L’idea di poter utilizzare una formula circoscritta e funzionale per spiegare il comportamento sociale è sempre stata una sorta di mela dell’eden per i sociologi di ogni epoca. A maggior ragione, l’unione di discipline come la matematica alla materia criminologica rappresenta una vera e propria svolta. Il più grande fautore di tale progetto è sicuramente Kurt Lewin, pioniere della psicologia sociale. E’ davvero riuscito a trovare una formula universale che spieghi il comportamento criminale?

La teoria del campo

Innanzitutto, è bene spiegare da quale base psicologica il nostro Lewin sia partito per la sua particolare componente teorica. La teoria del campo fa parte di tutte quelle teorie messe a punto dalla Psicologia della Gestalt, scuola incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza. La stessa teoria del campo parte da un assunto psicologico molto famoso: il campo di fiori. Per questi studiosi, è importante notare come la percezione di tale campo sia differente in base all’individuo che lo osserva. Per un tranquillo cittadino esso può rappresentare uno spazio verde estremamente piacevole, mentre un soldato, al contrario, può vederlo come un luogo di battaglia in cui trovare riparo diventa fondamentale. 

Da questa particolare corrente di pensiero nasce la tanto agognata formula che Lewin allargherà ad ogni campo sociale, inclusi psicologia di gruppo e, ovviamente, criminalità.

L’applicazione della formula

Dunque, la formula in questione esprime come un dato comportamento sia funzione della persona e del suo ambiente psicologico. Essa si traduce con C = F (P;A) ed è applicabile a qualsiasi tipo di comportamento come basilare forma di analisi. La relazione deve ovviamente vertere sulla stretta relazione tra l’individuo e le situazioni in cui esso si trova al momento della messa in atto del comportamento. Ciò è indispensabile, nell’ottica della teoria del campo proposta poco sopra. L’analisi deve dunque partire dalla situazione ambientale nel suo insieme, a partire dalla quale si differenziano le varie parti del campo.

Grande intuizione è certamente la possibilità di rappresentare P ed A attraverso la topologia matematica. In questo caso, la figura dell’ellisse ci è utile a spiegare il concetto di spazio vitale, ossia l’unione di P ed A. Queste, una volta prese nel loro insieme, vanno a formare il campo da prendere in considerazione per la nostra ricerca. Un campo è infatti nient’altro che un insieme di fatti coesistenti e interdipendenti fra loro. In questo modo, è proprio dall’analisi di quest’ultimo da cui si deve partire in caso di indagini comportamentale (o criminale), per poter poi trovare la funzione che determina il comportamento stesso.

Individuo diviso in regioni

All’interno della formula sopracitata, c’è da considerare come P ed A non siano variabili completamente indipendenti fra loro. Infatti, la struttura dell’ambiente varia in concomitanza con lo stato dell’individuo, e viceversa. Nello specifico, potremmo invece parlare dell’individuo come se fosse diviso in regioni, ognuna, fino a un certo grado, indipendente dalle altre. Lo studio della personalità richiede proprio l’interesse allo stato della differenziazione dell’ambiente psicologico dell’individuo, in base al grado di intercorrelazione delle varie regioni. Si provi ad immaginare la figura esposta nel precedente paragrafo come divisa da un numero indefinite di di segmenti che la dividano in molteplici micro-aree di personalità. Esse rappresentano le regioni interne, i cui fatti possono entrare o meno in relazione con quelli che avvengono in un’altra regione. Inoltre, l’individuo è letteralmente in grado di spostarsi (intellettualmente) da una regione all’altra del suo ambiente. Tale processo è detto locomozione e scaturisce dal bisogno. Nella regione in cui si manifesta, il bisogno crea tensione e segue un processo di livellamento volto a distribuire la tensione su tutte le altre regioni, più o meno vicine.  A tal proposito, è bene spiegare come ogni regione possegga una sua valenza (positiva o negativa) in relazione ai bisogni (ad esempio, la fame è un bisogno che permette di vedere il cibo con valenza positiva). Inoltre, è possibile identificare il grado della valenza dall’intensità che esercita sulla persona.

Questo aspetto in particolare è di rilevante importanza nella spiegazione di molti fenomeni criminali, quali il furto o la rapina, in cui individui vengono messi di fronte ai loro bisogni, questi ultimi posti in una posizione totalmente irragiungibile (come, ad esempio, il sogno di un ragazzo di umili origini di possedere una motocicletta nuova).

 

Lorenzo Di Salvatore