Immagina di poter pagare la spesa o il caffè usando il dorso della mano come un bancomat, di poter aprire la macchina con un cenno piuttosto che con le chiavi e di avere tutti i tuoi dati personali letteralmente a portata di mano. Immagina un futuro in cui magari questi chip potrebbero monitorare il tuo stato di salute quotidianamente. Ebbene potresti averlo, in Svezia infatti sono già stati oltre 4000 i chip sottopelle impiantati, qualche centimetro dietro il pollice. Questi dispositivi attualmente hanno il costo di uno smartphone di fascia medio-bassa (meno di 200€) e costituiscono una delle principali innovazioni del nostro tempo. Insomma potremmo disporre di un telecomando, un bancomat sottocutaneo, un’ulteriore memoria non suscettibile di dimenticanze, una sorta di hard disk.

Ecco la semplice operazione con cui viene impiantato il chip

Usi tra sicurezza e produttività

Oltre all’uso personale questi strumenti possono trovare diversi campi di applicazione. Ad esempio nella tutela della sicurezza pubblica questi dispositivi potrebbero venire impiegati nel caso di individui ritenuti pericolosi, o in stato di custodia cautelare. Tra i vari interessati alla tecnologia primeggiano società che si occupano di finanza o di ingegneria. Non a caso sono aziende che trattano cose preziose, siano essi denaro o prodotti di sofisticata ingegneria. L’intenzione infatti è di affinare il monitoraggio dei dipendenti ad esempio sostituendo questi chip ai classici badge. In tal modo sarebbe oltretutto possibile individuare lavoratori improduttivi o assenteisti, o anche impedire accessi in aree riservate

Privacy e paura ‘Grande Fratello’

Se molti si sono esaltati per la comparsa di questi dispositivi, molti altri si dicono preoccupati. Ad esempio la Cbi, vale a dire la principale associazione di aziende in UK (una sorta di Confindustria), ha definito tutto ciò “disturbante“. Il timore è che alcune aziende possano controllare continuamente spostamenti e abitudini dei propri dipendenti togliendo loro una grossa fetta di privacy. Tra gli scettici alcuni manifestano la paura che i chip sottocutanei oggi impiantati su base volontaria possano diventare obbligatori. Così ognuno sarebbe sorvegliato e monitorato e gli uomini trattati come macchine.  In uno scenario che rassomiglia al Grande Fratello di Orwell.

Tecnologia utile o pericolosa?

 I dubbi nel campo di un uso personale e volontario riguardano il rischio che questi dispositivi possano venire hackerati. Non è per nulla improbabile che come ogni strumento anch’essi possano venire infiltrati. In tal caso l’hacker potrebbe avere accesso ad ogni aspetto della vita del proprietario: spostamenti, carte di credito, quadro clinico, abitudini e quant’altro. Pertanto è necessario che questa interessante tecnologia venga sviluppata, migliorata e resa sicura. Come far convivere la necessità di sviluppo delle aziende con i diritti delle persone? Una soluzione potrebbe essere quella di porre dei requisiti alle aziende che hanno necessità di impiantare chip al personale e vietarlo a quelle che invece non li soddisfano. Inoltre rendere il lavoratore e non il datore di lavoro proprietario dei dati registrati al di fuori dell’orario di lavoro. Regolando così l’uso dei chip sottocutanei si potrebbe garantire sia la libertà dell’uomo e il suo diritto alla privacy che i bisogni delle aziende e il loro sviluppo tecnologico. 

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