Bastardi senza gloria: chi agisce immoralmente per aiutare il prossimo compie il bene?

Jankélévitch sostiene che la morale sia soggetta a vari fraintendimenti, in quanto inattingibile e ambigua. Anche Tarantino coglie la complessità dell’etica mostrando quel confine sottile tra giustizia e vendetta.

Vladimir Jankélévitch, nel libro Il paradosso della morale, spiega come l’etica sia il primo problema della filosofia. Insieme a Quentin Tarantino si vedrà bene il concetto di letargo. Esso renderà appunto, i bastardi senza gloria. O forse no.

Cos’è la morale e cosa non è

Il filosofo sostiene che sia molto più semplice dire cosa non è la morale. Non è la scienza dei costumi, in quanto non ha fondamenta oggettive per la diversità delle azioni. Essa ancora, non va intesa in senso ontologico o tanto meno soprannaturale. Il primo perché se l’etica fosse una questione naturale, non potrebbe essere considerata una virtù, bensì sarebbe un automatismo. Il secondo, le farebbe perdere la sua concretezza che si basa sull’avvenimento. La morale è invece un impegno virtuale onnipresente, coessenziale alla coscienza. Ha un approccio preveniente e inglobante. Infatti essa precede tutte le speculazioni che la contestano, in quanto le preesiste tutte tacitamente. Inoltre essendo spontanea è anche universale. Nonostante il monologo interiore onnipresente della coscienza, vi è il letargo ovvero l’incapacità di distinguere bene e male. Esso è causato dalle intermittenze di apatia ed indifferenza. Il risveglio avviene provando pietà, vergogna rimorso. Queste ultime due attraverso la cattiva coscienza svegliano l’indignazione morale. In modo virtuale riemergerà l’invito persistente a svolgere dei doveri verso tutti, senza distinzioni.

Perché è difficile scegliere tra bene e male

In Bastardi senza gloria Tarantino depista completamente lo spettatore. Nella Francia del 1941 vi sono sovrapposte due vicende, entrambe in opposizione ai nazisti. Da un lato si presentano i Bastardi. Essi sono un gruppo, con a capo Aldo Raine, incaricato di terrorizzare i nazisti. Dall’altro lato c’è Shosanna che cerca giustizia per il massacro dei suoi fratelli. Entrambe le situazioni si somigliano. Vi è un’idea morale di fondo, ma corrotta dai mezzi immorali. Entrambe le posizioni dei protagonisti sono drastiche. I buoni agiscono come i cattivi, ma comunque restano buoni. È un gioco particolare con il quale Tarantino si diverte, destabilizzando la bilancia di ciò che è giusto o sbagliato. Per quanto appagante la visione, non vi è alcuna giustizia ma solo il piacere di vendicarsi. La vendetta ebrea, appunto senza gloria perché è fine a se stessa.

Non per la gloria ma per sé stessi

Anche se oggi l’antieroe ha maggior preferenza, come si può notare dal film, la vendetta non porta veri cambiamenti. La morale infatti è descritta da Jankélévitch come principio di apertura infinita verso l’altro. Shosanna in cuor suo spera anche di far finire la guerra e di morire per la gloria di tutti, ma il suo desiderio è covato da rancore personale. Intenzione buona o meno, la sua impresa fallisce. Se si ponesse il caso invece, che i protagonisti stiano aiutando i tedeschi a svegliare le loro coscienze? Jakélévitch infatti propone la vergogna per svegliarsi dal letargo. La questione morale dunque è irrisolta. I protagonisti sono nel giusto o no? In conclusione la filantropia per il filosofo, non è un’opinione. Forse solo utopia. Essere filantropi è sinonimo di spontaneità. Nel film infatti si può notare la difficoltà dei personaggi nell’adempiere al loro impegno. Aiuto o meno, il loro piano di distruzione è stato arduo. I doveri verso gli altri sono innumerevoli, forse anche tutti faticosi. Che fare del male per un bene sia una forma capovolta di filantropia? Tarantino ha aperto il varco a un’immensa discussione.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: