Dal liberalismo al populismo, quanto sono cambiate le scelte elettorali in Europa in 100 anni

Quanto e che cosa è cambiato nelle scelte elettorali degli europei dal 1919 al 2019.

Erano passati solamente pochi mesi dal trattato di Versailles, quando in tutta Europa si tennero le prime elezioni politiche post belliche. Gli equilibri dell’inizio del secolo erano totalmente mutati ed il sistema liberal-capitalistico di fine Ottocento stava iniziando a mostrare i primi segni di cedimento. Nel 1917 la Russia era stata sconvolta da un’ondata rivoluzionaria senza precedenti, che aveva fatto capire in tutto il continente ad operai e contadini, che fosse giunto il momento per cambiare lo stato delle cose. Era il 1919, ed in un’Europa che stava pensando a come ricostruire il suo futuro, i cittadini furono chiamati al voto. Erano gli anni del suffragio universale (soprattutto maschile), dell’inizio della politica di massa e di nuove forme di comunicazione sociale.

Le elezioni post-belliche del 1919: i socialisti al potere

Sono passati 100 anni da quelle fatidiche elezioni: un secolo dopo quel 1919, i cittadini di tutta Europa sono stati richiamati al voto. Cambiato certamente lo scenario storico, non di molto risulta essere mutato quello sociale: nel 1919 la società europea affrontava un duro periodo di crisi economica, un po’ come ora, nel 2019, sta accadendo. E così, guardando ai risultati elettorali, si legge che nel 1919 in Italia fu il partito socialista ad ottenere la maggioranza dei voti (32%), mentre il partito liberale filo-conservatore solamente il 15%. Non diversamente andò in Germania, dove l’SPD, il partito socialdemocratico ottenne il 37% delle preferenze. In Austria le forze socialdemocratiche trionfarono con un’ampia maggioranza, mentre in Ungheria andava a costituire una Repubblica sovietica capeggiata da Béla Kun. Un’Europa, dunque, decisamente orientata verso sinistra, frutto di una volontà da parte dei popoli di emanciparsi dagli anni di oppressione dell’industria e del capitalismo moderno.

Le elezioni europee del 2019: trionfano i populismi

Le recenti elezioni europee hanno visto il trionfo del populismo. L’ondata di crisi economica susseguita al tracollo finanziario del 2008, infatti, ha innescato una spirale conservatrice in tutta l’Europa. Inevitabile il confronto con il 1919. Certo, un momento storico differente, in cui la distruzione della guerra e il dilagare del bolscevismo aveva innescato un’ondata rivoluzionaria in tutti i maggiori stati europei, a cui susseguì l’instaurarsi più o meno ovunque di regimi pseudo-fascisti o dichiaratamente tali. In Italia, il 2019 ha visto il prevalere delle forze conservatrici, inevitabile conseguenza di un popolo sempre più desideroso di solidità economica e lavorativa. Dunque, ecco spiegato quel 34% della Lega, seguito tuttavia dai progressisti democratici del Pd. Un’inversione di tendenza rispetto al 1919, in cui le agitazioni sindacali avevano portato i liberali a perdere numerosi seggi a favore dei socialisti. Anche la Francia, tradizionalmente di tendenza liberale, ha visto l’affermarsi delle forze populiste di destra della Le Pen, un po’ come nel 1919, quando la maggioranza parlamentare virò leggermente a destra. In Germania preoccupa quel 10% delle forze di estrema destra di Alternative fur Deutschland, segno evidente che il socialismo nazionale in Germania ancora non si è spento. Tuttavia, il dato più eclatante è rappresentato da quel 20% del partito ambientalista dei Verdi, segno evidente che qualcosa nelle coscienze delle persone si è mosso a favore dei cambiamenti climatici.

Tiriamo le somme

In 100 anni, dunque, si è assistito al prevalere di forze populiste nella maggior parte dell’Europa, nonostante le sinistre mantengano ancora il controllo della situazione. In un certo senso si può affermare che l’elettore del 1919 e quello del 2019 sono stati accomunati da un denominatore di fondo: la necessità di una ventata di cambiamento conseguente al tracollo sociale ed economico europeo e secondariamente la paura di una forza politica dominante estremista, che ha portato parte dell’elettorato a svolgere un voto di protesta.

Andrea Sturmigh

 

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