Sono passati quasi sei mesi dalla nascita del Governo giallo-verde, voluto dal popolo e per il popolo. Una svolta importante stando a sentire gli esponenti della maggioranza: l’inizio della Terza Repubblica. Peccato che dal ’48 ad oggi nessuna nuova riforma costituzionale è mai stata approvata. È il bello d’essere italiani.

Il Governo

L’obbiettivo attuale non è il giudizio sull’operato dell’esecutivo. Sono passati pochi mesi per poterne dare una valutazione importante. È meglio essere garantisti. I padri costituenti misero la durata della legislazione a cinque anni, perché il tempo in democrazia per istituire provvedimenti, decreti, proroghe è notevolmente dilatato rispetto ad altre forme legislative. Dare valore effettivo, inoltre, al singolo provvedimento risulta ancora meno essenziale. Mi riferisco al condono di Ischia, al DEF – documento di economia e finanza, alle politiche migratorie per fare solo qualche esempio.  

L’ideologia

L’idea invece al fronte è rilevante. Anche perché è una sola: il cambiamento. Un cambio di prospettiva radicale, sinonimo di rottura con tutto ciò che c’è stato di conforme alla storia repubblicana. Un’ideologia presente fin dalla proclamazione dell’esecutivo, nei summit internazionali, nei question time, nei salotti televisivi. Ogni esponente fa la propria parte e le correnti di partito sembrano essere omologate alla nuova volontà generale, almeno fino ad ora. Al centro troviamo gli italiani con i loro bisogni e vizi, la crescita economica senza sostegno dei numeri, la legittimazione popolare, il braccio di ferro con l’Europa e la volontà nazionale contro il nemico alle porte.

Dopotutto ogni esponente di spicco dovrà passare per questa esposizione intellettuale. Ci passò la Democrazia Cristiana, la sinistra di Craxi, la destra moderata di Berlusconi, la nuova sinistra di Renzi e ora il nuovo amore Lega-Movimento Cinque Stelle. Attuali correnti politiche con storie diverse e con pretesti disomogenei seppur utilizzino un linguaggio simile e condividano lo stesso odio per Roma e le sue antiquate istituzioni. Celebre nelle ultime settimane fu lo scontro tra la loro visione economica contro i burocrati del Ministero dell’Economia: dipendenti che non lasciano il posto di lavoro al cambio del governo perché si rifanno allo Stato come appendici della burocrazia e poco li importa delle ideologie. Amano solo i numeri.

Il Gattopardo

Questo scontro e la rinnovata divisione della società italiana ricorda un evento molto lontano da noi, ma ben rappresentato negli anni ’50 del secolo scorso da Giuseppe Tomasi di Lampedusa con la sua opera più celebre: Il Gattopardo. Il libro per ben due volte fu rifiutato dagli editori, ma una volta pubblicato divenne il simbolo d’un epoca tanto lontana quanto attuale negli atteggiamenti politici in Italia e che caratterizzano i nostri consensi ed egoismi diffusi. Parla del Risorgimento e della conquista piemontese del Regno delle Due Sicilie e di come l’aristocrazia palermitana cercò di resistergli.

Di come, detto con le parole di Manzoni nella poesia Marzo 1821, la nascente Italia <Una d’arme, di lingua, d’altare/Di memorie, di sangue e di cor/ Con quel volto sfidato e dimesso/ Con quel guardo atterrato ed incerto/Con che stassi un mendico sofferto/Per mercede nel suolo stranier /Star doveva in sua terra il Lombardo /L’altrui voglia era legge per lui /Il suo fato, un segreto d’altrui /La sua parte servire, e tacer>, potesse essere capace di nascere senza tradire se stessa.

Il cambiamento sembrava oramai incontestabile, le rivolte cittadine sempre più frequenti unite dalla speranza di nuove ricchezze, almeno per i ceti più abbietti. Chi già era ricco doveva capire come uscirne senza vedere la propria autorità demolita dal nuovo assetto di potere. La soluzione non fu soccombere al nuovo ordine prestabilito, ma quello di cambiare al punto di sembrare diversi, innovativi, senza cedere annichiliti.

Il Paradosso

«Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano una repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi»

È tutto qui. Duecentocinquanta pagine di romanzo che potrebbero essere riassunte in un’unica espressione. I personaggi non fecero altro che osservare la storia, girarsi di spalle senza proporre visioni nuove o prospettive alternative. Vollero fermarsi al conservatorismo abbietto. Dopotutto come sostenne Calvino <si sa che i rivoluzionari sono più formalisti dei conservatori> e mentre essi erano accecati dal raggiungimento dei loro obiettivi, i dinosauri poterono confondersi tra loro, mostrandosi alleati seppur con fini diversi.

Perché oggi dovrebbe essere diverso?

 

                                                                                                                                                                            Pederzolli Simone

 

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