Il Superuovo

Come si affronta un amore non corrisposto? Murakami e i Sonata Arctica ce lo insegnano

Come si affronta un amore non corrisposto? Murakami e i Sonata Arctica ce lo insegnano

Vi sono moltissimi romanzi che trattano il delicato tema di un amore non corrisposto. Uno di Murakami affronta, tra le altre cose, anche questo difficile argomento. Una canzone dei Sonata Arctica, invece, lo mette a nudo con profonda tristezza.

Di S. Bollmann – Opera propriaThis file was uploaded with Commonist., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50276220

Che cosa significa amare, ma non essere ricambiati? A volte un amore non corrisposto può essere anche più intenso di quello ricambiato, se pensiamo a tutto il sacrificio che comporta. Bisogna stare vicino alla persona che si ama, spesso, consapevoli che non succederà mai nulla che possa avvicinarla a noi. Lo fa anche il protagonista de La ragazza dello Sputnik di Murakami, così come il ragazzo troppo “timido” della canzone della band power metal Sonata Arctica.

Amare così tanto da rinunciare a qualcuno

Perché dobbiamo tutti restare soli fino a questo punto? pensai. Che bisogno c’è? Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, ma se ognuno di noi cerca qualcosa nell’altro, perché alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo? Forse il pianeta continua a girare nutrendosi della solitudine delle persone.

Il protagonista de La ragazza dello Sputnik è un insegnante di cui non conosciamo il nome. Ci racconta la sua vicenda in maniera intensa e profondamente coinvolta, spiegando come si sia innamorato perdutamente di Sumire, sua amica e confidente, ma che ella non lo ricambia. I due condividono l’amore per la letteratura, Sumire in particolare è una scrittrice. Al narratore si spezza il cuore quando ella inizia a frequentare Myu ed è addirittura costretto a sentire i suoi racconti su di lei, che poi conoscerà quando inaspettatamente Sumire sparirà senza spiegazione. Nel romanzo emerge l’amore incondizionato e forte che prova il narratore per lei, rimane in disparte e la aiuta senza pensarci due volte, osservando da lontano quella che spera essere la sua felicità.

Amare qualcuno da lontano

I can see how you are beautiful, can you feel my eyes on you,
I’m shy and turn my head away
Working late in diner Citylite, I see that you get home alright
Make sure that you can’t see me, hoping you will see me
Sometimes I’m Wondering why you look me and you blink your eye
You can’t be acting like my Dana (can you?)
I see you in Citylite diner serving all those meals and then
I see reflection of me in your eye, oh please
Talk to me, show some pity
You touch me in many, many ways
But I’m shy can’t you see.
Shy è una delle canzoni più famose della band Sonata Arctica. Descrive una storia molto tenera e toccante: un ragazzo è perdutamente innamorato di una ragazza, ma è troppo timido per manifestare i suoi sentimenti, che crede anche non ricambiati. Vede “i riflessi di se stesso dentro i suoi occhi”, che ricorda quel “tu sei me” che viene espresso nel romanzo.
– Da quando non ci vediamo più ho capito una cosa. L’ho capita chiaramente come se i pianeti si fossero tutti messi in fila premurosi. Che per me tu sei veramente necessario. Tu sei me e io sono te. Sai, da qualche parte – non so esattamente dove – devo aver tagliato una gola. Con un cuore di pietra, dopo aver affilato un coltello. Simbolicamente, come quando costruivano le porte in Cina. Riesci a capire quello che voglio dire?
– Credo di sì.
– Vienimi a prendere.
L’innamorato si sente profondamente coinvolto, nonostante ciò non riesce assolutamente ad avvicinarla. La osserva da lontano, si assicura anche che lei sia al sicuro quando cammina da sola. Si prende cura di lei, ma non verrà mai ricambiato. Questo quadro di timidezza e amore così intenso costituisce una ballad struggente e profonda, che ricorda moltissimo la vicenda del narratore di Murakami, costretto ad amare praticamente da un altro mondo la sua Sumire anche a causa dell’epilogo.

Sotto lo stesso cielo

Ma in realtà non siamo che prigioniere, ognuna confinata nel proprio spazio, senza la possibilità di andare da nessun’altra parte. Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assoluta solitudine.

Tuttavia, è proprio l’epilogo del romanzo di Murakami che ci offre uno spunto di riflessione profondo ed interessante. Per tutto il libro la solitudine è ciò che più propriamente sembra caratterizzare la vita del protagonista e non solo, sembra che le persone siano destinate ad essa, a rimanere illuse e non ricambiate. Poi ecco che il narratore realizza che anche se Sumire non è nella sua vita, se non la avrà, se non la vedrà, sono entrambi sotto lo stesso cielo. C’è qualcosa che li accomuna, che li unisce e che lo farà sempre.

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