C’è chi usa il nome del proprio animale domestico. Chi il suo piatto preferito o la sua rock band del cuore. Chi invece (nonostante la relazione sia finita da tre anni) si ritrova ad avere ancora impostato il nomignolo con cui chiamava il suo ex fidanzato, perché è l’unica parola chiave che riesce a tenere a mente. Insomma, non importa quale sia la vostra password, perché l’unica certezza è che – per quanto voi crediate di aver avuto l’illuminazione del secolo e per quanto il vostro PC o cellulare possa sembrarvi più inviolabile del Pentagono – probabilmente non siete i brillanti Mr. Robot che pensate.

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Mr. Robot, credit: wired

A stilare la black list delle password che assolutamente andrebbero evitate come “guardiane” dei nostri account sono stati proprio i tech specialist di SplashData, secondo i quali quasi il 10% della popolazione mondiale avrebbe usato almeno una volta una delle parole chiave annoverate nelle prime 25 posizioni della loro stravagante lista.

La classifica delle peggiori password di sempre

Tutti appassionati di hi-tech, computer all’ultimo grido e telefoni cellulari che ormai svolgono più funzioni della maggior parte dei nostri elettrodomestici… eppure, il 3% delle persone utilizza ancora quella che è stata consacrata come la peggior password di sempre (nonché la più scontata): ovvero 123456. Questa gettonata sequenza di cifre ha infatti conquistato il podio del “peggior sistema antintrusione” per il quinto anno consecutivo, seguita in classifica da sequenze alfanumeriche affini (e, ahinoi, altrettanto scadenti) tra cui 123456789 (medaglia di bronzo), 12345678 (al quarto posto), 12345 (al quinto), 111111 (con una sudata sesta posizione) e 1234567 (al settimo posto). Se vi state chiedendo a chi appartiene la medaglia d’argento, sappiate che si tratta della parola “password” stessa.

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Credit: Fortune

La Sindrome di Truman e la paura di essere spiati

Sebbene la maggior parte di noi non si preoccupi dell’ipotesi che qualcuno possa “scavalcare” le nostre password difensive e leggere tutti i nostri segreti, per alcune persone questo terrore è addirittura ingigantito, tanto da spingerle a pensare che la propria vita sia filmata, minuto per minuto. Coloro affetti da tale patologia – che in nome di un celebre film, assume l’etichetta di Sindrome di Truman – temono infatti che la loro intera esistenza sia parte di un copione già scritto (come all’interno di un reality show) di cui loro sono vittime inconsapevoli. Alcuni tra gli strumenti sfruttati per questa subdola manipolazione, nello specifico, sarebbero proprio quelli digitali e tecnologici, talmente accessibili dagli altri da provocare nelle persone affette da tale sindrome una nuova forma di paranoia nella quale la privacy viene fatta a brandelli: un esempio concreto di questo si può facilmente osservare anche sul piccolo schermo, con la serie di successo Black Mirror.

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Credit: CameraLook

Le regole per una perfetta cassaforte informatica

La domanda che quindi tutti voi vi starete facendo – mentre con il sudore che vi cola dalla fronte siete intenti a togliere la vostra data di nascita dal PIN del cellulare – resta quindi una sola: quali sono le password da scegliere se si vuole evitare che il nostro account venga invaso da Wikileaks o, peggio, da nostra madre?
La prima strategia da applicare, a detta degli esperti, riguarda la lunghezza e consiste nello scegliere una password che possieda tra i 15 e i 20 caratteri, il tutto reso ancora più a prova di “scasso” dalla presenza di simboli (&, $, %…) e dall’assenza di riferimenti alla propria vita privata, ai propri hobby e, soprattutto, al proprio indirizzo di casa o a dati sensibili personali. Secondo i tech specialist di SplashData, la regola aurea rimane però sempre la stessa: usare molta fantasia e non utilizzare sempre la stessa password per tutti i nostri apparecchi elettronici. Un altro accorgimento che, sicuramente, ognuno di noi è già abituato a seguire alla lettera…

Francesca Amato

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