È possibile una regressione verso l’istinto primordiale? Si consideri il background del videogioco Far Cry 3: un’isola sperduta, in cui vigono il caos e la guerra civile tra tribù, pirati e mercenari. Un essere umano, inserito in tale contesto, regredirebbe ad uno stadio animalesco? Manterrebbe la ragione o l’istinto prenderebbe il sopravvento, trasformandolo in un essere prepolitico profondamente distante dall’uomo civilizzato?

L’istinto secondo Nietzsche: non un’intuizione, ma una “seconda ragione”

Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844 – 1900)

Friedrich Nietzsche può essere considerato un idealista nel momento in cui, in contrapposizione alla ragione ed alla fede, considera gli istinti un mero idolo da adorare. Egli definisce primordiali quegli istinti che, al fine di essere veri, non devono rendere conto ad alcuno. Di fatto, così pensando, egli li costringe ad isolare il soggetto dalla società, la quale viene oramai considerata “tutta malata”. Il filosofo tedesco ritiene che negli istinti risieda gran parte della verità, ma ciò non risulta propriamente un qualcosa di nuovo. Tempo addietro, infatti, Rousseau aveva proposto una concezione simile, così come, poi, ha fatto Freud attraverso la teorizzazione delle pulsioni. Idem vale per ogni filosofo che, a guisa di Schelling e Bergson, ha privilegiato l’intuizione sulla ragione. L’innovazione apportata da Nietzsche consiste nell’aver posto l’istinto in netto contrasto con la ragione, rendendolo, cioè, una seconda ragione.

Quando l’essere umano può dirsi realmente istintivo? Il senso della “seconda ragione”

Secondo Nietzsche, l’essere umano, in quanto oramai abitante d’un mondo corrotto, può dirsi realmente istintivo in sole due occasioni. La prima è tipica dell’individuo mancante d’un’adeguata età cronologica, ovverosia ancora racchiuso in età infantile. La seconda, al contrario, si verifica nel momento in cui questi, divenuto adulto, risulta privo di maturità mentale. Secondo simili ragionamenti, neppure l’uomo primitivo può essere considerato alla stregua d’un essere “meramente istintivo”. Il recupero del giusto valore dell’istinto, a causa d’una società occidentale particolarmente intellettualistica, risulta possibile solo mediante l’avvento d’una forma sociale che non neghi valore alla ragione. In breve, la ragione dominante è in decadenza e l’istinto, preso singolarmente, non può rinnovarla. È necessaria, per l’appunto, una nuova ragione, la quale incorpori in sé lo stesso istinto.

“Ti ho mai detto qual è la definizione di follia?”: Far Cry 3, una regressione verso l’istinto primordiale?

“Ti ho mai detto qual è la definizione di follia?”
– Vaas Montenegro durante una scena del gioco

Far Cry 3 è uno sparatutto in prima persona, sviluppato da Ubisoft ed uscito in Italia il 30 novembre del 2012. Esso risulta ambientato nel vastissimo arcipelago delle Rook Islands, disastrato dalla infinita guerra civile tra le tribù indigene, i mercenari guidati da Hoyt Volker ed i pirati sanguinari di Vaas Montenegro. Il player controlla il personaggio di Jason Brody, uno studente di Los Angeles paracadutatosi sull’isola in compagnia della fidantata Liza, dei fratelli Grant e Riley e degli amici Daisy, Oliver e Jeith. L’intero gruppo viene presto catturato dai criminali e Jason, dopo aver assistito alla morte di Grant ed essere riuscito a fuggire, incontra Dennis Rogers, un emigrato liberiano. Questi, iniziandolo alla tribù dei Rakyat mediante l’incisione d’un tatau – un tatuaggio –, lo addestra, insegnandogli l’arte della sopravvivenza sull’isola.

