“Nei giardini che nessun sa” di Renato Zero ci fa entrare nel mondo dell’Alzheimer

L’Alzheimer è una malattia che colpisce nel profondo ciò che ci caratterizza come esseri umani: la memoria. 

Renato Zero è uno dei grandi rappresentanti della musica italiana, che, con le sue canzoni, ha trasformato la sofferenza in poesia, come “Nei giardini che nessuno sa“.

Un capolavoro

Nei giardini che nessuno sa” è un capolavoro della musica italiana intramontabile. Renato Zero con delicatezza e poesia ci racconta la situazione di solitudine che accumuna tante persone che vivono una condizione di difficoltà o disabilità. Una solitudine non solo dalle altre persone, ma dalla vita, dalle quelle esperienze che non è possibile fare, dai viaggi che non è possibile compiere.

Ecco come si finisce poi
Inchiodati a una finestra, noi
Spettatori malinconici
Di felicità impossibili
Tanti viaggi rimandati e già
Valigie vuote da un’eternità
Quel dolore che non sai cos’è
Solo lui non ti abbandonerà mai, oh, mai

La sensazione di essere abbandonati, il dolore per la mancanza di un proprio posto nella società è molto comune anche in coloro che soffrono di Alzheimer e sono costretti a vivere in una casa di cura a causa della complessità di gestione a domicilio delle problematiche causate da questa orribile malattia. Conosciamola insieme.

Una malattia subdola

L’Alzheimer fu descritto come malattia per la prima volta nel 1906 e provoca un deterioramento irreversibile dei tessuti cerebrali che porta alla morte solitamente dopo 12 anni dalla comparsa dai primi sintomi. Il sintomo principale è la forte perdita di memoria, che all’inizio si presenta sotto forma di piccole mancanze, difficoltà a memorizzare nuovi contenuti, ma tutto ciò può essere trascurato per anni finché non arriva ad interferire con le normali attività quotidiane. La memoria, però, non è l’unica ad essere colpita. Solitamente si verifica anche il manifestarsi dell’apatia, un grave disorientamento e circa un terzo delle persone sviluppa poi un disturbo depressivo.

Con l’aggravarsi del deterioramento cerebrale, si aggravano di pari passo anche i sintomi. Ad accompagnare tutto ciò c’è spesso anche un non voler vedere i sintomi e non accettarli come una nuova parte di sé. Il peggioramento più evidente si verifica all’inizio della malattia nella memoria a breve termine, per cui ci si dimentica, ad esempio, qualcosa che si è appena sentito. Poi anche la memoria a lungo termine inizia ad essere intaccata. Alcune immagini rimangono vivide, altre sfumano sempre di più. E’ come se la vita della persona fosse diventata un puzzle, in cui qualcuno a sua insaputa ha mescolato tutti i pezzi. Riesce a vederne alcuni, ma non è più in grado di capire come metterli insieme.

 

Aiutare è possibile

I sintomi dell’Alzheimer colpiscono nel profondo chi ne è affetto e molte volte è inevitabile il ricovero presso una struttura residenziale adeguata ai loro bisogni assistenziali. Spesso quando la malattia si aggrava, l’assistenza continua e specializzata diviene indispensabile e questo comporta l’allontanamento dai nuclei familiari, che nella maggioranza dei casi non sono in grado di supportare e assistere il malato sia per l’eccesivo peso assistenziale, h 24 per 365 giorni l’anno, sia per la complessità di gestione dei sintomi. Molte volte questo viene vissuto con grande dolore sia per la persona, che può sentirsi abbandonata, sia per la famiglia, che può sentirsi in colpa.

Renato Zero rivolge a tutti noi un’accusa “siamo noi gli inabili che pur avendo a volte non diamo“, ricordandoci che pur avendo la possibilità di aiutare, non lo facciamo. Fondamentale, infatti, è il contatto con il mondo esterno per le strutture residenziali dove solitamente vengono ospitate le persone con Alzheimer. Questo può avvenire attraverso le visite della famiglia e degli amici, ma anche attraverso le iniziative organizzate dalle scuole o dalle parrocchie. Sono molto importanti per creare un contatto con i ragazzi e gli ospiti della comunità, che possono aiutare a portare un po’ di gioia e novità agli ospiti, facendoli sentire meno soli.

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