Il Superuovo

125 anni dalla nascita del cinema: Deleuze ci spiega la filosofia dietro la settima arte

125 anni dalla nascita del cinema: Deleuze ci spiega la filosofia dietro la settima arte

Il cinema è a tutti gli effetti una forma d’arte e il filoso francese Gilles Deleuze lo analizza in chiave filosofica.

Era il 28 dicembre 1895 quando i fratelli Lumière proiettano per la prima volta nella storia il loro primo cortometraggio intitolato “La sortie des usines Lumière”. Da allora il cinema si è evoluto e l’abbiamo visto arricchirsi e trasformarsi nella forma artistica odierna.

Gilles Deleuze e l’immagine movimento

Per molti, magari i non appassionati, i film potrebbero essere semplicemente una successione di fotogrammi. Tra questi c’è il filosofo francese Henri Louis Bergson. È proprio criticando questa posizione di Bergson che Deleuze argomenta la propria analisi filosofica riguardo il cinema. Nell’indagine di Deleuze, espressa nel suo libro “L’immagine-movimento. Cinema 1 (titolo originale francese Cinéma 1. L’Image-mouvement) del 1983, vediamo che le figure non sono descritte nel movimento, ma piuttosto è la continuità del movimento a descrivere le figure. In questo senso viene concepita un’idea moderna di movimento, in grado di pensare alla produzione del nuovo opponendosi all’antico concetto di movimento come successione di elementi separati. È questa nuova concezione del tempo e del movimento a fornirci le basi per un indagine più propriamente filosofica, che porti ad interrogarci sulla linearità del tempo e sulla capacità del cinema di stravolgere l’elemento temporale.

La freccia di Zenone

Se noi considerassimo, come nell’ottica di Bergson, che le immagini non siano altro che istantanee in sequenza, cadremmo nel paradosso della freccia di Zenone. Questo è uno dei paradossi espressi da Aristotele nella sua “Fisica”, in particolare è il terzo. Se noi immaginassimo una freccia in movimento come una sequenza della stessa freccia in momenti diversi staremmo inconsciamente dicendo che quella freccia è immobile; infatti, in ogni istante essa occuperà solo uno spazio che è pari a quello della sua lunghezza e poiché il tempo in cui la freccia si muove è fatto di singoli istanti, essa sarà immobile in ognuno di essi. Da questo si può facilmente dedurre che dalla somma di istanti immobili non può risultare un movimento.  Deleuze analizza anche tutto ciò che riguarda aspetti più tecnici del mondo cinematografico come l’inquadratura e il montaggio. Per quanto riguarda la prima, l’inquadratura, l’autore la definisce la ripresa come l’immagine movimento e aggiunge che i momenti migliori del cinema sono quando la macchina compie il proprio percorso, quindi quando i movimenti di macchina fungono da coscienza meccanica, distaccandosi così dal punto di vista del pubblico o dell’eroe. Il montaggio invece raccorda le riprese e dona loro il movimento.

Il tempo qualitativo.

La questione del tempo si articola anche in un’altra tematica e cioè la visione qualitativa del tempo. Vediamo che nel cinema, come nella coscienza, il tempo non obbedisce rigidamente all’irreversibilità o all’irrevocabilità. Il tempo si contrae o si dilata, appare più “lungo” o più “breve”, a seconda delle circostanze e degli stati d’animo. Allo stesso modo, è possibile che passato e futuro si rovescino l’uno nell’altro, come ad esempio in “pulp fiction” di Quentin Tarantino. Vediamo quindi che il cinema offre la possibilità di interrogarsi su una svariata quantità di tematiche una tra le quali quella del tempo che abbiamo appena intravisto. Il cinema come ormai affermata forma artistica offre spunti di riflessione sulla vita umana sia propria dell’essere umano, come la percezione del tempo, sia in senso più generico e volendo “metafisico”. Nella tua carriera da spettatore hai mai visto film che hai considerato opere d’arte? Ci hai visto dietro un pensiero filosofico? Il cinema può affrontare tematiche come farebbe un trattato?

 

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