Cosa significa essere buoni? I miserabili e il dilemma etico di The good place

The good place è una sit-com di forte matrice filosofica, che riflette su tematiche soprattutto etiche. Viene anche citato un romanzo di Victor Hugo. 

The good place è una sit-com che, dopo quattro stagioni, si è conclusa di recente con un finale che non ha stranamente diviso i fan, ma ha messo tutti d’accordo. Senza fare grandi spoiler per chi volesse scoprirla, bisogna sapere che sicuramente la filosofia ed in particolare l’etica sono molto presenti in questa serie, che quindi seppur appartenente al genere comedy ha anche una componente impegnata. Uno dei protagonisti è, del resto, un professore di filosofia che, insieme con altri fattori, muove dilemmi etici interessanti. Tra tutti i filosofi e autori citati c’è anche Victor Hugo ed in particolare il suo capolavoro I miserabili.

Jean Valjean l’anti-eroe

I miserabili è un romanzo assai complesso, quindi è estremamente difficile descriverne tutte le tematiche. Tra questa, sicuramente la religione e la morale, legata alla legge ma non solo. Il protagonista, uno degli anti-eroi più famosi della letteratura, è Jean Valjean. Questi è stato arrestato poiché ha rubato a causa della sua povertà. Una volta uscito, tenta in qualche modo di rifarsi una vita, perseguitato sempre però dallo spietato Javert. Il personaggio di Valjean è controverso, in quanto rappresenta la figura di una persona che compie un atto negativo, ma di fatto per necessità. Infatti, cerca un riscatto morale dopo aver compiuto una cattiva azione, un crimine, anche perché Valjean non ha rubato per il gusto di farlo, ma a causa della sua sfortunata condizione economica che definire di miseria sarebbe eufemistico. Naturalmente nel romanzo il riscatto del protagonista avviene, anche grazie alla fede, ma The Good Place analizza anche altri aspetti.

Quando ci si può definire buoni?

The Good Place è una serie ambientata sull’aldilà in cui è presente una netta divisione tra buoni e cattivi. I primi finiscono “nella parte buona” dove trascorrono spensierati la loro “vita” dopo la morte, mentre i cattivi finiscono “nella parte cattiva” dove vengono sottoposti ad atroci torture. Viene deciso chi finisce dove sulla base di un sistema di “punti” accumulati grazie alle azioni più o meno positive che si sono compiute prima della morte. Alla base di questa serie, capiamo, c’è quindi la dicotomia tra bene e male ed in particolar modo attraverso essa vengono analizzati aspetti della nostra esistenza. Con il passare del tempo sarà sempre più evidente quanto sia difficile definire cosa significa essere “brave persone”. Infatti, appare fin troppo superficiale definire buono solo chi fa una buona azione, perché lo stesso concetto di bene è quantomeno variopinto. Così, è difficile pensare di poter definire cattiva e meritevole di torture una persona che sbaglia, ma che lo fa per valide ragioni e con l’intento di fare del male.

Gli esseri umani possono migliorare

Del resto, Jean Valjean mostra come effettivamente un riscatto sia possibile. Da ladro Valjean diventa una persona perbene, che accudisce con amore la piccola Cosette e cerca, malgrado la continua ingerenza di Javert di rifarsi una vita. Così, in The Good Place si arriva a mettere in dubbio l’assioma buoni/cattivi, poiché non è pensabile valutare una persona esclusivamente sulla base delle sue azioni, ma bisogna comprenderne anche le ragioni ed anche le opportunità. Infatti, con il passare del tempo in The Good Place si arriva a comprendere un aspetto importante: gli esseri umani possono migliorare e soprattutto migliorarsi a vicenda. Valjean stesso migliora grazie all’incontro con Monsignor Myriel, il vescovo che, pur venendo derubato da lui, lo perdona e anzi lo difende dalla polizia e decide di aiutarlo a redimersi. Così Victor Hugo e anni dopo The Good Place ci hanno insegnato che c’è sempre una possibilità per tutti noi di essere la versione migliore di noi stessi.

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