Discoteche aperte: analisi della denegazione perversa nella società iper-moderna

Gli assembramenti estivi nelle discoteche italiane diventano espressione di una società perversa che si consuma tra gli eccessi.

Eccesso dei consumi

Sinonimo di divertimento e avventure, le discoteche da sempre rappresentano un luogo di ritrovo molto ambito da giovani e meno giovani. Non di rado si trasformano nel palcoscenico di eccessi di ogni tipo, divenendo così il simbolo di una società che gode nell’eccedere i limiti del buon senso. Aperte e inondate dai giovani, diventano il terreno fertile per una rapida diffusione del virus Covid-19, aumentando le probabilità di ritornare ad un regime di quarantena nazionale.
Il libero svolgimento di queste attività ad alto rischio rappresenta una chiara manifestazione di ciò che la psicoanalisi chiama “Denegazione”, caratteristica fondamentale di una società perversa come la nostra, che continua a generare sempre più individui “al limite”.

Assembramenti in discoteca

Festini in discoteca: special guest Covid-19

L’ondata di Coronavirus ha costretto l’Italia ad intraprendere un lungo periodo di quarantena e chiusura totale, durato per quasi tre mesi. Tutto ciò ha avuto inizio il 5 marzo con la tempestiva chiusura di scuole e università fino ad arrivare, il 12 marzo, ad una totale sospensione di tutte le attività lavorative, ad eccezione di quelle indispensabili. Tra le prime attività tempestivamente sospese troviamo sicuramente quelle svolte nei locali delle numerose discoteche italiane.

Da sempre luogo di ritrovo e divertimento, specialmente tra i giovani, esse alimentano un vasto numero di interessi economici e privati. La stragrande maggioranza dei comuni italiani possiede numerosi locali predisposti ad ospitare serate e festeggiamenti d’ogni genere. Da molti anni esse sono diventate lo scenario di incontri ed avventure, luoghi in cui dare libero sfogo alla propria passione per la musica, la danza, il canto e molto atro. Al livello sociale svolgono un’importante funzione, permettendo la coesione, la socializzazione e lo stare bene in gruppo.

Però ,è opinione degli scienziati che, proprio questa capacità di riunire un folto gruppo di persone si trasforma in un pericolosissimo mezzo in grado di facilitare la diffusione del virus all’interno della nostra nazione. Con il passare delle settimane e l’arrivo dell’estate, l’emergenza da Covid-19 sembrava essere ormai sotto controllo, in relazione alla costante diminuzione dei contagi. A partire da giugno si assiste ad una graduale riapertura delle attività, comprese le discoteche all’aperto.

Nonostante le numerose raccomandazioni da parte della comunità scientifica, fondamentali per evitare un ritorno dell’ondata dei contagi, le discoteche sono tornate ad essere strapiene, organizzando numerose feste ed eventi. Secondo la comunità, al loro interno i concetti di “distanza di sicurezza” e “uso delle mascherine protettive” non vengono totalmente tenuti in considerazione. Queste attività sono proseguite fino alla settimana di ferragosto, parallelamente si sta registrando un’impennata nella curva dei contagi. Ricorrendo ai ripari, il governo ha disposto la sospensione delle attività nelle discoteche e nelle sale da ballo temporaneamente dal 17 agosto sino a 7 settembre.

 

Metafora del Suv

 Il motore di una società perversa

La società ipermoderna viene definita “perversa”, da un punto di vista psicoanalitico. Il perché di questo attributo lo si può ricavare andando a leggere il libro  “l’epoca dell’inconshow”, scritto dallo psicoanalista Franco Lolli. Egli denuncia l’opprimente  presenza, nell’epoca contemporanea, del meccanismo di denegazione (verleugnung). Perchè attribuire questo termine alla società contemporanea?

L’umanità ha sviluppato la capacità di ignorare delle verità molto pericolose, solo per citarne alcune, come la minaccia di un possibile disastro nucleare ,sentimento collettivo diffusosi negli anni ‘50 e ‘60, il global warming, ecc. Il cittadino semplicemente assume un atteggiamento del fare “come se” queste minacce non esistessero. Il cittadino postmoderno pensa ad altro, oppure, come viene sottolineato nel libro di Lolli, “viene indotto a pensare ad altro”, disconoscendo, denegando, una realtà ansiogena, concentrandosi sulla quotidianità.

Il rapporto che l’uomo ha con la morte, cioè la consapevolezza della propria finitudine, renderebbe superfluo qualsiasi impegno in ogni attività, ma al contrario, questo non blocca l’esistenza. Il pensiero di poter morire in qualsiasi momento porterebbe l’uomo a provare un fortissimo sentimento di vacuità, ed è proprio grazie alla denegazione che la vita può procedere.  Due consapevolezze opposte coesistono.

