Cos’è il talento e da dove deriva? Secondo Nietzsche le doti innate non bastano per diventare irraggiungibili

Il talento è davvero un’invenzione? Volere è potere, con tanto esercizio secondo Friedrich Nietzsche niente è impossibile, evidentemente il filosofo non aveva assistito a un concerto di Niccolò Paganini.

 

 

La nozione di talento è contesa tra due filoni di pensiero, che indagano la sua natura se spontanea o artificiosa. Nietzsche ribadisce che esso sia il risultato di tanto impegno, nel campo musicale invece questo termine affianca alcune leggende come quella del grande Paganini.

 

Il talento e il genio come stile di vita

Nel concetto di volontà di potenza Nietzsche offre una visione aperta del genio e del talento. Entrambi rappresentano un’eredità, comune a tutti, costruita nel tempo. Il genio è definito come una materia esplosiva che dona senza pretendere nulla in cambio, il talento è intrinseco a questa figura ma è comunque qualcosa che si sviluppa attraverso insegnamenti, dati appunto dai maestri. Incredibile è anche l’attenzione riposta nel rapporto alunno allievo, esso è un rapporto puro come l’amicizia nel quale l’insegnante prende per mano l’apprendista e lo conduce verso la sua strada. L’educatore dona insegnamenti tecnici preziosi e una volta appresi l’allievo è in grado di intraprendere il suo cammino. Importante sottolineare che le regole possono essere infrante solo una volta conosciute tutte, ecco perché il genio è catalogato come spirito libero, oltrepassa legittimamente e fonda nuove eredità. Tutto questo è dato da un vero impegno e da tanta dedizione. La volontà può tutto se è disciplinata, gli eccessi invece portano a nulla di buono.

 

Il diavolo è mancino e subdolo e suona il violino

Niccolò Paganini era un chitarrista e violinista genovese, sin da piccolo aveva mostrato delle particolari doti musicali come l’orecchio assoluto, che combinate ad un elevato studio, imposto dal padre, arriva a diciotto anni con una padronanza dello strumento così tale da saltare il conservatorio. Il suo studio era per lo più autodidatta e nella sua assoluta libertà fonda una gran parte della letteratura violinistica. Egli accordava  con un sistema tutto suo, leggeva tutto a prima vista e le sue parti non erano mai messe per iscritto. Egli improvvisava, riformulava sia come una rock star e sia come un jazzista, per questo era irripetibile. Non solo, egli aveva una particolare patologia, si ipotizza la sindrome di Marfan che gli permise di arrivare a livelli tecnici quasi innaturali. Fortuna o sventura, egli con la mano riusciva ad avvolgere l’intera tastiera con estrema velocità. Nonostante non fosse di bel aspetto e avesse un pessimo carattere fu una vera leggenda, era desiderato in tutti i paesi e ammirato dai grandi musicisti. Il suo virtuosismo riaccese il valore della tecnica, essa venne rivalutata nella massima espressività se portata al limite, ormai il dilettantismo non allettava più. Furono inventate attorno alla sua figura molte storie, egli era associato alla figura del demonio. Certo, la sua vita irreligiosa e libertina hanno favorito, ma principalmente egli era sfigurato dalla malattia e durante le performance pareva come uno scheletro in frac, un qualcosa di non umano. Si narrava anche che avesse venduto la sua anima per tale successo, il patto con il diavolo era un tema molto sentito nell’Ottocento, già anticipato nell’ambito musicale con Tartini.

 

 

Il talento e la volontà come facce della stessa medaglia

Inutile negare l’esistenza del talento, per un musicista l’orecchio assoluto è una qualità preziosa, purtroppo di pochi. Ciò nonostante, l’orecchio per un musicista è come un muscolo e si allena, infatti si sviluppa con l’esercizio: l’orecchio relativo, quindi i traguardi sono per tutti, solo che alcuni arrivano prima e altri dopo. Il talento senza la pratica e la disciplina, ma soprattutto senza ambizione è un vero spreco, in quanto non soltanto potrebbe perire ma anche non porterebbe altrove. Innatismo o meno l’uno ha bisogno dell’altro indipendentemente dall’ambito. La sintesi che si può ottenere è che se il talento dovesse esser davvero un privilegio di pochi, ciò non impedisce ai restanti di arrendersi, riprendendo Nietzsche con la costanza e tanta dedizione perché non costruirlo?

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