Il cambiamento: la vita in una società alternativa

Il recupero degli amici tenuti in ostaggio, dapprima ritenuto impossibile, diviene lentamente una concreta realtà. Jason Brody, uno dopo l’altro, salva i compari dalle grinfie di Vaas, riuscendo, in conclusione, ad ucciderlo. Un simile viaggio all’interno d’una società alternativa, in cui non vigono norme differenti dalla mera “legge del più forte”, produce un consistente cambiamento nell’animo del protagonista. Questi, una volta sconfitto Vaas, asserisce alla compagnia di giovani la decisione di restare sull’isola, al fine di chiudere i conti con Hoyt, il boss principale. La natura selvaggia del luogo, di fatto, pare aver resettato la personalità del ragazzo, il quale, scoperto il gusto dell’uccisione e del comando, regredisce verso una matrice apparentemente istintuale. Uccidere od essere uccisi, insomma: pura legge di sopravvivenza naturale. Sarà la sola scelta del player, al termine del gioco, a decidere le sorti del giovane Brody.

Nietzsche e Far Cry 3: è realmente corretto parlare di regressione?

L’istinto può apparire maggiormente vero quanto più s’avvicina al primordiale, ma, in verità, la questione risulta differente. Esso, infatti, non racchiude in sé l’interezza della complessità umana, accezione tipica, invece, del mondo animale. Jason Brody si ritrova improvvisamente immerso in un mondo primitivo, in cui vige la legge naturale e la cui essenza gli causa un profondo cambiamento. Tuttavia, questo cambiamento concerne una regressione? No, per tre motivi:

Capacità decisionale e mantenimento del raziocinio

Anzitutto, Nietzsche ritiene che una vita istintiva non si debba considerare più felice d’una vita riflessiva. L’istinto rende felice l’individuo unicamente “in maniera animalesca”, ovvero in forma del tutto inconscia. L’animale non si chiede come dover essere felice, mentre Jason Brody sì. Egli, benché spinto da pulsioni, delibera consciamente d’uccidere Hoyt anziché tornare a casa con i compari. Messo dinnanzi ad una duplice possibilità, Brody sceglie, decide, si esprime razionalmente. In altri termini, seppur impulsivo, egli mantiene una traccia d’umanità e di raziocinio.

Regressione civile, non istintuale

In secondo luogo, Nietzsche asserisce come la cultura dominante, di fatto, censuri gli istinti – poiché da lei temuti. È ciò che accade in Far Cry 3: Jason senza alcun dubbio regredisce, ma unicamente in termini di civilizzazione, non d’istintività. Egli giunge in un’isola in cui la cultura dominante, basata sulla legge di natura, si sostituisce alla legge civile tipica del mondo da cui proviene. Altresì sull’isola sussiste una civiltà, insomma, che, seppur apparentemente caotica, risulta gerarchicamente organizzata, non lasciando dunque eccessivo spazio agli istinti.

Distinzione bene/male

Presa in causa la capacità di distinzione bene/male, Nietzsche desidera la nascita d’un uomo che si diriga al di là d’una simile prospettiva. Un individuo “tutto istinto”, infatti, non si pone il problema morale d’una scelta giusta od ingiusta, bensì agisce sempre conformemente alla propria natura, benevola o maligna che sia. Questo, di fatto, risulta l’unico punto non direttamente chiarito dal gioco, poiché corrisponde alla decisione finale del player. Dominerà l’istinto amorale o la ragione morale si manterrà solida e vigorosa? Che sia il giocatore a scegliere.

In conclusione, Jason Brody e l’universo di Far Cry 3, sebbene immersi in uno stato naturale, non rappresentano una regressione verso l’istinto primordiale – quantomeno secondo Nietzsche. Brody mantiene la capacità decisionale e razionale tipica dell’essere umano, regredisce solo civilmente poiché proiettato in una società prepolitica e si pone il dilemma morale bene/male. Da ciò, forse, è possibile dedurre che l’uomo, per quanto mantenga diverse componenti animalesche ed istintuali, non possa in generale regredire. Seppur tentando di immergersi in un contesto prepolitico isolato dal mondo civile, alla stregua d’un’isola sperduta, egli porterà sempre con sé il segno della società da cui proviene ed in cui ha vissuto.

– Simone Massenz

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