Che effetti psicologici subiresti andando nello spazio? Apollo 11 ci mostra l’Overview Effect

Come reagisce il cervello quando abbandoniamo la superficie terrestre? Effetti positivi e negativi che caratterizzano l’esperienza nello spazio.

Luca Parmitano

Il 20 luglio del 1969 è stata una data importante per l’umanità. L’uomo metteva per la prima volta piede sulla Luna, segnando l’inizio di una nuova era. La percezione e la concezione che l’uomo ha avuto della Terra, ha subito dei cambiamenti radicali nell’arco dei secoli, e l’avvento del primo uomo sulla Luna, ha visto un altro fenomeno affermarsi e modificare questa percezione.
Ma qual’è il prezzo da pagare per questo meraviglioso traguardo che l’uomo ha raggiunto? Quali sono gli effetti psicologici e fisiologici a cui gli astronauti vanno incontro durante le missioni spaziali?

Armstrong

One Small Step

Gli anni ‘60, furono anni pieni di tensione che fecero trattenere il fiato a tutto il mondo. La Guerra Fredda, tra USA e Unione Sovietica, segnò la storia dell’umanità. Il 12 aprile del 1961, Jurij Gagarin, cosmonauta russo, divenne il primo essere umano ad effettuare un volo orbitale. Questo grandissimo evento, segna una delle ferite più profonde nell’orgoglio americano, che non poteva perdere credibilità contro i sovietici, nell’essere la prima superpotenza. A questo episodio già preoccupante per gli Stati Uniti, si aggiunse anche il fallimento statunitense, di rovesciare il regime di Fidel Castro nella baia dei Porci, tra il 17 e il 19 aprile.
Poco dopo, il 5 maggio, l’astronauta della NASA, Alan Shepard, grazie alla capsula Mercury 3, effettua un breve volo suborbitale, decisamente insufficiente per poter rimediare allo scontro perso nella corsa tecnologica con i sovietici, portando imbarazzo agli Stati Uniti.
Nel 1961, John F. Kennedy, allora presidente statunitense, decise di dare un segnale forte alla popolazione, annunciando davanti al Congresso l’ambizioso progetto e obiettivo, di portare un astronauta americano sulla Luna. Il famosissimo speech di Kennedy: “Abbiamo iniziato questo viaggio verso nuovi orizzonti perché vi sono nuove conoscenze da conquistare e nuovi diritti da ottenere, perché vengano ottenuti e possano servire per il progresso di tutti.
Abbiamo deciso di andare sulla Luna. Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese; non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre”.
Bisogna aspettare 8 anni di preparazione per il primo allunaggio. Il 16 luglio del 1969, ci fu la preparazione della rampa di lancio di Cape Canaveral, Florida, dove prese atto il famosissimo lancio del razzo Saturn V, che portò i tre astronauti (Armstrong, Aldrin, Collins) della missione Apollo 11, sulla Luna. Ad essere corretti, raggiunta l’orbita lunare, Armstrong e Aldrin, lasciarono il terzo collega, Michael Collins nel Modulo di Comando, che li aveva trasportati nel loro viaggio, trasferendosi sul Modulo Lunare che li avrebbe fatti allunare.
Il 20 luglio del 1969, il Modulo Lunare si posò sulla superficie della Luna. Armstrong pronunciò una delle frasi più famose del ‘900: “Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. Anche se molti sono i dubbi su questa frase, infatti, lo stesso Armstrong affermò in un’intervista, che ricordava di aver detto “un piccolo passo per (un) uomo” ma alla fine venne confermata la celebre frase.
650 milioni di persone rimasero incollate allo schermo della tv per assistere all’evento che segnò la storia dell’umanità. Non era mai successo prima di quel 20 luglio 1969, nella storia del genere umano, che qualcuno mettesse piede su un corpo celeste diverso dalla Terra.

