A 57 anni dall’elezione di Saragat a Presidente della Repubblica, riflettiamo sulla sua figura

57 anni fa, Giuseppe Saragat veniva eletto Presidente della Repubblica Italiana con 646 voti favorevoli su 963, sancendo una vera e propria svolta.E’ il 28 dicembre 1964, quando, dopo le dimissioni per questioni di salute di Antonio Segni, il Parlamento, in seduta plenaria, elegge Giuseppe Saragat a quinto Presidente della Repubblica. Leader del PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano), si erge come primo Capo dello Stato vicino al centrosinistra non democristiano. Servono ben 21 scrutini per avere un responso, a causa dell’accordo non trovato tra Democrazia Cristiana e partiti laici, ma alla fine l’innovazione (apparente) vince. Andiamo a scoprire meglio chi è Giuseppe Saragat e come sono andate quelle lontane elezioni presidenziali 1964.

La gioventù e il periodo fascista

Saragat nasce a Torino nel 1918, da una famiglia liberale, di origine sarda. Dopo gli studi di ragioneria, frequenta la Scuola Superiore di Commercio ed è impiegato alla Banca Commerciale Italiana. In seguito alla sua partecipazione al primo conflitto mondiale, si iscrive al PSU (Partito Socialista Unitario) nel 1922, riconoscendosi politicamente nel socialismo riformista ed economicamente nella commistione di liberalismo e marxismo. Dopo quasi 20 anni di esilio in Austria, Francia e Svizzera, nel 1943 torna in Italia, dove, dopo aver aderito al PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) viene arrestato e fatto evadere dal carcere ben due volte. Rimane al Vaticano fino alla fine della guerra, quando diventa ambasciatore italiano in Francia per giusto un anno. Da lì, la sua vita apparterrà solamente al suo grande amore: la politica.

Una vita dedicata alla politica

Il referendum istituzionale con le annesse elezioni politiche del 2 giugno 1946 confermano il PSIUP come la forza operaia più forte del Paese. Saragat viene eletto non solo deputato dell’Assemblea Costituente, ma addirittura Presidente della stessa, ma lo rimane solo per pochi mesi. Infatti, nel gennaio del 1947, si rende protagonista della scissione di Palazzo Barberini: dal grande PSIUP, nascono il PSI (Partito Socialista Italiano) e il PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, poi PSDI). A capo del primo va Nenni, mentre il secondo è figlio di Saragat. Questo nuovo ruolo da presidente e segretario di partito porta Giuseppe a rinunciare alla presidenza della Costituente; il suo posto viene preso da Terracini, esponente di punta del PCI (Partito Comunista Italiano).

Il lungo cammino verso la presidenza

Il PSLI partecipa attivamente a un governo in occasione del De Gasperi IV, nato nel dicembre del 1948: Saragat è vicepresidente del Consiglio e ben due ministri sono socialdemocratici. L’anno precedente, però, il segretario e il collega Matteotti si recano negli Stati Uniti d’America per avere finanziamenti per il neonato partito. Nonostante Saragat spererà sempre nel ricongiungimento con il PSI, in modo da formare un grande partito di centrosinistra (sulla falsariga del SPD tedesco), ogni tentativo sarà vano; il PSDI rimarrà sempre un partito frammentato. piccolo e fiancheggiatore della DC. A prescindere da ciò, possiamo definire Saragat (oltre a Gronchi, suo predecessore alla Presidenza della Repubblica) il padre del centrosinistra: fa da mediatore per l’instaurazione dei governi Fanfani IV, nel 1962, il primo che gode dell’appoggio esterno del PSI, e Moro I, nel 1963, in cui il PSI partecipa direttamente. La sua candidatura alla Presidenza della Repubblica, rassegnata per la prima volta nel 1962, non va a buon fine, vista la vittoria di Segni, portabandiera democristiano. Al secondo tentativo, invece, solo due anni dopo, il risultato sperato è finalmente raggiunto, con il benestare di PCI, PSI e DC.

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