Da Prison Break ad Alcatraz: storie di evasioni riuscite contro ogni previsione

Qui dentro hai vitto e alloggio gratis, compagnia a tutte le ore del giorno e raramente ti tocca lavorare. Eppure tutti quanti vogliono uscire da qui, e chi vi entra lo fa contro la sua volontà. Di cosa parliamo? Ma della prigione, è ovvio!

Nata in un periodo non ben identificato, la prigione diventa un mondo a parte. Un luogo fuori dal tempo, in cui esistono regole di comportamento e codici che sono estremamente diversi rispetto a quelli a cui siamo abituati. E, proprio per questo motivo, le celle diventano un ambiente che affascina chi non c’è mai stato, che vorrebbe conoscere una modalità di vivere diversa dalla sua. Come …

Prison Break

La serie, prodotta dal 2005 per la Fox, conta ad oggi sei stagioni, anche se le prime quattro, trasmesse fino al 2009, avrebbero concluso la storia. La trama dei primi episodi si svolge all’interno del penitenziario di Fox Rivers, a Joliet, Illinois. Il protagonista, Michael Schofield (interpretato da Wentworth Miller) si è fatto incarcerare intenzionalmente, inscenando una rapina, con l’intento di liberare il fratello Lincoln Barrows. Quest’ultimo (interpretato da Dominic Purcell) è stato accusato dell’omicidio del fratello del vicepresidente degli USA, e condannato a morte.

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Il cast completo della prima stagione di Prison Break (Pinterest)

Tutta la prima stagione si svolge perciò attraverso due filoni narrativi. Il primo, quello che risulta sicuramente più intrigante ed avvincente, è quello della preparazione per la fuga. Michael, infatti, ha studiato in ogni modo possibile la planimetria, il personale, le tempistiche ed ogni singolo dettaglio del penitenziario di Fox Rivers per poter effettuare l’evasione perfetta. Il suo piano è così complicato che se lo è fatto tatuare sul corpo. Ma tutta questa programmazione non è sufficiente, e i nostri protagonisti incontrano imprevisti ed ostacoli per tutta la stagione, che impediranno loro di fuggire per lungo tempo.

Il secondo filone narrativo è quello psicologico, d’ambiente. Un episodio alla volta si costruiscono i personaggi e i contesti, si cercano di trasmettere le difficoltà della vita in prigione e le sue regole. Conosciamo individui come John Abruzzi, ex mafioso che, anche da detenuto, gode di diversi privilegi. Osserviamo le inquietanti gesta di Theodore “T-Bag” Bagwell, assassino e stupratore che si è costruito una cerchia di schiavetti anche dentro le sbarre. Ma abbiamo anche il piacere di veder sbocciare l’amicizia e l’amore tra Michael e l’infermiera Sara Tancredi.

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Il difficile amore tra una infermiera in carcere e un detenuto è uno dei componenti principali delle prime stagioni della serie (Wired)

Ma questa, come tutto il resto, per Schofeld è solo parte di un grande piano. Le amicizie strette, i lavori, il diabete che finge di avere, sono tutti piccoli tratti di un disegno impressionante che Michael ha nella mente e … sul corpo. Chiunque abbia visto la serie non può essere rimasto indifferente di fronte alla prova del genio del protagonista. Ma vi siete mai chiesti se il nostro Schofeld ha dei precedenti?

Spartaco

L’esempio antico più conosciuto di grandi evasioni è quello che porta il nome del trace Spartaco. Fuggito dall’esercito romano dopo essersi arruolato alla ricerca di avventure, viene catturato e condannato alla schiavitù per diserzione. Riconoscendone le doti di combattente, il ricco Lentulo Batiato lo comprò e ne fece un gladiatore di successo.

Quello che il patrizio romano non sapeva era che, oltre ai muscoli, Spartaco aveva un gran cervello. Nonostante ai prigionieri fosse proibito avere contatti personali tra loro, il trace riuscì a mettere d’accordo diverse decine di gladiatori (dai 30 ai 70) per attuare il loro piano di fuga. Durante l’ora di pranzo presero tutto ciò che potevano usare come arma (coltelli da cucina, oggetti da lavoro, bastoni …) e lo utilizzarono, servendosi anche dell’effetto sorpresa e della superiorità numerica, per neutralizzare i soldati che facevano loro la guardia.

