Attack on Titan e l’uomo di Neanderthal: chi sono i veri Giganti?

Da ormai migliaia di anni l’uomo è l’animale più dominante del pianeta. Si è diffuso ad incredibile velocità, ha ribaltato gli ostacoli della natura, si è appropriato di enormi quantità di territori, è diventato il più forte predatore mai esistito. Grazie ad intelligenza, manualità e cooperazione, nessun animale può più minacciarne la sopravvivenza. Certo, molte persone nel mondo muoiono ancora nella lotta contro il regno animale, ma sono una quantità insignificante rispetto, per esempio, alle morti causate dagli incidenti stradali.

Siamo quindi convinti che la minaccia più grande per la sopravvivenza dell’uomo sia … l’uomo stesso. Ci stiamo finalmente rendendo conto dei danni che stiamo causando con l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse. I disastri climatici mietono ancora centinaia, migliaia di vittime, nonostante tutto il nostro avanzamento tecnologico. Non sappiamo se riusciremo ad invertire in tempo la rotta per salvarci dallo scioglimento dei ghiacciai.

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Trump disapprova questo articolo. Lo vediamo qui nell’atto di licenziare l’autore (Google Immagini)

Questa convinzione è corretta. Al momento, l’umanità rischia molto più facilmente di autodistruggersi deteriorando il proprio habitat di sopravvivenza, piuttosto che di estinguersi come è accaduto a molti animali in natura, che hanno ceduto all’avanzamento di un nuova, più forte e più adatta specie. A noi esseri umani appare assurdo che una qualsiasi forma di vita possa in qualche modo minacciarci: non siamo forse i dominatori di questo mondo da millenni a questa parte?

Eppure c’è chi questa ipotesi l’ha immaginata. Non solo, Hajime Isayama l’ha anche scritta e disegnata, in un manga (e poi anche anime) che ha coinvolto mente e cuore di molti anche in Occidente.

L’attacco dei giganti

Attack on Titan (in giapponese Shingeki no kyojin, che significa letteralmente “Il gigante d’assalto”) è un manga pubblicato dal 2009 in poi. Ha ricevuto da subito importantissimi riconoscimenti, e dal 2013 in poi è stato prodotto l’anime che conta per il momento tre stagioni. Inutile dire che in Giappone è uscito anche un primo live-action.

L’impostazione del mondo immaginario di AoT viene chiarificata sin da subito. Siamo nell’anno 845 del calendario utilizzato in questa realtà, e gli esseri umani ormai da molto tempo vivono in uno stato di prigionia autoinflitta. L’intera specie è confinata all’interno di tre ordini di mura, erette molto tempo prima per proteggersi dallo sterminio causato dai giganti.

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L’autore del Manga è molto attento a farci calare nella nuova realtà, aiutandoci sia con spiegazioni mirate che con immagini (Google immagini)

I giganti sono una specie che fa dell’uomo la sua unica preda: sono alti dai 3 ai 15 metri e possiedono una forza spaventosa, sono in grado di rigenerare quasi tutto il proprio corpo, sembra non abbiano bisogno di cibo ma divorano ugualmente tutti gli esseri umani che possono. Sono biologicamente enormemente superiori ad Homo Sapiens, anche se sembrano difettare fortemente di intelligenza.

A causa di questa inferiorità evolutiva, il numero di esseri umani si è ridotto drasticamente, e i sopravvissuti vivono all’interno di questa cittadina fortificata. Le mura sono alte 50 metri, ed esse hanno consentito all’umanità di vivere in relativa pace per un centinaio di anni.

Nonostante questo periodo in cui il pericolo coinvolge solamente coloro che escono dalle mura, l’umanità modifica in maniera sostanziale la propria percezione del mondo. Da predatore in cima alla catena alimentare, si ritrova ad essere preda designata da una specie che si trova ora sulla piramide. Questa situazione è completamente nuova per l’Homo Sapiens: di solito era lui a fare la parte del gigante!

L’homo neanderthalensis

Se l’uomo in Attack on Titan è la specie inferiore, quella che rischia l’estinzione, nel passato è accaduto probabilmente qualcosa di simile, ma a parti invertite. Sto parlando del caso dell’Homo Neanderthalensis. Tutti abbiamo studiato a scuola qualcosa di questo nostro lontano parente, ma forse nei libri che si studiano alle elementari si censurano le parti un po’ più… scomode.

L’Homo Neanderthalensis è un vecchio cugino per noi. Rimane ancora da stabilire quanto sia geneticamente distante da noi, ma è assodato che esso è comunque parte della specie Homo, e perciò fa parte dei nostri parenti. La sua linea evolutiva non è ancora ben chiara, tanto che, per lungo tempo, lo si è chiamata Homo Sapiens Neanderthalensis credendo che fosse uno stadio dello sviluppo della nostra specie.

