Non volevo iniziare con un’introduzione banale

E non trovando frasi accattivanti da utilizzare 

Usando un po’ di fantasia ho deciso di 

Ricorrere ad un sistema più divertente e forse inusuale per

Ovviare al mio problema.

Non so se ho realmente risolto, magari vi ho solo

Innervosito. 

Spero però che preferiate l’originalità ai contenuti, magari

Pesanti o incomprensibili, e che capiate che queste frasi,

Essenzialmente, non sono altro che un ridondante gioco di parole e

Che solo alla fine riuscirete, se prestate attenzione a comprendere.

Comunque vada,

Ho deciso di non standardizzare il mio metodo 

Iniziando a cercare soluzioni alternative…

Optando alla fine per questa come prima prova,

E poi proseguire, con cautela, per inserire

Magari la seconda parola chiave di questo 

Piccolo articolo.

Alla stessa maniera quindi rendo così i principali

Termini chiave della discussione che spero stiate

Iniziando a leggere sperando che un acrostico possa riuscire ad 

Accrescere la  vostra pretenziosa curiosità.

SCOPERTA E TEORIE

Nel 1992 un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, studiando una particolare area del cervello di una scimmia, localizzarono speciali neuroni che si attivavano durante l’atto del movimento dell’animale stesso e, straordinariamente, anche nell’osservare tale movimento compiuto da altri. Gli scienziati definirono questi neuroni mirror neurons proprio per questa loro particolarità di rispecchiare un’azione nel cervello dell’osservatore e, proseguendo con gli studi, ipotizzarono la possibilità della loro attivazione anche semplicemente sentendo pronunciare le parole riferite a quelle azioni, palesando la possibilità dell’interconnessione di aree diverse del cervello monitorate forse da un network centrale. Attraverso questo macrosistema il solo sentir pronunciare il verbo nuotare fa comprendere l’azione attraverso l’attivazione del programma motorio che si implementerebbe se stessimo realmente nuotando. Su queste ipotesi si sviluppano diverse teorie agli antipodi delle quali si collocano le due più importanti: la teoria motoria e quella cognitiva. La prima sostiene che i neuroni specchio siano fondamentali per il riconoscimento del significato delle azioni, in quanto il contenuto concettuale dell’azione stessa si trovi rappresentato nel sistema sensorimotorio. La teoria cognitiva sostiene esattamente il contrario, collocando i concetti motori in aree differenti.

Empatia

LE MATRICI DELL’EMPATIA

L’esistenza dei neuroni specchio garantisce la presenza di un common space in cui gli individui riescono ad entrare in sincronia generando un campo di interazione a partire da quella biologica inter-soggettiva fino ad arrivare ad un livello bio-sociale caratterizzato e orientato dalla relazioni tra gli individui. Queste cellule nervose hanno risolto, inoltre, un problema più filosofico che scientifico, attribuendo al concetto di empatia un’origine concreta. Per empatia si intende la capacità di porsi immediatamente nella condizione momentanea o stato d’animo dell’altro con probabile ma non necessario coinvolgimento emotivo. Nasce come concetto artistico, che nell’antica Grecia veniva usato per definire il rapporto emozionale che legava l’aedo al suo pubblico, sviluppandosi in filosofia inizialmente come termine estetico coniato da Robert Vischer per definire la capacità umana di cogliere il valore simbolico nella natura, incarnato nelle opere d’arte. Il primo a definirla teoricamente è Theodor Lipps, filosofo e psicologo tedesco, nel saggio ´Empatia e godimento estetico`(1906), secondo Lipps il concetto di Einfühlung (letteralmente, immedesimazione) è la percezione delle nostre forze vitali in un oggetto altro, in un ottica di condivisione e connessione universale con la natura. Diviene poi uno dei concetti chiave di uno dei filosofi più contorti e influenti del ‘900 e fondatore della fenomenologia, Edmund Husserl.

EDITH STEIN
EDMUND HUSSERL

FENOMENOLOGIA DELL’EMPATIA

Con Husserl l’empatia ´viene a costituire la via per mezzo della quale il soggetto sperimenta l’esistenza di soggetti altri – diversi da lui, ma facenti parte del mondo circostante – ed è contemporaneamente portato a superare la visione del suo mondo soggettivo per giungere alla visione del mondo oggettivo.`(Edit Stein, ´Il problema dell’Empatia`-1916). Così Edith Stain, allieva di Husserl, parafrasa le parole del maestro, fornendoci una definizione legittimamente riassuntiva del suo pensiero. Sempre la Stein seguendo il modello di Husserl (a cui preferisco fare riferimento servendomi dell’allieva per la limpidezza con cui restituisce gli intricati ragionamenti del suo precettore) parla dell’empatia come ´l’atto paradossale attraverso cui la realtà di altro, di ciò che non siamo, non abbiamo ancora vissuto o che non vivremo mai e che ci sposta altrove, nell’ignoto, diventa elemento dell’esperienza più intima cioè quella del sentire insieme che produce ampliamento ed espansione verso ciò che è oltre, imprevisto`(ibidem). Attraverso il fenomeno dell’empatia riusciamo ad accedere a vissuti, che per Husserl sono l’unità elementare della dimensione soggettiva, che in vita nostra forse non accadranno mai, ad emozioni che non respireremo mai, ma che riusciamo comunque a cogliere, in una dimensione estrinseca, esterna, ignota. E’ un fenomeno di una potenza mistica, attraverso l’empatia possiamo accedere, in una dimensione-limbo, condivisa con l’alterità in generale, a sensazioni, sentimenti, turbamenti mai percepiti e che magari non percepiremo mai ma che riusciamo a cogliere come se ne fossimo partecipi.

Viviamo, purtroppo, in un epoca in cui è raro che l’empatia si allacci al coinvolgimento emotivo, è raro subordinare l’egoismo alla sincronia e all’altruismo. Abbiamo a che fare con eventi che esemplificano il distacco, l’apatia, il disinteresse verso gli altri; eventi che operano nel triste teatro dell’utilitarismo e dell’individualismo più sfrenato.

                                                                                            Samuele Beconcini