Overview Effect

L’esperienza visiva ed emotiva che cambia la vita di un astronauta

Ogni essere umano che osa avventurarsi fuori dai confini del cielo terrestre sicuramente è tentato di volgere indietro lo sguardo per ammirare cosa si è lasciato alle spalle. Ognuno di noi desidererebbe osservare il nostro piccolo pianeta da una prospettiva unica e mozzafiato, ma questo privilegio è concesso solo a coloro che mettono a repentaglio la loro vita a beneficio dell’esplorazione spaziale.
Sono numerosi gli astronauti che affermano di sentirsi totalmente cambiati dopo aver fatto esperienza della fragilità della Terra vista dell’estremità dell’atmosfera o dalla Stazione Spaziale Internazionale. Questo idilliaco panorama genera emozioni e sentimenti unici e irripetibile, di cui possiamo averne un piccolo assaggio attraverso le foto scattate dai satelliti e dalla stazione.
Questo stato emotivo, a tratti mistico ed estasiante, è generato da uno specifico effetto psicologico chiamato “Overview Effect”, in italiano “effetto della veduta d’insieme”. Il nome e la sua teorizzazione si devono allo scrittore statunitense Frank White, che dopo aver raccolto le testimonianze di 29 astronauti, lo descrisse all’interno del suo libro “The Overview Effect – Space Exploration and Human Evolution“, pubblicato nel 1987.
Gli astronauti che hanno sperimentato questo effetto dichiarano di aver percepito la Terra come una piccola sfera fragile che sembra galleggiare pericolosamente nel vuoto, avvolta da un’atmosfera sottile e delicata che la protegge dall’ambiente esterno oscuro e minaccioso. Influenzati da questo sentimento di stupore e meraviglia, la rappresentano come priva di confini nazionali e di conflitti tra stati, sentendosi in dovere di creare una società unita e planetaria allo scopo di proteggere questo fragile puntino blu immerso nella vastità del cosmo, che è per noi l’unica casa.
Un gruppo di ricercatori dell’università di Houston sta studiando le importanti conseguenze psicologiche nell’ambito del volo spaziale prodotte da tale visione, per investigare e comprendere al meglio questo fenomeno attraverso delle simulazioni terrestri, in modo tale da ampliare le conoscenze di psicologia spaziale per i futuri astronauti.
Lodevole è l’iniziativa del Daily Overview che attraverso il suo profilo Instagram pubblica una serie di immagini che ci mostrano l’incredibile impatto visivo prodotto dalla Terra vista dall’alto, permettendoci di sperimentare quel senso di vastità, unione e connessione con il tutto per certi versi paragonabile a quello provato dagli astronauti.

SpaceX teams in Firing Room 4 at NASA’s Kennedy Space Center in Florida

Conseguenze psicologiche e cerebrali del volo e della permanenza nello spazio

Quello dell’astronauta non è sicuramente il mestiere più semplice che esista. Nonostante il duro addestramento al quale si sottopongono, gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e nella maggior parte dei casi possono essere fatali. Possiamo immaginare l’enorme quantità di stress che sperimentano durante le missioni spaziali o anche semplicemente durante le simulazioni.
Si è osservato quindi che, oltre alle innumerevoli conseguenze fisiche, attraversare un prolungato periodo di volo e permanenza nello spazio da origine alla manifestazione di specifiche conseguenze psicologiche, negative nella maggior parte dei casi. L’essere sottoposti allo stress di viaggiare all’interno di un siluro gigante sottoposto a continue accelerazioni e decelerazioni, essere confinati ed isolati dalle proprie famiglie e dai propri amici, spesso li porta a sperimentare dei veri e propri traumi psicologici.
In relazione alle testimonianze di astronauti americani e cosmonauti russi, è stata realizzata una lista dei principali sintomi psicologici emersi durante le missioni: una persistente sensazione di affaticamento, letargia, irrazionale paura di essere affetti da appendicite, dolore ai denti che inizia a manifestarsi dopo aver sognato questa stessa condizione, paura di diventare impotenti.
In alcune missioni essi si sono dimostrati improvvisamente ostili nei confronti dei superiori e minacciavano di ammutinarsi e far fallire la missione, in risposta alle difficili condizioni di lavoro. Vivere all’interno di una navicella spaziale non è semplice, come non lo è nemmeno il ritorno sulla Terra dopo questo prolungato periodo di permanenza extraterrestre. Corpo e cervello hanno bisogno di alcuni giorni per riadattarsi alle condizioni ambientali. Spesso gli astronauti vanno incontro alla sindrome da adattamento spaziale (Sas), che causa un fastidioso senso di disorientamento e la cosiddetta “Nausea Spaziale”.
Secondo i risultati di una recente ricerca si genererebbero cambiamenti significativi nella connettività funzionale delle aree motorie, somatosensoriali e vestibolari nel cervello di coloro che trascorrono un lungo periodo nello spazio. Essi produrrebbero un’alterazione dall’attività della memoria di lavoro, del funzionamento cognitivo e di quello sensomotorio. Ciò potrebbe facilitare l’adattamento alla microgravità e questi cambiamenti sensomotori, come la difficoltà nella locomozione e nella stabilità posturale al rientro sulla terra, sarebbero dovuti ad una reinterpretazione da parte del cervello dei segnali vestibolari.
Sono stati condotti degli esperimenti che simulavano la microgravità sulla terra al quale venivano sottoposti un gruppo di partecipanti per un periodo di 70 giorni. Effettuando delle risonanze magnetiche sui partecipanti si è potuto osservare un incremento nella connettività della corteccia motoria e somatosensoriale durante la simulazione della microgravità e riduzioni nella connettività delle stesse aree nel periodo immediatamente successivo. Al contrario, nelle aree temporoparietali si registrava una riduzione della connettività. I partecipanti che evidenziavano maggiori incrementi nella connettività erano gli stessi che soffrivano maggiormente degli effetti negativi sull’equilibrio e sulla postura.

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