Lo scontro tra scienza e società continua ad inasprirsi e a farsi, se possibile, sempre più agguerrito. Con le autorità politiche che, forse volutamente, giocano un ruolo perlomeno ambiguo sulla questione, occorre un’analisi delle cause di questo conflitto, possibilmente senza pregiudizi verso la fazione invisa. Una recente indagine, condotta dall’Università del Colorado di Ostetrica e Ginecologia ha individuato statisticamente i motivi che allontanano le donne in gravidanza dal vaccino. Come immaginabile, la preoccupazione generale è che questo possa nuocere alla salute, tanto della madre come del figlio. Si tratta di bufale, questo è chiaro, almeno sul piano scientifico. I vaccini, de facto, funzionano. Cosa spinge dunque, nel 2018, a non abbandonarsi tra le braccia della Scienza? Soprattutto, è solo oggi che questo accade? Dove si annulla l’apparente superiorità della ragione sull’irrazionale, ma soprattutto, l’appello alla ragione è sufficiente per scardinare la tela di superstizioni che ancora ci avvolge? Un esempio pratico risalente agli ultimi anni dell’Antico Regime potrà rispondere meglio al quesito rispetto a vaghe speculazioni filosofiche.

Il Caso Mesmer e la “scoperta” del fluido magnetico

Siamo nel 1766. Pochi anni prima del crollo dell’Antico Regime, come si è già detto. Uno studente di medicina, tale Franz Mesmer, ottiene il titolo di dottore con una tesi che applica i recenti sviluppi in campo medico alla teoria rinascimentale paracelsiana. Tutto normale, se non fosse che l’autore della suddetta teoria riesumata da Mesmer fosse quella di un alchimista, forse il più grande: Paracelso. Mesmer sostenne l’esistenza di un fluido magnetico che permeava l’universo e che, in caso di malattie, subiva uno squilibrio di quantità nel corpo del paziente. Compito del medico era semplicemente quello di riportare in equilibrio il fluido. Se è sorprendete che una commissione di medici accademici abbia non solo accettato ma apprezzato il lavoro di Mesmer lo è meno il suo successo straripante. Arrivato a Parigi nel 1778, attaccato dall’Accademia Reale delle Scienza di Parigi, additato come ciarlatano da Lavoisier e Franklin, la popolarità di Mesmer cresce a dismisura, la sua clientela si fa sempre più numerosa, tanto da mettere in discussione l’istituzione stessa della Scienza.

Una tipica seduta di Mesmer. A lui si deve la prima applicazione dell’ipnosi nella cura dei pazienti. Tra le stravaganze attribuite alle sedute del medico spicca l’usanza che prevedeva che un pianista suonasse un clavicembalo durante le stesse.

L’asocialità del sapere

Questo esempio chiarisce il problema citato in precedenza. Il perché, cioè, vi sia ad oggi una propensione a sfiduciare la scienza. La risposta è che non è un fenomeno di oggi. Accade sempre ed è sempre accaduto. Succede ai tempi dei filosofi greci, quando Talete era un “sapientone”, ma intanto con lui nasceva la Filosofia e dunque anche la Scienza, succede ai tempi di Mesmer e, adesso non dovrebbe sorprendere, succede anche nel 2018. La domanda però sussiste in una formulazione più generale: perché succede? Qual è il confine della ragione? Perché la sua forza millantata cede inesorabilmente di fronte all’irrazionalità del demos, del volgo e del popolo?

la verità è che Mesmer fece ciò che la scienza aveva dimenticato di fare. Se l’idea di sperimentazione e dunque di scienza in senso moderno nasce proprio con Paracelso e con gli alchimisti, che scrivevano nella lingua del volgo per farsi capire e che stampavano migliaia di opuscoli da distribuire a quello stesso volgo a cui si rivolgevano, l’Accademia Reale delle Scienze rinnega l’originale precetto a cui deve la sua stessa esistenza. L’Accademia era ripiegata sulla sua stessa struttura, chiusa in se stessa. Era, in poche lettere, avulsa dalla società. E “avulsa” non vuol dire solo sradicata da un qualcosa, vuol dire anche non integrata ed impotente proprio per questa sua estraneità. E allora i filosofi nell’antichità, gli scienziati dell’Accademia e la scienza contemporanea diventano quelli che, senza metter piede nella società, pretendono di dirigerla a bacchetta. Nel Gorgia di Platone Callicle accusa Socrate di essere estraneo alla vita politica della polis e, di contro, voler insegnare a chi vi è immerso come vivervi meglio. E la recita si ripropone oggi quando, proprio come accadde con Mesmer, il rimedio ostentato dal gruppo Facebook delle mamme riscontra più successo del vaccino degli scienziati. Perché il professor Burioni sarà anche un rispettabile virologo, ma non è una donna incinta ed è estraneo a quella società in miniatura che è il gruppo Facebook delle cosiddette “mammine pancine”.

Busto di Platone (theWise Magazine)

Razionale ed Irrazionale a confronto

Resta, alla fine, quello scontro tra ragione e passione che stagna senza sbocco nei classici della filosofia, antica e non. Il dominio della ragione cessa di essere tale proprio quando pretende di imporsi sulla passione senza adeguatamente comprenderla e senza considerarla, come se la prima fosse il vaccino della seconda. Così gli sfoghi contro i Novax di Burioni gettano solo benzina sul fuoco dell’irrazionalità. Platone rabbrividirebbe davanti a tali atteggiamenti. L’educazione dialettica, il confronto con l’opposto e la sua eventuale dissoluzione sono ciò che può risolvere al meglio un contrasto millenario. Imporre la scienza al popolo innalzandola a surrogato della Teologia medievale produrrà soltanto l’aumento di eresie. Al contrario educare a ciò che è scientificamente corretto (perché è chiaro che la via da percorrere sia necessariamente quella del vaccino) può essere il passo giusto e decisivo per risolvere la diatriba storica. Ma dev’essere la scienza ad assumersene la responsabilità ideologica, deve essere la scienza ad acquisire una dimensione etica e pedagogica, anche se ciò contravviene ai precetti oggettivi di cui si fa garante. Perché se il sapere non si offre come tale alla società in cui vive si rischia di cadere in quel terribile baratro in cui, distorcendo Socrate, la gente non saprà di non sapere.

Giovanni Cattaneo

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