Nietzsche scrive ‘La Nascita della Tragedia‘ nel 1872, all’inizio con l’intento di renderla l’espressione concreta di un breve respiro, di una riflessione potente ma stringata, messa su carta di getto prima che sublimasse nell’inconsistenza di pensieri vaghi. Essa si presenta per come la conosciamo oggi grazie a R.Wagner, che suggerì di ampliare la prima stesura del manoscritto, il quale già conteneva in embrione le idee della filosofia matura di Nietzsche. Tra queste quello che più colpisce è il concetto di Spirito Dionisiaco,  quella scintilla di vita che abita dentro di noi, quell’ebbrezza caotica che scatena gli impulsi e che sfugge al controllo pacato della ragione, che rompe gli equilibri in un esaltazione folgorante di voglia di vivere. Se Dioniso si fa personificazione dello spirito ardente e irrazionale, Apollo, dall’altro lato si fa garante di equilibrio e moderazione, incarnando quello che Nietzsche chiama Spirito Apollineo, che non è che un velo di Maya intriso di armonia e stabilità che offusca la consapevolezza del caos costitutivo rappresentato dal Dionisiaco. Henri Matisse, nel 1909/1910, dona al mondo dell’arte una delle sue opere più belle, ‘La dance’, che incarna l’essenza del dionisiaco espressa però con una posatezza decisamente apollinea.dionisiaco

La Nascita della tragedia

L’opera propone un percorso che delinea i caratteri della tragedia greca e, parallelamente, indaga la storia della società greca, individuando dinamiche alle due comuni. Nietzsche introduce inoltre una digressione in cui riflette sulla decadenza dello spirito europeo e propone un progetto di palingenesi, di rinascita, come risultato di una rivoluzione artistica e spirituale  dell’Occidente, a partire dalla Germania. Il fulcro concettuale risiede nella definizione della possibilità di un pessimismo nobile, non decadente, che viene identificata nel pessimismo greco. A sostegno di questa tesi, Nietzsche prende in esame lo spirito dionisiaco, vitale e caotico, e quello apollineo, equilibrato e razionale, considerando il primo ragione e origine del pessimismo greco e della sua natura non decadente, in quanto volge lo sguardo verso l’abisso, si confronta con il turbamento di un’ esistenza macabra e annichilente ma non ne rimane sconvolto, non le si piega e dice sì alla vita.dionisiaco

Apollineo e Dionisiaco

L’originario spirito greco si compone di due elementi: il dionisiaco, oscuro, irrazionale, consapevole della caoticità dell’essere, che incarna vitalità e spontaneità, esprimendosi attraverso la musica e la danza, e un elemento apollineo, luminoso, definito, che produce un mondo di forme limpide e che si esprime con la scultura e le arti figurative. Sebbene l’eleganza e l’esatta proporzionalità formale tendano ad un unità perfetta, l’ebbrezza del caos è la via che permette di rimanere eretti di fronte all’evidenza del pessimismo, di accettarlo senza cadere negli abissi della decadenza. La via di Apollo è speculativa, spinge a cercare spiegazioni ed elaborare teorie, costruisce sistemi con cui cerca di esprimere il senso ultimo delle cose secondo misura e proporzione. La via di Dioniso è l’esatto contrario, l’accettazione ebbra della vita, l’esaltazione delle pulsioni energetiche e vitali, della salute, della giovinezza e della passione sensuale. “Socrate fu soltanto un uomo a lungo malato”, dice Nietzsche, condannandolo proprio per la sua condotta razionale e, in tal senso, apollinea, e con lui anche Platone, che lui definisce “pseudo-greco, anti-greco, sintomo -insieme a Socrate-  del decadimento e strumento della dissoluzione greca”. Nonostante i due spiriti siano in contrasto tra di loro, trovano un luogo comune, un punto d’incontro mistico, che secondo Nietzsche è la tragedia greca. “I due istinti, tanto diversi fra loro, vanno l’uno accanto all’altro, per lo più in aperta discordia, fino a quando, in virtù di un miracolo metafisico della volontà ellenica, compaiono accoppiati l’uno con l’altro, e in questo accoppiamento finale generano l’opera d’arte, altrettanto dionisiaca che apollinea, che è la tragedia attica”.dionisiaco

La Dance di Matisse incarna la fusione degli spiriti

‘La Dance‘ di H.Matisse è una delle opere artistiche che più incarna l’idea di simbiosi dei due spiriti analizzati da Nietzsche. Sia nella prima versione del 1909 che, e forse in maniera ancora più netta, attraverso colori più vividi, si nota il genio dell’artista che rappresenta l’ebbrezza passionale della danza e della musica, con una linearità e armoniosità quasi ossimoriche. Il quadro trasmette una suggestione immediata, il senso della danza, che unisce in girotondo cinque persone, è qui sintetizzato con pochi tratti e con appena tre colori. Il verde che rappresenta la terra, il blu, che rappresenta un cielo non tanto terreno quanto piuttosto siderale e cosmico, e un rosso vivace riservato ai cinque soggetti, che si muovono leggiadri in un limbo dimensionale tra mondo e universo. Il vortice circolare in cui sono trascinati, ha sia i caratteri gioiosi della vita in movimento, sia un’ angoscia che nasce dall’essere costretti al movimento eterno.

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La Dance, H.Matisse, olio su tela, 1910

Samuele Beconcini

 

 

 

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