Spartaco riuscì quindi a scatenare quella che è conosciuta come terza guerra servile, la ribellione di schiavi più tenace che Roma avesse mai dovuto affrontare. Dopo essere evaso di prigione, infatti, iniziò a liberare e a far unire alla sua causa migliaia e migliaia di schiavi lungo tutta la penisola. L’ex gladiatore si fece forte di una grande capacità militare (riuscì a sconfiggere per ben nove volte gli eserciti romani) e della forza del suo messaggio sociale. Imponeva infatti ad ogni componente della banda di vendere tutti i gioielli e metalli preziosi per poter forgiare nuove armi e armature, e il bottino di ogni razzia si divideva in parti perfettamente uguali tra ciascun membro. Spartaco venne infine ucciso, dopo ben due anni dall’inizio della rivolta, dall’esercito di Marco Licinio Crasso.

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Gli spostamenti di Spartaco e dei suoi alleati, in blu, e dell’esercito romano che cercherà di ucciderli, in rosso (Wikipedia)

Fuga da Alcatraz

Il famoso film del 1979 diretto da Don Siegel racconta una storia vera: l’evasione dalla prigione più famosa del mondo da parte di un gruppo di detenuti, avvenuta l’11 giugno 1962. A tentare la fuga furono quattro detenuti: Allen WestJohn AnglinClarence Anglin e Frank Morris. Quest’ultimo era anche l’ideatore del piano e capo della squadra.

Evaso in precedenza da diverse prigioni federali, Frank Morris venne trasferito ad Alcatraz nel 1960 e, probabilmente, iniziò subito a lavorare ad uno stratagemma per uscire. Convincendo altri tre prigionieri a collaborare con lui, riuscì a racimolare abbastanza materiale per costruire una zattera. Nel frattempo, utilizzando il manico di un cucchiaio, il gruppo scavò un tunnel partendo dalla cella di Morris, che riuscì a portarli fino al braccio di mare che circonda Alcatraz. Nelle brande avevano piazzato delle finte teste di cartapesta per far credere alle guardie di essere ancora nel proprio letto.

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Le foto segnaletiche dei tre prigionieri che riuscirono ad evadere

La fuga fece scatenare una enorme caccia all’uomo, conclusasi però con un nulla di fatto. I tre evasi (West non partecipò alla fuga perché il buco dietro alla sua cella era troppo piccolo per permettergli di passare) non furono mai ritrovati, né vivi né morti. Tutt’oggi non sappiamo quindi se l’evasione fu un successo o meno.

Meglio malato che recluso

Questo potrebbe essere un buon titolo per un film su Renato Vallanzasca, se non fosse che Michele Placido gli ha già assegnato nel 2012 il nome Vallanzasca – Gli angeli del male. Il criminale milanese, nato nel 1950, è ciò che potremmo chiamare un “evasore seriale”: scappa diverse volte da San Vittore, e nel 1981 fomenta una rivolta nella prigione di Novara per potersi dare alla fuga.

Ma il caso più famoso era avvenuto qualche anno prima: nel 1967 Vallanzasca era riuscito a contrarre volontariamente l’epatite, iniettandosi in vena la sua urina e mangiando uova marce. Venne perciò portato in ospedale e da qui fuggì, forse con la complicità del carabiniere che lo scortava.

Dopo essersi fatto catturare ed essere nuovamente evaso più volte, Vallanzasca è stato incarcerato nuovamente nel 2014. Dovrà scontare una condanna di 4 ergastoli e 296 anni. Mica male!

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Il tipico look fashion degli anni ’70 (Wikipedia)

Stay out of trouble

Insomma, le evasioni a volte riescono. Si può utilizzare l’intelligenza di Michael Schofeld e tatuarsi un piano complicatissimo. Possiamo dedicarci alla collaborazione e alla forza bruta di Spartaco e dei suoi compagni, o preferire la semplicità del piano di Morris. O ancora, affidarci all’inventiva di un recidivo come Vallanzsca.

Ma spesso la fuga non è che la primissima parte degli ostacoli che l’ex detenuto dovrà superare. Verrà braccato come in Prison Break, attaccato da interi eserciti come nel caso dei gladiatori romani, o magari si metterà nei guai di nuovo come Renato.

Insomma, meglio prevenire che curare: per evitare i disagi della cella, basta non finire in prigione e fare i bravi ragazzi di mammà.

Isaia Boscato

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