Individuare futuri traditori è possibile: l’Italia campione di infedeltà, tra statistiche e cinepanettoni

Immancabili nei salotti italiani tanto quanto le lenticchie il giorno di Capodanno, i cosiddetti cinepanettoni sono pronti a colorare anche quest’anno il Natale tricolore con risate, gag comiche e – soprattutto – con una rappresentazione spesso stereotipata dell’italiano medio, che ne mette in luce non solo l’allegria e il brio tipici delle feste ma anche i sotterfugi, le avventure amorose e… Una buona dose di infedeltà sotto l’albero. Non a caso, infatti, l’Italia detiene il record mondiale del tradimento. Ma se ci fosse un modo per scovare in anticipo i futuri traditori?

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Credit: Wired.it

O li ami o li odi. I cinepanettoni – nei quali tutti noi almeno un Natale nella vita ci siamo imbattuti attraverso i visi di De Sica, Boldi e compagnia bella – rappresentano ancora oggi alcuni dei film più apprezzati del panorama italiano, sebbene la maggior parte dei critici ne disdegni i cliché, l’umorismo e la rappresentazione di un’Italia “volgare”. Eppure, per quale motivo allora questo fenomeno dura dal lontano 1983 con l’uscita del classico “Vacanze di Natale”?

Pizza, cinepanettoni e mandolino

A cercare una possibile risposta a tale interrogativo è stato nientemeno che lo studioso irlandese dell’università inglese di Leeds, Alan O’Leary, che con il suo libro “Fenomenologia del cinepanettone” è stato effettivamente l’unico ad analizzare la questione da un punto di vista esterno e neutrale.
Il motivo di tale studio è dipeso dal fatto che – al di là dei gusti cinematografici personali – questo tipo di pellicola non trova corrispettivi in altri paesi,dimostrandosi quindi una sorta di eredità culturale, sociale ed antropologica che, nonostante gli anni, non smette di sfornare film campioni d’incassi al botteghino.  
Nello specifico, O’Leary si è concentrato su diversi stereotipi snocciolati dai cinepanettoni: in primis l’immagine del corpo femminile – sensuale, avvenente ma spesso anche autoironico e grottesco – così come quella dei corrispettivi partner maschili, altrettanto caricaturata nella fisicità così come nella psicologia (basti pensare alla continua allusione sessuale o, al contrario, al luogo comune del maschio eterosessuale che prova imbarazzo o disgusto di fronte all’omosessualità). Ad onore di cronaca, però, l’obiettivo di questi copioni, secondo l’esperto,non sarebbe quello di regalare una “risata facile e senza impegno” al pubblico, ma piuttosto quello di “svelare apertamente la fragilità dei modelli normativi di mascolinità”.

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Credit: GdS.it

Uno dei must più apprezzati dei cinepanettoni restano però i complicati triangoli amorosi che spesso manovrano i fili dei protagonisti: un mix di bugie bianche, escamotage sentimentali e plot twist capaci di strappare un sorriso al pubblico, ma allo stesso tempo di costruire un’immagine forse troppo negativa ed infedele delle coppie italiane. Ma siamo così sicuri di essere distanti anni luce della realtà dei fatti?

I numeri dell’amore italiano: tradimenti da record

A darci un’idea dell’attuale situazione di coppia del Belpaese è un sondaggio svolto dall’Istituto Francese di Opinione Pubblica (IFOP) su scala europea, dal quale è risultato che l’Italia sarebbe il Paese con la percentuale di tradimenti commessi più alta d’Europa. Stando a quanto riscontrato nel sondaggio, il 45% degli italiani sposati o in coppia ha infatti dichiarato di aver tradito il partner ufficiale almeno una volta: di questa prima percentuale, il 21% ha poi intrattenuto una relazione stabile con l’amante, mentre il 41% afferma di aver avuto solo avventure occasionali.Nonostante questo, però, sembrerebbe che solo il 27% dei traditori si sia pentito delle proprie azioni, a dispetto del restante 73% totalmente in pace con la propria coscienza.
Secondo un’altra ricerca – questa volta condotta dall’americana Pew Eesearch, su scala mondiale –  il 64% degli italiani, inoltre, è convinto che l’infedeltà sia moralmente inaccettabile,mentre – dall’altro lato del ring – ben il 56% degli intervistati pensa si possa tradire pur essendo follemente innamorati del proprio partner. Un dato che trova riscontro anche nel sondaggio trapiantato da IPSOS su scala italiana, stando al quale circa il 63% dei cittadini tricolore pensa che si possano amare due persone contemporaneamente.

