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Biden vince, ma i democratici sono in affanno: Marx aveva annunciato i problemi del capitalismo

Biden vince ma la sensazione è che abbia vinto l’anti trump e non la sinistra americana.

Joe Biden sarà il 46esimo presidente degli stati uniti d’America. Dopo il conteggio dei voti l’Associated press ha annunciato il nuovo presidente. Non mancano le polemiche dell’ex rappresentante dei repubblicani Donald Trump che già parla di brogli elettorali. Ma la svolta democratica preannuncia un cambiamento nella politica Statunitense?

Il democratico Biden vince ma perchè?

Ci si aspetterebbe che il programma elettorale del democratico sia migliore rispetto a quello del suo analogo repubblicano e che gli elettori lo abbiano scelto per la sua visione innovativa e in grado di fronteggiare le problematiche che affliggono gli states. Purtroppo non è così infatti sembra che questa vittoria sia figlia di una visione anti-trump e quindi semplicemente contro quella politica populista che ha governato negli ultimi 4 anni. Nel programma di Biden infatti non vediamo idee su come fronteggiare il sempre più evidente ed incolmabile Gap tra ricchi e poveri nel “paese delle opportunità”.  Sicuramente il candidato democratico ha fornito una visione diversa da quella di Trump che in questi ultimi anni si è reso a tratti ridicolo in determinate situazioni, ultima ma non meno importante la questione covid-19.

Il programma democratico

Ambiente, sanità, nucleare iraniano, lotta al covid: questi sono i pilastri del programma di Joe biden. un programma che sicuramente risponde a delle problematiche che per necessità e urgenza sono in cima alla lista. Tutte queste dinamiche, però, sarebbero riconducibili al sistema economico statunitense e cioè quell’ultra capitalismo che non conosce freni e che per sopravvivere necessita di una struttura economica in continua espansione e con esponente tendente all’infinito. Ancora scosso dalla crisi mondiale del 2008 (partita negli stati uniti a causa di quella bolla di prestiti classificati come tripla a ma che avevano solvenza praticamente nulla) il paese fatica a riemergere nei mercati globali dove la superpotenza cinese, ad oggi, la fa da padrone. La gioia per la vittoria di un presidente che, almeno ad ora, sembra riportare serietà e concretezza si esaurisce non appena proviamo a posare lo sguardo su quel sistema capitalistico che non cambia, rinforzato da una “sinistra” che non lo combatte e se lo fa ottiene scarsi risultati.

Le problematiche del capitalismo nella nostra epoca secondo Karl Marx

Duecento anni dopo la sua nascita, l’evoluzione della robotica e dell’Intelligenza Artificiale, fanno ipotizzare che la visione di Marx possa tornare in auge. Marx non pensava che i capitalisti fossero malvagi. Per esempio, egli era ben consapevole dei rimpianti e delle segrete agonie che si celano dietro il matrimonio borghese. Marx sosteneva che il matrimonio fosse in realtà un’estensione degli affari commerciali, e che la famiglia borghese fosse gravida di tensione, oppressione e risentimento, con persone che stavano insieme non per amore ma per motivi economici. Marx credeva che il sistema capitalistico forzasse tutti a porre gli interessi economici al centro delle loro vite, impedendo loro di vivere profonde, oneste relazioni. Egli chiamò questa tendenza psicologica “Warenfetischismus”(feticismo delle merci).

Marx propose che i sistemi capitalistici fossero strutturati per avere delle crisi in serie, periodiche. Per lui le crisi sono endemiche nel capitalismo – e sono causate dal fatto che siamo in grado di produrre troppo – molto più di quanto abbiamo bisogno di consumare.

Le crisi capitalistiche sono crisi di abbondanza, piuttosto che, come nel passato, crisi di scarsità.

Le fabbriche diventano così efficienti che potremmo dare a tutti gli abitanti di questo pianeta un’automobile, una casa, accesso a scuole e ospedali decenti. Per Marx è sufficiente che pochi lavorino, perché l’economia moderna è molto produttiva. Ma questa mancanza di bisogno di lavorare viene descritta col termine spregiativo di “disoccupazione”, anzichè chiamarla, come Marx suggerisce, “libertà”. A questo punto dovremmo, pensava Marx, rendere ammirabile lo svago. Dovremmo ridistribuire la ricchezza delle grandi corporazioni, che ricavano così tanto denaro in eccesso, e darla a tutti.

Visione comunista a parte questi problemi sono riscontrati oggi come ieri ed oggi si fanno sempre più importanti. La domanda che sorge spontanea è:” nel paese del capitalismo per antonomasia ci sarà mai spazio per un pensiero rivolto alla collettività?” Ad oggi il Presidente Biden non sembra aver avanzato proposte innovative in questo senso. La vera innovazione arriva con Kamala Harris primo vice presidente donna, grandi aspettative ci sono su di lei e sul suo operato. Nella visione di una politica che, dopo Obama, ha fatto innumerevoli passi indietro su argomenti come la disparita di genere, etnia e classe sociale, la candidata democratica è un vento di freschezza. Solo il tempo ci dirà se queste elezioni ci porteranno ad un miglioramento della vita sia negli U.S.A. che nella politica internazionale.

 

 

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