Un nuovo anno è appena cominciato. Abbiamo tutti salutato il 2018, chi con un sorriso di gioia per quello che è stato, chi con tanta voglia di riscattare le delusioni ricevute. Ma il tempo dei bilanci è finito ed inizia ora quello dei propositi e delle aspettative per quel che sarà. Sogni, progetti, intenzioni si sono forse già disvelati nella nostra mente allo scoccare della mezzanotte. Magari abbiamo già percorso tutto l’anno venturo proiettandoci le nostre volontà. Ma come si presenterà questo nuovo inizio? Discorrere con assoluta certezza e senza alcun fondamento del futuro degli uomini è, Kantianamente parlando, un ‘fare da profeti’, ma tracciare una prospettiva di filosofia della storia può forse aiutarci a comprendere quello potrebbe essere.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Hegel e lo spirito errante

La prospettiva di Hegel sul corso della storia ha una dimensione di necessità e di universalità. Egli infatti non si sofferma in maniera decisiva sul ruolo del singolo individuo, ma su quello dello Spirito. Lo Spirito, il fondamento assoluto che sta alla base di ogni cosa esistente, secondo Hegel non si trova mai in una situazione di staticità, ma sempre in un movimento progressivo e dinamico. Questo dinamismo identifica il cammino dello Spirito come un passare da una possibilità ad un’altra fino a che ogni possibilità sarà realizzata. Il fondamento Hegeliano è dunque eternamente in divenire, è errante. Ma cosa intende Hegel definendolo errante? Egli vuol dire che sia lo Spirito erra, ovvero si muove, nel mondo, sia che in questo movimento definisce quali sono gli errori e li corregge. Lo spirito infatti si muove fra gli errori che si danno nel mondo, ovvero fra modi di presenza del fondamento che però non sono consoni al vero senso del fondamento stesso. Lo Spirito dunque passa da una figura storica ad un’altra per correggere tali errori.

La necessità della storia

Ma qual è la necessità della storia? Lo Spirito, nel suo progredire e nel suo correggere gli errori, definisce, dal punto di vista della conoscenza, forme di coscienza individuale sempre più perfette. La necessità dunque sta nel fatto che, siccome ci saranno forme di coscienza di sapere sempre più elevate, allora necessariamente ci saranno figure storico-sociali sempre più complete. Le varie figure storiche (culturali, economiche, sociali) si sviluppano, secondo Hegel, sempre in una linea di miglioramento qualitativo e quantitativo. Tutto ciò però non per scelta degli individui, ma per motivi razionali. Infatti è lo Spirito che fonda e giustifica tutto questo processo, creando nel passato le condizioni di determinazione del futuro.

Un passo da La Gaia Scienza, libro IV, pagina 342.

Nietzsche e l’eterno ritorno dell’uguale

Il concetto di eterno ritorno dell’uguale è il centro focale di tutta la riflessione di Nietzsche. Per comprenderlo adeguatamente proviamo a fare prima un paragone con Hegel. In Hegel è lo Spirito a fornire la necessità del percorso storico del mondo. Lo Spirito, nel suo presenza passata, ha già posto le condizioni per la sua presenza futura. Per Nietzsche tutto ciò è intollerabile. Quando nel 1882, nel testo “La Gaia Scienza”, scrisse la celebre sentenza “Dio è morto”, Nietzsche non decretava solo la morte del Dio Cristiano, ma di tutte quelle strutture immutabili che, come Dio o lo Spirito, governano il mondo. Porre una struttura immutabile infatti significa eliminare la volontà creatrice dell’uomo. Ma per l’uomo è un’evidenza che, nel divenire del tempo, la sua volontà è capace di creare, e spesso crea dal niente, ovvero attingendo da ciò che ancora non c’è. Un pensiero, un gesto prima non c’erano e adesso ci sono. Se ci fosse una struttura immutabile a governare il mondo, allora tutto quello che ora non c’è si dovrebbe necessariamente conformare alla volontà di essa per venire ad essere, privando così l’uomo della sua volontà creatrice.

Il serpente che si divora la sua stessa coda, immagine dell’eterno ritorno dell’uguale.

E il passato?

Date queste considerazioni, sembra lecito chiedersi che ruolo abbia il passato, dal momento che in molte nostre scelte sul futuro sembra evidente che le scelte passate giochino un ruolo importante. Per Nietzsche però neanche il passato può assumere un ruolo di comando sulla nostra volontà. Se così fosse infatti, il passato stesso si presenterebbe quale struttura immutabile. Deve essere la nostra volontà a comandare su tutto ciò che è già stato. Ma come è possibile conciliare ciò con quel concetto di eterno ritorno dell’uguale, che effettivamente parla di un ripetersi all’eternità di ciò che abbiamo già vissuto? Ancora cruciale è la volontà umana. La volontà creatrice umana, non condizionata da nulla, vuole sempre qualcosa di nuovo nel divenire del tempo. Ma quello che ha già voluto, essendo sempre sotto il controllo della volontà e non essendo qualcosa di immutabile, ritorna sempre come un ri-voluto. L’eterno ritorno dell’uguale è quindi quel movimento della volontà che, nel suo volere sempre cose nuove, finisce a ri-volere eternamente quello che ha già voluto. 

Considerazioni finali

Per quanto la filosofia hegeliana limiti il contributo individuale nel divenire storico, essa è però espressione di grande ottimismo. Dunque in una prospettiva come quella di Hegel, tutti gli errori cosmico-sociali del 2018 non sono stati altro che momenti necessari allo Spirito per poterli correggere e poter quindi definire un anno venturo migliore. Nell’ottica di Nietzsche invece questo esito positivo non è così scontato, in quanto non dipende da un fondamento assoluto ma solamente da noi stessi. Un augurio dunque che questo 2019, in quanto espressione della propria volontà, sia un eternamente ri-voluto.

Dario Montano

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