un periodo di cambiamento. Farà una grande fatica ad utilizzare questo sua immensa fortuna, molto spesso avrà paura ad ammettere a se stessa ciò che effettivamente la sua anima conosce, e questo le precluderà qualsiasi passaggio. Il suo è un viaggio all’interno di mondi fantastici e sconosciuti con il suo Thorn, con il quale ha un rapporto di amore ed odio. Ma, in fin dei conti, il viaggio più importante e al contempo più difficile che la protagonista si troverà a dover intraprendere è quello dentro di sé. Ofelia deve conoscersi, deve scavare in fondo al proprio animo, deve accettarsi per poter usufruire della sua importante facoltà. Accettare i suoi cambiamenti, i suoi errori, le sue ferite: questa sarà la parte più ardua, la cosa che più le farà paura. I suoi sono sentimenti che ogni lettore condivide, questa è la ragione per cui la saga ha avuto un così grande seguito soprattutto tra gli adulti. Conoscere se stessi, avere il coraggio di essere ciò che si è: ecco ciò che ha permesso ad Ofelia di aprirsi un varco nella vita vera, senza temere:

“Finché avesse avuto scrupoli, finché avesse agito d’accordo con la propria coscienza, finché fosse stata capace di guardarsi allo specchio ogni mattina, Ofelia non sarebbe appartenuta ad altri che a se stessa”

DIVIENI CIO’ CHE SEI:

“Divieni ciò che sei” è un’esortazione che Nietzsche riprende da Pindaro per lanciare un grande messaggio. L’uomo, nel quotidiano della sua vita privata, ha un grande compito: formare la sua personalità avendo il coraggio di essere ciò che sa di essere. Per il filosofo non esiste uomo dotato di intelletto che nel profondo del suo animo non conosca la sua vera essenza, che non faccia esperienza delle sue pulsioni, che non lotti, più propriamente, contro i suoi demoni. Il mondo esterno ci distrae, è vero, ma l’uomo che vuole giungere alla piena Sapienza, quella con la S maiuscola, o alla felicità, deve aver il coraggio di lottare per ciò che sa di essere, di lottare per poterlo esprimere. Quest’uomo vivrà la vita con l’egoismo benevolo del bambino che non conosce ancora il bene e il male a agisce guidato dalla sua unica volontà. Nietzsche cerca di farci comprendere la faticosa ma necessaria arte di cercare sempre, senza sosta, la propria stella interiore:

Non so dove è finita la mia stella

Ma so che se smetto di cercarla,

per me finisce il cielo.

LA DIFFICILE ARTE DI ESSERE SE STESSI:

Troppo spesso, noi come Ofelia, accettiamo passivamente il nostro destino nascondendo la nostra vera essenza per paura delle tracce di caos che risiedono in noi e da cui troppo spesso vogliamo liberarci. Nulla di più sbagliato. Ogni cicatrice rappresenta un passo fatto in precedenza verso ciò che siamo oggi, non dovremmo vergognarcene, perché, citando Nietzsche:

“Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante”

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