Il Superuovo

Da Yalta a Ginevra: ripercorriamo i rapporti tra Usa e Russia degli ultimi 80 anni

Da Yalta a Ginevra: ripercorriamo i rapporti tra Usa e Russia degli ultimi 80 anni

Dopo il summit di Ginevra ripercorriamo gli incontri e i rapporti che hanno tenuto le due nazioni dal secondo dopo guerra ad oggi

Stalin, Truman, Churchill, ‘Big three’, Potsdam conference, 1945

 

Negli ultimi giorni si è sentito molto parlare dell’incontro tra Joe Biden e Vladimir Putin, il presidente americano ha richiesto l’incontro per trovare un dialogo che possa stabilizzare i rapporti fra i due paesi. Un’impresa tutt’altro che facile dati i pregressi tra le due nazioni.

Da Yalta a Mosca 1972

Dopo la seconda guerra mondiale i paesi vincitori si incontrano a Yalta e Potsdam per la spartizione dei territori. Già nel 1946 Winston Churchill, ex primo ministro britannico, esprime la sua preoccupazione riguardo l’U.R.S.S. dichiarando che :” Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente.”  Con il patto di Varsavia del 1955 i due blocchi si schierano ancora più nitidamente dando il via alla guerra fredda. Dopo la costruzione del muro di Berlino nel 1961, volto a fermare l’esodo a est ad ovest,  aumenta il nervosismo e il sospetto tra i due blocchi.  L’apice della tensione arriva nel 1962, con la crisi dei missili di Cuba che si risolve in un accordo di disarmo per entrambe. A metà degli anni 60 si trova un equilibrio con la politica della distensione che ha come protagonisti Nixon e Breznev tra il 1969 e il 1973.

Richard Nixon e Leonid Breznev, Washington, 19 giugno 1973

 

Da Nixon-Breznev a Bush/Putin

Grazie alla politica della perestrojka di Gorbaciov i rapporti si acquietano e nello storico summit. di Reykjavik si trova un accordo sul disarmo nucleare. Appena tre anni dopo avviene il crollo del muro di Berlino e due anni dopo quello dell’unione sovietica per far spazio alla Federazione Russa. Il neo presidente Eltsin nel 1993 rilascia, a Vancouver insieme a Bill Clinton, una dichiarazione congiunta sull’importanza della democrazia. Gli attriti ritornano con l’ascesa al potere di Vladimir Putin. Sotto Putin, la Russia diventa una potenza più impegnata negli affari internazionali; sotto Bush, gli Stati Uniti iniziano una politica estera più unilaterale in forza degli attacchi dell’11 settembre. La leadership russa accusa gli Stati Uniti di aver incoraggiato delle rivolte anti-russe nella rivoluzione delle rose in Georgia nel 2003 e nella rivoluzione arancione in Ucraina l’anno successivo, fatti che vengono visti dall’amministrazione di Putin come un’ingerenza nella sfera geografica d’interesse della Russia.[1]

I giorni nostri e l’ultimo summit di Ginevra

Obama nel 2009 cerca di instaurare un dialogo con il presidente Medvedev ma dopo la guerra di Crimea del 2014 e la guerra in Ucraina i rapporti si interrompono. Altalenante  il legame tra Putin e Trump che addirittura difende il Cremlino da alcune accuse mosse dalla stessa intelligence americana per poi  però correggere il tiro dopo pochi giorni. In Biden, Putin sembra aver trovato un avversario più ostico che però a detta del presidente russo è “un politico con esperienza, grandi qualità e valori morali”  aggiungendo “Abbiamo utilizzato lo stesso linguaggio, ma non dobbiamo giurarci amore eterno” Biden ha poi risposto “La mia agenda non è contro la Russia, ma per il popolo americano[…] i disaccordi ci sono, ma è normale: non c’è stata un’atmosfera aspra”. Nonostante le note amare i due leader sembrano voler trovare un dialogo se non per fare l’amore quantomeno per non fare la guerra.

 

 

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