Il problema, come ci fa notare Lolli nel suo libro, si pone, quando questo meccanismo di denegazione si trasforma, a livello sociale, in un controllo della coscienza per poter favorire gli interessi di parte. Infatti, nel libro viene proposta “la metafora dei SUV”, per rendere questo concetto più chiaro. Ormai è certo che i giacimenti di petrolio e di gas sono in una indubbia fase di declino e ciò significa che è solo questione di tempo, 100 anni, 200 anni, un tempo indefinito, ma sicuramente queste risorse, motore  dell’economia mondiale, che ci permettono di vivere il mondo così come lo conosciamo, si esauriranno per sempre.

La commercializzazione degli autoveicoli SUV, mostrano esattamente come il meccanismo di denegazione funziona all’interno della società. L’offerta sempre più accattivante ed accessibile a tutti dei SUV, autoveicoli che pesano il doppio di un’auto normale e soprattutto, consumano anche il doppio del carburante di una citycar, è la risposta assurda in un mondo che sventola la scarsità di un combustibile in via d’estinzione.

Quello che è avvenuto in questo periodo di Covid-19, dopo la quarantena e il lockdown dell’Italia di quasi tre mesi, con il rialzo della curva dei contagi e la richiusura delle discoteche, seguita da una forte critica, da parte di chi cura gli interessi di quest’ultime, dal punto di vista della psicoanalisi, è  un esempio eclatante di denegazione. Quando è più che evidente, secondo la comunità scientifica, il dover chiudere delle attività come le discoteche, perché luoghi dove è quasi impossibile evitare dei contagi, il cittadino postmoderno, consapevole della minaccia, vuole a qualunque costo che esse restino aperte.
Anche molte famose personalità legate alla movida italiana, hanno deciso di supportare l’idea di mantenere le discoteche aperte, molte persone sono arrivate anche a falsificare i tamponi, per poter andare a ballare, mettendo a rischio la salute di tantissima gente.

 

Personalità borderline

I figli di una società al limite

La società moderna o iper-moderna, così definita dallo psicanalista Massimo Recalcati, è il prodotto della ricerca continua di abbattere i limiti, le proibizioni, le regole imposte. La società ipermoderna, dove vige la legge del tutto e subito, vede un inizio con la rivoluzione industriale, per poi affondare le radici con i movimenti del ‘68, quindi da un lato la forza travolgente dell’emancipazione tecnologica, dall’altro, il definitivo crollo del sistema simbolico che teneva in piedi in maniera precaria il sistema sociale.

Franco Lolli, nel suo libro, parla anche di soggetto borderline come prodotto di una società borderline. Il borderline è una categoria diagnostica psichiatrica, e si caratterizza per il forte vuoto che prova il soggetto, che cercherà di colmare tramite relazioni tossiche, azioni spericolate e abuso di sostanze.

Il borderline nella psicoanalisi lacaniana, viene interpretato come un soggetto che non ha ricevuto il senso del limite dal padre, l’azione castrante, quindi il borderline disconosce la perdita.Infatti, per Lacan, l’individuo per poter far parte della società, deve subire una perdita, la rottura del suo rapporto con Das Ding, il godimento mortifero che caratterizza il materno, in termini antropologici, il passaggio dalla natura alla cultura.

Per Freud, nel suo celebre scritto “Il disagio della civiltà”, l’essere umano deve essere in grado di rinunciare ad una parte della propria soddisfazione libidica per poter far parte della società comunitaria. Tutto questo nel soggetto borderline non accade. Una società per costituirsi tale, deve introdurre dei tabù, deve creare una zona interdetta, introducendo la dimensione della proibizione, qualunque essa sia, in modo da poter segnare una soglia tra ciò che si può fare e ciò che non si può fare.

In ottica psicoanalitica, la società borderline toglie ogni limite, impone un ritmo asfissiante, dove gli individui cessano di pensare, si osserva un’esaltazione del sé e delle proprie capacità, la rivendicazione di un presunto diritto naturale alla felicità. Tutto questo rafforzato dal consumismo sfrenato che regola la vita di ognuno con l’imperativo “devi godere“. Questa società “al limite”, non può che sfornare soggetti “al limite”. Soggetti che si sentono appagati nel comprare, vogliono diventare famosi a tutti i costi, conformandosi, omologando il proprio corpo agli standard estetici dominanti per farsi merce desiderabile.

Ma sono anche soggetti che soffrono di una spinta compulsiva alla realizzazione immediata dei propri bisogni, non riescono a tollerare nessuna frustrazione, vivono rapporti affettivi precari e rinnegano ogni forma di limitazione narcisistica. Questi sono gli elementi che caratterizzano le società occidentali contemporanee.

 

 

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