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“Meno pasti al giorno meno tumore”: uno slogan un po’ estremo. Ma per capirlo, dobbiamo cominciare da uno dei processi più recentemente scoperti della cellula: l’autofagia.

Cos’è l’autofagia?

L’autofagia è un processo con il quale la cellula ricicla dei componenti che non servono più. Si può parlare di microautofagia, di macroautofagia e CMA. Microautofagia e CMA si riferiscono al riciclo di proteine e altre molecole liberi presenti nella cellula. La CMA, è un riciclo mirato, in cui proteine specializzate trascinano molecole specifiche all’interno del lisosoma, dove il tutto viene degradato. La microautofagia è invece un processo meno specifico.

Riciclo cellulare

Il processo che più ci interessa però, è quello della macroautofagia. La macroautofagia è un meccanismo di reazione della cellula a molti stress ambientali. È promossa da fattori esterni come le radiazioni, le infezioni e la mancanza di nutrienti. Consiste nella digestioni di interi organelli o insiemi di molecole di grandi dimensioni. Queste grandi strutture vengono avvolte da una membrana. Sopraggiunge poi un lisosoma, pieno di enzimi digestivi. Con l’unione delle due membrane sulle molecole da distruggere, tutti gli enzimi del lisosoma le scompongono nei loro componenti primari, che vengono così resi disponibili alla cellula per svolgere tutte le funzioni necessarie. La macroautofagia include per primi gli organelli e le strutture malfunzionanti o vecchi: garantisce quindi un riciclo dei componenti mal funzionanti. A differenza del proteasoma, l’autofagia non è un processo attivo di regolazione, ma di difesa. La cellula dall’autofagia trae energia, ma non la considera una funzione essenziale.

Ultima barriera contro il cancro

L’autofagia rappresenta anche l’ultima speranza per una cellula danneggiata. A mano a mano che le cellule del nostro corpo svolgono le loro funzioni, si deteriorano irrimediabilmente. Accumulando danni e mutazioni, possono finire col diventare neoplasie, o tumori. Ogni singola cellula ha dei meccanismi di difesa che le permettono di evitare di trasformarsi. L’ultima linea di difesa è proprio l’autofagia. Mentre la cellula sente che si sta deteriorando oltre il possibile salvataggio, attiva l’autofagia. Così prova a salvarsi, nella speranza che gli organelli digeriti possano essere ricostruiti, e si avvia verso il suicidio. Questo periodo viene chiamato crisi replicativa.

Per trasformarsi in tumore, le cellule devono sopravvivere alla propria crisi replicativa. In questo stadio le strutture cellulari cominciano a decadere, e i cromosomi a fondersi in aberrazioni. Saltando tutti i processi regolatori, la cellula continua a vivere, accumulando potenzialmente variazioni genetiche che possano trasformarla in un tumore.

La dieta contro i tumori

Come può aiutare in questo la dieta? Beh, la risposta è abbastanza strana. Dal premio Nobel nel 2016 sull’autofagia, è cominciata ad apparire all’orizzonte un regime alimentare detto “digiuno ad intermittenza”. Limitando temporalmente l’assunzione di cibo ad una finestra temporale durante la giornata, si riuscirebbe a stimolare l’autofagia. L’autofagia è infatti stimolata anche da periodi prolungati in assenza di cibo. Nello specifico, sembra che un significativo aumento del flusso autofagico si abbia dopo le 18 ore di digiuno. Un regime alimentare di questo tipo potrebbe anche aiutare coloro che litigano con la bilancia: il tempo limitato nel quale è consentito mangiare rende più difficile l’eccessiva alimentazione. Fondamentalmente quindi si tratterebbe di ridurre la frequenza dei pasti ad un solo pasto al giorno.

caratteristiche positive del digiuno intermittente link

I contro

Mantenere questo tipo di regime alimentare è difficile. Non solo per la forza di volontà e lo sforzo di non mangiare, ma anche dal punto di vista nutrizionale. Infatti, una dieta varia ed equilibrata, basata su più pasti al giorno, è relativamente facile da seguire senza creare scompensi. Al contrario, basandosi su un solo pasto giornaliero è facile incontrare cattiva alimentazione e carenze. Sebbene quindi sia un regime alimentare sostenibile, non dovrebbe mai essere adottato quindi senza cognizione di causa e controllo professionale. è stato osservato peraltro che, in alcuni soggetti, un regime alimentare del genere interferisce con il naturale equilibrio ormonale, soprattutto nelle donne.

Benché quindi non sia adatto per tutti, un aumento dell’autofagia è tra le premesse per prevenire il cancro. Tanto che questo processo è al momento oggetto di studi per terapie antitumorali. Ma qualunque cosa facciate, il metodo più testato per evitare quanto più possibile i tumori è uno stile di vita sano, privo di fumo, e con un’alimentazione varia ed equilibrata

 

 

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