Le cause del tradimento

Seppur sia un gesto considerato riprovevole e vergognoso (non necessariamente dalla maggioranza delle persone, visti i dati sopracitati),sono però tra le più disparate le cause alla base del tradimento. Alcuni infatti potrebbero ricorrervi come fosse un antidepressivo o una sorta di compensazione alla solitudine o ad una costante insoddisfazione, mentre per altri rappresenta il perfetto antidoto all’intimità e sensazione di dipendenza evocate dal rapporto di coppia. Che si tratti di vendetta, curiosità, mancanza di comunicazione o di una risposta ad una profonda insoddisfazione sessuale nella relazione, il tradimento resta però generalmente un atto limitato nel tempo e, generalmente,coincidente con un unico episodio. L’unica eccezione è rappresentata dai cosiddetti “traditori seriali”,ovvero coloro per i quali l’infedeltà rappresenta la costante di tutte le loro relazioni passate e che – all’interno della coppia – agiscono una netta scissione tra la dimensione della sessualità e dell’affettività (un esempio è rappresentato dagli uomini sposati che frequentano abitualmente prostitute).
Ma la vera domanda ora è: come riconoscere i traditori seriali? E, soprattutto,c’è un modo per prevedere se una persona tradirà?

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Credit: prosaludprevencionend.blogspot.com

Destinati ad essere fedeli o traditori

Nonostante gli innumerevoli motivi alla base di un tradimento,secondo una ricerca della Florida State University esisterebbero delle specifiche caratteristiche capaci di identificare coloro che hanno maggiore facilità nel tradire, rivelando altresì l’esistenza di due meccanismi psicologici innati che aiuterebbero ad evitarlo. Ad essere reclutate come soggetti sperimentali sono state 233 coppie di sposi novelli, successivamente seguite dai ricercatori per un periodo di circa tre anni e mezzo durante il quale si chiedeva ai coniugi di condividere con gli sperimentatori diversi dettagli intimi della propria relazione: tra questi, la soddisfazione percepita circa la relazione di coppia, l’andamento della sfera sessuale, l’affetto provato nei confronti del partner e se – durante il periodo dell’esperimento – avessero mai tradito.
Nel contempo, ad essere analizzati dalla lente dei ricercatori sono stati i costrutti dell’attentional disengagement e dell’evaluative devaluation, due processi psicologici definiti dagli autori della sperimentazione e concepiti come forme di“autodifesa” inconsce che tutti mettiamo in pratica quando ci troviamo difronte a potenziali partner sessuali(il tutto mentre siamo già impegnati in una relazione romantica). Con il cosiddetto attentional disengagement ci si riferisce infatti all’abitudine di distogliere lo sguardo quando intercettiamo quello di una persona dell’altro sesso particolarmente avvenente, mentre l’evalutative devaluation corrisponderebbe alla tendenza a svalutare la bellezza di altri uomini o donne rispetto a quella del proprio partner. Nello specifico, nei loro test i ricercatori hanno fatto osservare alle coppie varie foto di persone dell’altro sesso, sia misurando la velocità con cui veniva distolto lo sguardo sia chiedendo ai partecipanti di valutare l’avvenenza delle persone ritratte nell’immagine.
Incredibilmente, i risultati hanno dimostrato come entrambi i meccanismi psicologici abbiano un collegamento diretto con le probabilità di tradimento: una differenza di pochi millisecondi nella velocità con cui si distoglie lo sguardo sarebbe correlata al 50% di rischio in meno di tradire il proprio compagno, e – allo stesso modo – la spiccata tendenza a sminuire la bellezza di possibili partner sessuali sarebbe positivamente correlata ad una vita coniugale soddisfacente e duratura.
La morale? La prossima volta che sarete in un bar con il vostro partner, controllate che non abbia un cronometro nascosto sotto il tavolo.

Francesca Amato

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