Non ho avuto la forza per salvarti, mamma. Non ho avuto tanto potere. Ma prendo l’impegno a non fallire mai più. Mi manchi tanto. Terribilmente”, Anakin Skywalker, episodio II La vendetta dei Cloni

Un’anima cresciuta nel tormento dell’assenza, l’agghiacciante paura della perdita e la fragilità di un bambino privato della figura paterna: questo è il volto che si cela sotto la rigida maschera di Darth Vader, uno dei più iconici villains della storia del cinema. Oppresso dalla sofferenza e dal peso delle responsabilità, Anakin Skywalker viene facilmente sedotto dal lato oscuro della forza da sempre vivo dentro di lui come un sussurro, lieve ma costante, impercettibile ma presente, inebriante e pericoloso. Da sempre vivo in lui, come una voce che bisbiglia alla sua anima una promessa tanto efficace quanto illusoria: quella di dargli il potere di proteggere le persone che ama. E basta quella promessa a corrompere definitivamente Anakin, ricolmo di un amore eccessivo e del terrore ossessionante di perdere, oltre sua madre, anche l’amatissima Padmé. Il suo cuore insicuro, ormai corazzato e protetto da un’armatura indistruttibile, è attraversato da un tripudio di sentimenti che lo consumano e lo logorano, lo risucchiano nel vortice del loro fuoco. La rabbia, il senso di impotenza, il dolore lo ingabbiano. La paura del tradimento e l’amore sconfinato lo distruggono. Lo accecano al punto che sarà lui stesso a provocare la morte della donna che ama, la donna per la salvezza della quale aveva corrotto la propria anima. Ma l’ira e la delusione di fronte al presunto tradimento di Padmé sono troppo forti per essere trattenuti: insieme all’ultimo frammento d’amore si disintegra l’uomo, nasce l’odio e con esso lo spietato Darth Vader. Perché, in fondo, dietro ogni cattivo si cela un eroe che è stato ferito.

Il consiglio di Yoda e il paradosso di Anakin

“La paura del distacco conduce al lato oscuro […]. Dolore non avere, rimpianto non avere. L’attaccamento conduce alla gelosia. L’ombra della bramosia essa è. Esercitati a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere” Yoda ad Anakin, da episodio III La vendetta dei Sith

“Esercitati a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere” è il criptico consiglio rivolto da Yoda ad Anakin. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un vigliacco invito a fuggire da ciò che si ama è in realtà un benevolo avvertimento a vivere con saggezza le proprie emozioni, controllandole razionalmente senza lasciarsi dominare da esse. Ogni sentimento deve essere provato con lucido distacco, guardato dalla giusta distanza in modo da impedirne la degenerazione nel delirio dell’eccesso, capace di corromperne la purezza e l’equilibrio. Il suggerimento che ad un primo sguardo sembra un pretesto per spiriti deboli presuppone, in realtà, una forza d’animo tutt’altro che semplice. E proprio la mancanza di quella forza e di quella saggezza segneranno la rovina del giovane Jedi (tale ancora per poco), vittima di un tragico paradosso: lui stesso, che aveva rinunciato alla propria anima per amore di Padmé, ne causerà la morte. Avviluppato dalle fiamme del suo cuore e ingabbiato in una inestricabile rete di rabbia, dolore e, soprattutto, di paura lascia che tali emozioni lo divorino dal profondo, polverizzando la sua ragione fino all’ultimo, labile, bagliore. Incapace di distaccarsi da se stesso quel tanto che gli consentirebbe di dominarsi trasforma l’amore in odio, il buonsenso in cieco furore e scambia l’ultima speranza di salvezza per complotto, l’affetto per tradimento. Perde Padmé proprio per l’ossessiva paura di perderla.

La “dicotomia Skywalker”: perché preferiamo Anakin a Luke

Luminoso, puro e incorruttibile Luke Skywalker costituisce l’opposto dicotomico e antitetico rispetto a suo padre Anakin, personaggio chiaroscurale e tormentato da un odio, in primis rivolto a se stesso, che lo ha dilaniato fino a non lasciarne che una maschera crudele. Eppure proprio dentro una creatura che sembra ormai sfigurata dalla sua bestiale cattiveria si nasconde un dolore incommensurabile, l’ombra di un bambino che non ha saputo salvare sua madre, l’ombra di un uomo che ha sacrificato la donna che amava. Si nasconde la frustrazione di chi è senza speranza. Ogni spettatore ammira Luke e sostiene la sua causa; chiunque ne invidia il coraggio eroico (e un po’ poco umano…) che lo porterebbe addirittura a sacrificarsi pur di spezzare la tirannia dell’imperatore Palpatine. Ma, nonostante tutto, ognuno è scosso nel profondo di fronte alla grandezza tragica di Darth Vader: il lato oscuro lo rende sfumato e complesso, allo stesso tempo eroe e antagonista forgiato da scelte sbagliate ma cariche d’amore disperato; lo rende insieme fragile e forte, buono e cattivo. Lo rende terribilmente umano. Insomma, Anakin Skywalker e il suo alter ego Darth Vader brillano di una luce tormentata e viva, risplendono di buoni propositi inquinati da sentimenti troppo forti, ma dannatamente sinceri. Sentimenti che ci permettono di comprenderli tanto da amarli e compatirli.

“Dal momento in cui ti ho incontrata, quanti anni sono ormai, non è passato un solo giorno senza che pensassi a te. E adesso che sono di nuovo con te… soffro da morire. Più sto vicino a te, più mi tormento. Al solo pensiero di stare un attimo senza di te, mi sento soffocare. Sono ossessionato da quel bacio, che non avresti mai dovuto darmi. Ho una ferita, nel cuore, e aspetto che un altro bacio la rimargini. Tu mi sei entrata nell’anima, che si tortura per te. Che devo fare? Dimmelo tu, e io lo farò” 

Episodio III “La vendetta dei Sith”, Anakin a Padmé

Maria Chiara Litterio

 

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