La serpe e i suoi mille simbolismi: riscopriamo l’animale più controverso della filosofia

Il pregiudizio non esiste soltanto fra esseri umani: dei ricercatori studiano le nostre credenze nei confronti di un’altra specie animale, il serpente. 

Fonte: Timothy Dykes su Unsplash

Viviamo di stereotipi, ci fanno sentire più al sicuro, permettendoci di individuare qualcosa che ancora non conosciamo – naturalmente in un modo “preconfezionato”, irreale e spesso negativo per la persona che ricade nello spettro incluso dallo stereotipo in questione. Insomma, gli uomini hanno paura dell’ignoto, si sa, ma in che modo le nostre credenze vengono alimentate? In che modo nascono gli stereotipi? Prendiamo in esempio il caso limite del serpente.

LO STEREOTIPO NEGATIVO E LA RICERCA DELLA NORTH CAROLINA STATE UNIVERSITY

Potremmo pensare che le nostre preoccupazioni sui serpenti possano avere un fondamento istintivo, che derivino da una conoscenza quasi naturale: li vediamo come predatori, pertanto ne abbiamo paura. Alcuni ricercatori della North Carolina State University hanno recentemente pubblicato una ricerca che studiasse il comportamento degli umani nei confronti dei serpenti; l’articolo che ne è stato redatto è stato pubblicato il 18 Ottobre 2021 sulla rivista Anthrozoös, con il titolo “Using the Implicit Association Test to Evaluate Subconscious Attitudes Toward Snakes”.

Il team ha utilizzato un test IAT (Implicit Association Test; già usato in studi sul razzismo, ad esempio) per studiare le associazioni scaturite da determinati soggetti o oggetti. In questo tipo di esami, vengono misurati i tempi di reazione dei volontari nell’associazione di parole negative e/o positive quando viene nominato o mostrato un determinato soggetto o oggetto. Questo bias è strettamente legato a quanto ci viene insegnato da piccoli: dal paper evincono differenti valori a secondo dell’età e/o dell’etnia; è semplicemente un dato di fatto che, sin da piccoli, siamo esposti ad un pregiudizio negativo nei confronti dei serpenti, portandoci ad attribuirli spesso alla sfera del “negativo”. In altre parole, questo esperimento è un’ulteriore dimostrazione di come i pregiudizi siano figli della cultura che viviamo.

Fonte: Zach Savinar su Unsplash

IDOLI E SIMBOLISMI VARI: BREVE STORIA DELLA SERPE NELLA CULTURA POPOLARE

Eppure, la serpe è un idolo frequente in diverse culture. Che sia visto con occhio sacro – ad esempio nell’antico Egitto, dove il dio-serpente Mehen aveva il compito di proteggere Ra, il dio Sole, dalle tenebre – o con uno ambiguo – gli antichi Greci pensavano che esso fosse il simbolo per la dualità, soprattutto nell’antitesi veleno/medicina – questo animale a sangue freddo ha sempre goduto di uno statuto simbolico molto ricco.

In un altro esempio, sempre dall’Antica Grecia, questo rettile era anche ritenuto responsabile per la nascita del Creato, che avrebbe preso forma solo la schiusura dell’uovo cosmico, avvenuta grazie all’aiuto del serpente Ofione. O ancora: in diverse civiltà, spesso era utilizzato come simbolo per la fertilità e la rinascita, oltre ad un’accezione sessuale – in particolare nelle tradizioni abramitiche e in alcune interpretazioni del Midrash. Impossibile, poi, ignorare l’influenza della serpe nella religione cristiana: simbolo dell’inganno ad Eva, si presenta come saggio, astuto ed infido.

L’ETERNO RITORNO E L’UROBORO, IL SERPENTE DI NIETZSCHE

Una figura interessante è quella dell’uroboro, la raffigurazione di una creatura con le squame che si morde la coda. Il suo simbolismo è molto colorito: dall’unità alla ciclicità del tempo, rappresenta molti concetti chiave di molte culture. È l’emblema dell’infinità, dell’immortalità, dell’eterno ritorno.

Da questo punto, un filosofo che si è lasciato influenzare dalla sua figura emblematica è Friedrich Nietzsche. In Così parlò Zarathustra, l’autore descrive un’aquila che volteggia con un serpente attorcigliato al suo collo: nella dialettica dell’oltreuomo, il concetto dell’eterno ritorno dell’uguale deve essere una prova del dominio della volontà di potenza sul tempo e su tutte le debolezze dell’uomo. 

Infatti, il discorso del tempo ciclico viene introdotto in questo modo ne La Gaia Scienza:

“Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”

Nietzsche propone questa prospettiva come una sfida, per distanziare l’uomo, che ha fallito nell’esistenza sulla Terra, dall’Oltreuomo, la figura che salverà nei suoi libri. Egli non potrà temere di dover rivivere ogni sua azione infinitesimamente perchè sarà completamente presente nelle sue decisioni: non ci sarà spazio per alcun rimorso. In un certo senso, anche in questo caso si potrebbe dire che il serpente ottiene una visione di ambiguità fra medicina e veleno, così come lo era per la civiltà dell’antica grecia.

Fonte: articolo Focus

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