Cos’è l’intelligenza? Sfatiamo i 4 miti più comuni per non confonderci più

Che cos’è l’intelligenza? Ci sono molte credenze di senso comune che rispondo a questa domanda. Vediamo se dicono la verità.

Tutti sappiamo cos’è l’intelligenza. O meglio, ognuno di noi è in grado di dare una risposta in base alla propria esperienza o a cosa ha imparato a scuola. Spesso le persone la descrivono come un’abilità cognitiva generale, unitaria, innata e che non cambia nel tempo. E’ giunto il momento di sfatare questi miti.

1. Il mito dell’intelligenza unitaria

Le prime ricerche in quest’ambito della psicologia ritenevano l’intelligenza un’abilità unitaria, che alcuni possiedono in misura maggiore rispetto ad altri. Questa visione, però, non è mai stata accettata in ambito educativo, che è caratterizzato da una visione del tutto opposta, secondo cui l’intelligenza dipende da un insieme di varie abilità.

I primi studi avevano l’obiettivo di individuare il numero di abilità che costituivano l’intelligenza, ma la ricerca psicometrica non era stata in grado di dare delle risposte soddisfacenti circa la natura di questo costrutto. Nacquero così nuove concettualizzazioni, anche grazie agli studi nell’ambito dell’educazione speciale, che aveva evidenziato come i ragazzi con disturbo dell’apprendimento mostrassero difficoltà in diversi processi. Iniziarono così ad esserci più teorie che vedevano l’intelligenza composta da molteplici abilità e da un insieme di processi cognitivi. Quindi no, chi viene definito “intelligente” non è bravo in tutto, ma ognuno possiede delle abilità in combinazioni e modi diversi.

2. Il mito dell’intelligenza generale

Solitamente si considera l’intelligenza come un’abilità generale, che può essere utilizzata in vari compiti e situazioni. Anche se è un’immagine molto affascinante, purtroppo non corrisponde al vero. La visione di oggi, infatti, sottolinea come le abilità siano domino-specifiche e si è giunti a questa conclusione grazie agli studi sull’apprendimento disciplinare.

L’analisi di ciò che richiedono i compiti scolastici ha evidenziato che si impara a pensare e ragionare in modo diverso mentre si apprendono i differenti contenuti delle discipline scolastiche. Facciamo un esempio. Per la produzione di un testo scritto è necessaria la capacità di pianificazione per decidere cosa e come scrivere. Anche per risolvere un problema di matematica serve pianificazione, per decidere quali operazioni usare e quali calcoli fare. Sono tutte e due abilità molto simili apparentemente, ma che in realtà sono specifiche nel loro ambito. Pianificare un testo scritto è molto diverso rispetto a cercare la soluzione per un problema di matematica.

3. Il mito dell’intelligenza innata

Un altro mito è quello secondo cui l’intelligenza è determinata dal patrimonio genetico. Inizialmente si riteneva fosse così in quanto molte abilità presentavano una distribuzione normale nella popolazione. Inoltre, il fatto che i punteggi ai test si distribuissero allo stesso modo veniva considerata come una conferma della sua derivanza genetica. Sempre grazie alle ricerche in ambito educativo, si iniziò a ritenere che le abilità potessero essere insegnate, contraddicendo così questo mito. Ad esempio, è possibile insegnare i processi di base per sviluppare poi le competenze per la lettura o per la pianificazione di un testo.

4. Il mito dell’intelligenza statica

L’ultima concezione di senso comune definisce l’intelligenza come un’abilità statica, che non cambia nel tempo, misurabile attraverso le risposte che le persone danno ai problemi. Oggi si ritiene, invece, possibile rilevarla meglio attraverso un processo dinamico. Ad esempio, alcuni studiosi hanno osservato che alcuni bambini immigrati che ottenevano bassi punteggi nei test d’intelligenza, dopo aver seguito un corso in cui veniva spiegato loro come risolvere i quesiti del test, mostravano grandi progressi C’era, dunque, una discrepanza tra il risultato inziale del test, una misura statica, e il loro potenziale di apprendimento, misura dinamica.

Come abbiamo potuto vedere, l’intelligenza non è “un’abilità cognitiva generale, unitaria, spesso innata e che non cambia nel tempo”, ma tutto il contrario. E’ formata da abilità specifiche e diverse, si può allenare ed è dinamica, cambia nel tempo.

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