L’Espresso ha recentemente riportato la notizia di diverse aggressioni verbali di cui é stata oggetto la giornalista Arianna Giusti, a seguito di un’inchiesta sui gruppi politici di estrema destra. Queste minacce arrivano a pochi giorni di distanza rispetto al blitz effettuato da militanti di Forza Nuova che si sono introdotti negli edifici delle redazioni dell’Espresso e della Repubblica mascherati e armati di fumogeni.

Le minacce nei confronti della giornalista dell’Espresso Arianna Giusti, a seguito di un’inchiesta sulla nuova estrema destra, sono state le più svariate. Tra le tante spicca il commento di un tale: Fascio è simbolo di tanti eroi, brigate nere dai cuori saldi contro il nemico dentro e fuori! Come una rapida freccia siamo il pugnale che sa vendicar! Viva Benito Mussolini Duce d’Italia!

L’autore di questo commento quasi anacronistico sembra vivere di un’ideologia che non sta in piedi, come un gigante dai piedi d’argilla: prova nostalgia per qualcosa che non ha vissuto, come é possibile? Più che nel 2018 sembra vivere negli anni 20 e 30 del 1900. Nel frattempo il mondo é cambiato, noi uomini l’abbiamo fatto? La storia ci ha insegnato qualcosa?

Riflettere sulla storia: Hegel e la complessità contemporanea

Nell sezione A delle Lezioni sulla filosofia della storia, tenute tra il 1821 e il 1831, Hegel distingue quelle che egli stesso chiama maniere diverse di trattare la storia. La prima è la narrazione originaria: chi racconta il fatto l’ha vissuto in prima persona, segue la storia come materia di riflessione ed infine la storia filosofica: la considerazione pensante di essa. Focalizziamoci sulla seconda: cosa ci insegna la storia? Niente, risponde lapidario Hegel. Ogni epoca é irriducibile alle altre e portatrice di novità irripetibili, inoltre, il pallido ricordo del passato e degli errori contenuti in esso, può poco di fronte alla libertà di scelta degli individui. Ecco perché gli errori degli uomini sono sempre gli stessi, pur assumendo volti e facce differenti: non possiamo parlare di un effettivo ritorno al passato ma possiamo trovare alcune similitudini con il nostro presente e l’episodio che coinvolge Arianna Giusti ne é una prova. Ovviamente queste non riguardano la società nel suo insieme: l’aumento della complessità sociale contemporanea fa si che non ci possa essere una totale sovrapposizione ed identificazione tra l’individuo ed il suo stato o la sua comunità. La cifra connotativa del post moderno é la fluiditá: gli spostamenti di informazioni, persone, notizie fanno sì che non esista più una comunità dentro cui arroccarsi per difendersi dall’alteritá: tutti sono comunità e tutti sono allo stesso tempo altro ed é su questo che tutti noi dovremmo riflettere. Per questo motivo, inoltre, la teoria hegeliana andrebbe reinterpretata in chiave individualista: non è la società a ricadere negli stessi tranelli del passato, ma è il singolo a farlo ed è qui che sta la differenza: gli effettivi salti di qualità nelle epoche storiche sono stati fatti grazie ad individui in grado di interpretare e comprendere il corso della storia, la dispiegazione dello Spirito per Hegel, capaci di vedere più in là, semplicemente oltre ed è a questo che dovremmo ambire. Forse non impareremo mai dalla storia, ma essere lucidi interpreti del momento presente potrebbe costituire l’opportunità di progresso per tutti noi, in quanto singoli e in quanto parte di una complessa umanità.

Kant: il genere umano progredisce verso il meglio?

Negli scritti di storia, politica e diritto Kant si chiede se il finalismo della provvidenza condurrà gli uomini ad un lieto fine oppure no. Propone l’idea di una storia del futuro, focalizzandosi sul genere umano e non sul singolo. Questo perché la vita di un uomo è troppo limitata, a livello temporale e non solo, per far sì che egli sia al contempo autore e spettatore del dispiegarsi della provvidenza. La teoria pronosticante della storia kantiana non è mera divinazione, pone infatti le sue basi su quella che il filosofo considera come un segno del divenire storico verso il progresso: la Rivoluzione Francese, non interpretata in quanto tale, ma come evento scatenante di una reazione simpatetica da parte degli intellettuali di tutta Europa. Grazie ad essa si è creata una sorta di comunità delle lettere di stampo seicentesco,  capace di promuovere e stimolare la creazione di una federazione statale pacifica basata sugli ideali illuministi.  La risposta di Kant al quesito di base è dunque  positiva: rifiutando la tesi terroristica, che vorrebbe una storia volta al peggio, ed una concezione abderista, focalizzata sulla presunta casualità del susseguirsi storico, egli propone una tesi eudaimonistica contrassegnata dall’ottimismo: il genere umano è in costante progresso verso il meglio.

La Libertà che guida il popolo, Delacroix

Heidegger ed Hegel: la storia passa per il singolo

L’Aletheia e lo Spirito: concetti chiave delle proposte filosofiche, rispettivamente, di Heidegger ed Hegel, accomunati da un fattore: il loro realizzarsi attraverso il singolo individuo. Il disvelamento della Verità e la Ragione agiscono attraverso il singolo senza che egli ne sia consapevole, se ne servono per realizzarsi concretamente e non restare afflati che aleggiano sopra le nostre teste: ecco in poche parole che cos’è l’astuzia della Ragione hegeliana. Con il passare del tempo e delle epoche c’è un passaggio della staffetta tra le incarnazioni di queste entità. Poichè lo Spirito e l’Alteheia si esprimono attraverso l’inconsavole  e soggiogato uomo, in quale epoca essi si possono realizzare al meglio se non in quella attuale dell’individualismo quasi assoluto? Perchè non diventare consapevoli coautori del corso della storia?

Forse le cose andranno come devono andare, forse saremo sempre pedine nelle mani della Storia, che sia essa Spirito o incarnazione dell’Aletheia. Forse non impareremo mai dal nostro passato, forse siamo destinati allo sfacelo, ma se un genio del calibro di Kant la pensava diversamente, perchè non continuare a farlo? Come lui dovremmo cercare un segno, un punto di svolta, degli indizi che facciano presagire un futuro migliore e non un ritorno al passato costellato dai nostri errori. Forse queste tracce ci sono già, forse basta volere che ci siano facendosene promotori. Così, forse, le cose potranno cambiare rotta, in costate progresso verso il meglio.

Maria Letizia Morotti