Conosci la vera storia dietro Frozen? Il gelo nell’anima della regina delle nevi

È nelle sale il sequel di Frozen, incantevole storia di Elsa, principessa che controlla il ghiaccio, ispirata alla regina delle nevi di Andersen. 

(NON contiene spoiler sul sequel) 

Elsa in Frozen 2

La Disney non è nuova a ispirazioni di carattere letterario per le proprie produzioni. Esempio emblematico sono due classici molto importanti: Alice nel paese delle meraviglie e Il gobbo di Notre Dame. In entrambi i casi la resa è stata ovviamente caratterizzata da varie licenze, sia per ragioni di gusto degli autori, sia per rendere l’opera fruibile ad un pubblico di giovani. Il personaggio di Frollo, ad esempio, non poteva essere un prete innamorato di una zingara, muovendo tutte le questioni etiche e complesse del romanzo di Hugo. Tuttavia, il classico Disney conserva comunque una riflessione sulla natura dell’uomo e sulla discriminazione razziale che il romanzo effettivamente tratta.

Un altro classico Disney che si ispira ad un’opera letteraria è Frozen. Il film non manca di omaggiare l’autore dell’opera a cui si ispira, ovvero La regina delle nevi di Hans Andersen. Infatti, un personaggio si chiama proprio Hans e nel sequel appena uscito vi è una scena che è un simpatico tributo all’autore.

– Cosa stai leggendo?

– Un nuovo autore danese.

Dialogo da Frozen II

L’ispirazione, tuttavia, effettivamente è appena accennata, ovvero riguarda esclusivamente un personaggio: Elsa. Tuttavia, alcuni significati di base del racconto di Andersen permangono. Vediamo quali e perché.

Elsa, un personaggio complesso

Ormai la tempesta

nel mio cuore irrompe già 

non la fermerà la mia volontà. 

Ho conservato ogni bugia

per il mondo, la colpa è solo mia

così non va, non sentirò 

un altro no. 

– All’alba sorgerò (Let it go), Frozen

Frozen, che ieri sera è stato riproposto in TV dalla RAI, è un film d’animazione che ha riscosso grande successo. Let it go è diventata subito una canzone iconica, complice il fatto che il personaggio che la interpreta sia fra le principesse più originali e affascinanti del panorama Disney. Innanzitutto, non ha un interesse amoroso, bensì un grande affetto per la sorella, ostacolato non da un antagonista ma da se stessa. Elsa non è la classica principessa, è contemporaneamente antagonista e protagonista della sua stessa storia, come se il vero nemico nella vicenda sia la sua stessa incapacità di accettare se stessa. È un personaggio più complesso, che vive una vita assopendo la sua vera natura per timore di ferire le persone a cui tiene, deve celare e domare la sua vera natura. Cresce, così, in solitudine e tristezza, soffocata dal suo potere. Nel corso del film questo personaggio, tuttavia, si evolve, arriva ad accettarsi. Inizialmente, con il suo celeberrimo monologo, giunge alla conclusione di voler vivere in solitudine e godersi a pieno i propri poteri. Una libertà dell’isolamento, che l’esplodere dei suoi poteri in tutta la città le impedisce di realizzare. La sorella, Anna, però, è pronta a correre in suo aiuto, seppur costantemente rifiutata. Elsa ha cercato di sentirsi completa, ma non lo è stata mai del tutto. Sarà l’amore della sorella a permetterle di essere davvero se stessa.

La regina delle nevi in una scena dell’omonimo film d’animazione del 1957

La regina delle nevi

Hans Christian Andersen è stato un autore danese molto famoso per le sue fiabe, fra le più famose al mondo e che tutti sicuramente abbiamo letto o ascoltato da bambini. Tra queste La sirenetta (che ha ispirato anche l’omonimo classico Disney), Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia, I vestiti nuovi dell’imperatore, La principessa sul pisello, ecc. La più lunga fiaba che questo scrittore ha composto è proprio La regina delle nevi. Divisa in varie sezioni, racconta di due bambini, Kay e Gerda, che vivono spensierati e felici, finché un frammento di uno specchio malvagio entra nell’occhio di Kay. Da quel momento egli diventa crudele con Gerda, finché un giorno non viene rapito dalla regina delle nevi, donna spietata e crudele. Da quel momento egli si dimentica perfino dell’esistenza di Gerda, sarà il suo amore poi a salvarlo.

La prima e più sostanziale differenza tra il racconto ed il film d’animazione è la natura delle protagoniste. La regina delle nevi è una donna incapace di provare sentimenti, al contrario di Elsa che, pur essendo piuttosto cupa rispetto ad altre principesse Disney e mostrandosi spesso scostante nei confronti della sorella, è comunque una ragazza di buon cuore. La prima similitudine, però, fra le due vicende è il fatto che l’intreccio sia mosso sempre da un frammento di qualcosa che va a penetrare l’anima di un personaggio, ovvero Anna o Kay. Altra analogia è poi l’atmosfera cupa del gelo. La neve rappresenta l’oscurità dell’anima, ma anche la libertà in certi casi. Per Elsa la neve rappresenta la propria unicità, per Kay e Gerda il ricordo della loro amicizia.

Regina delle nevi: Ricordi cos’è l’amore?

Kay: L’amore… non lo so… ci sono! Le rose!

– La regina delle nevi, film 1957

Affrontare l’ignoto grazie agli altri

La caratteristica fondamentale che lega le due storie è tuttavia il significato di fondo. A salvare i due personaggi dalla crudeltà dello specchio e della regina è l’affetto fra i due, il loro legame. Gerda, quando si rende conto di aver perso Kay, non si arrende, ma lo cerca e lotta per lui. Esattamente come ha fatto Anna per Elsa. La vicenda si conclude positivamente grazie ad un legame fortissimo fra i due protagonisti, in entrambe le rese. Ciò a voler dimostrare come, nelle ingiustizie e difficoltà, ciò che conta davvero è stabilire un forte legame fra gli uomini, per vincere le avversità sapendosi affidare all’altro. La novità rivoluzionaria delle fiabe di Andersen sta, infatti, anche nel fatto che non esistono eroi invincibili e idilliache storie d’amore, ma veri demoni che devono essere affrontati da essere umani, con le loro fragilità e limiti. Allo stesso modo, Frozen e Frozen II non hanno come protagonista una principessa perfetta, ma una donna in divenire con le sue sfaccettature ed i suoi tormenti. Inoltre, il sequel è incentrato molto sulla scoperta dell’ignoto, dell’indefinito, così come la fiaba vede Gerda scoprire creature mostruose e meravigliose, a contatto con la natura. Tuttavia, per quanto Elsa cerchi di mettersi alla prova e affrontare le difficoltà da sola, non può perché ha bisogno della sorella, ha bisogno di un legame. Per conoscere anche i più profondi meandri di se stessa, ha bisogno di conoscersi insieme agli altri.

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