Appare ora piuttosto assodato che l’uomo di Neanderthal sia originario dell’Europa centrale e/o meridionale, a differenza dell’Homo Sapiens, che proveniva dall’Africa. Il suo nome deriva dal luogo in cui furono ritrovati i suoi resti fossili, la valle (che in tedesco si dice “tal”) di Neander, in Germania.

Cartina di distribuzione dei principali siti neanderthaliani (wikipedia)

La sua struttura fisica è molto simile alla nostra: varia a seconda del clima e delle caratteristiche del luogo. Generalmente, i resti ritrovati indicano una struttura più tozza e robusta, più adatta alla lotta e meno alla corsa. Avevano inoltre una scatola cranica più allungata e capiente della nostra, oltre alle sopracciglia e mento sporgenti.

La morte dei Neanderthalensis

Un’informazione di cui si è invece piuttosto sicuro è la parziale ibridazione con homo sapiens. Noi stessi, infatti, possediamo un 4% di caratteristiche genetiche che sono ascrivibili proprio all’uomo di Neanderthal! Questa parziale unione è datata tra gli 80.000 e i 50.000 anni fa, nel momento in cui entrambi i generi di Homo si sono espansi in Medio Oriente. Per un lungo periodo di tempo, i due convissero nello stesso ambiente, forse pacificamente o forse bellicosamente. Ma, gradualmente, i Neanderthalensis cominciarono a sparire.

A onor del vero, è ancora oggetto di dibattito il motivo dell’estinzione dell’uomo di Neanderthal, i cui ultimi resti sono databili tra 30.000 e 22.000 anni fa. Le possibilità sono estremamente diverse: motivi culturali e biologici si possono intrecciare in molti modi diversi, e la scarsità delle tracce rinvenibili contribuisce a complicare il quadro.

Una possibilità presa in considerazione è l’arrivo delle epidemie portate dai Sapiens: sviluppatisi in Africa, avevano probabilmente sistemi immunitari adatti a combattere certi tipi di malattie, sconosciute in Europa e Medio Oriente. Potrebbe trattarsi quindi di una sorta di antecedente dell’arrivo degli europei in America, che sterminarono i nativi non tanto con le armi, quanto con i batteri.

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“Il pensatore”, versione Neanderthalis (scienza fanpage)

Un’altra opzione riguarda il puro carattere: l’Homo Sapiens sarebbe stato ben più aggressivo del suo cugino europeo. Lo sterminio sarebbe stato quindi semplicemente fisico: la violenza insita nella nostra specie avrebbe colpito in maniera profonda e irreversibile la capacità di sopravvivenza dei Neanderthalensis.

Infine, le motivazioni possono essere culturali e di struttura organizzativa. I Sapiens sarebbero stati più organizzati e dediti ad attività che favorivano la loro espansione, disponibilità di cibo e riproduzione, come il commercio. Una tale cultura permetteva di avere meno braccia impegnate nella caccia e quindi più possibilità di produzione di utensili o altri oggetti. Stephen Kuhn e Mary Stimer, dell’università dell’Arizona, hanno anche ipotizzato che la cultura dei Sapiens prevedesse la distinzione di compiti tra i sessi in modo da ottimizzare i tempi, mentre quella dei loro cugini Neanderthalensis mancava di questa utile caratteristica.

Per il momento, i Giganti siamo noi

A prescindere da quale sia la spiegazione esatta, il fatto compiuto è che la nostra specie è in parte responsabile per l’estinzione dei nostri “cugini”. E non solo: ovunque si sia spostato, l’Homo Sapiens ha sempre combinato disastri ambientali epocali. Pensiamo anche solo alle Galapagos, zona ricchissima di antiche specie di ogni genere, che si estinsero gradualmente dopo l’arrivo dell’uomo.

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La Chelonoidis abingdonii, specie di tartaruga gigante estinta nel 2014 (Wikipedia)

Attack on Titan è, ovviamente, un’esagerazione. Una creatura come un gigante non ha modo di esistere nella vita reale, ed il fatto che sia predatore solo di esseri umani è ancora più inverosimile (ma non preoccupatevi, più si avanza nella storia più ci verranno date spiegazioni! Ma qui, niente spoiler). Quello su cui ci può far riflettere, però, è il nostro status attuale. Siamo noi, da un bel po’ di tempo, i giganti. Siamo noi i superpredatori della Terra. Solo che, forse, è ora di smettere di esserlo! Il manga di Hajime Isayama ci fa vedere le cose dall’altro lato, e magari può servire proprio a questo scopo.

Nel frattempo, continuiamo a sperare che non nascano mai mostri alti quindici metri che si mettono in testa di girare un nuovo programma televisivo chiamato Giant vs. Food, perché vedere un Adam Richman delle dimensioni di una casa che divora i vostri genitori non deve essere un bello spettacolo.

Isaia Boscato

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