Dalì e il surrealismo: una liberazione dell’inconscio umano dalla logica razionale

Approfondiamo il collegamento esistente fra la corrente surrealista di Dalì e gli studi freudiani di psicanalisi.

Nel giorno dell’anniversario della nascita del celebre pittore Salvador Dalì, analizziamo come i suoi quadri siano l’espressione dell’inconscio umano in linea con gli studi di psicanalisi freudiani: l’importanza dell’inconscio e del sogno nella psiche dell’essere umano.

Sogni e paranoie

Fra i suoi quadri più celebri ricordiamo sicuramente Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio o La persistenza della memoria, nelle sue opere Dalì cerca di liberare la sua mente dalle sue paranoie, i suoi disturbi, i sogni allucinatori che lo tormentavano. Si può osservare chiaramente come ogni singolo oggetto detenga un significato particolare ma ciò che è importante è il messaggio che il pittore vuole comunicare nel suo insieme: la liberazione del suo inconscio. Sicuramente Dalì fu influenzato dagli studi di Freud sull’inconscio anche se quest’ultimo ammetteva che non fu lui il primo a scoprire l’inconscio, perchè quelli furono i poeti e i filosofi, lui si prese il merito di aver sistematizzato un metodo di ricerca scientifico per studiarlo. La mente umana è secondo Freud divisa in Es (esprime i bisogni pulsionali), Io (parte mediatrice) e Superio (insieme dei divieti sociali), e l’analisi dei suoi pazienti si svolge a partire dallo studio del sogno e delle associazioni libere.

Creazione di una surrealtà

Freud utilizzava come metodo privilegiato della sua terapia il sogno;  il sogno è visto come l’espressione liberatoria dell’inconscio umano, esprime un desiderio morboso che non viene esplicitato nella veglia. Dalì trae spunto da questo pensiero ritenendo necessario trovare un punto di incontro fra il sogno e la veglia in modo appunto da creare una surrealtà, ovvero una realtà all’interno della quale si possano manifestare i desideri inconsci dell’essere umano, con l’obbiettivo di creare una situazione in cui l’inconscio avesse una funzione attiva anche nella veglia e non solo nel sogno. In merito alle sue opere Dalì parla di metodo paranoico critico:  si lascia coinvolgere dall’esperienza onirica, agitare dall’inconscio umano per poi rappresentarla razionalizzando in maniera critica sulla tela. Si tratta di un metodo teorizzato da Dalì ma può essere visto anche come un’evoluzione di quel metodo detto automatismo psichico teorizzato dal fondatore del surrealismo Andrè Breton: si tratta semplicemente di dare sfogo in maniera totalmente libera all’inconscio tramite la rappresentazione artistica

Artisti debitori

Possiamo dire che il nostro pittore Salvador Dalì era completamente ossessionato dagli scritti di Freud: studi, esperimenti, lettere, le leggeva in continuazione con molto interesse, ma lo stesso non possiamo dire per Freud nei confronti di Dalì, in molte situazioni infatti lo psicanalista si è dimostrato scettico nei confrotni del surrealismo e di tutte le avanguardie in generale. I surrealisti si trovano però sicuramente in debito nei confronti di Sigmun Freud: come infatti ha precisato Breton, Freud è riuscito a dare un fondamento scientifico al loro semplice peregrinare.

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