Identità personale, tra memoria e consapevolezza

Chi sono io? Cosa presumiamo resti costante quando ci riferiamo all’identità personale? Mi identifico con lo stesso “io” se perdo coscienza del mio passato?
Queste domande sono alla base del dibattito lockiano dell’identità dell’anima. Locke, nella sua opera di stampo empirico “Saggio sull’intelligenza umana”, critica e prende le distanze dalla dottrina metafisica aristotelica che pretende di sovrapporre l’io alla sostanza che permane identica a se stessa nonostante sia caratterizzata da molteplici proprietà accidentali. L’empirista controbatte affermando che la “substantia” è un sostantivo vuoto che non presenta nessun uso conoscitivo.

Locke demolisce l’io come soggetto sostanziale e lo identifica con una connessione tra stati mentali messa in atto dalla memoria. Quest’ultima gioca un ruolo fondamentale , essa infatti ha il compito di riportare alla “primitiva nitidezza” le idee della nostra mente che si sono offuscate con il passare del tempo. L’identità personale è una continuità psicologica che tiene conto di ricordi, piaceri, relazioni, riflessioni passate per utilizzarle in un piano futuro.

L’anima viene esclusa dal concetto di “io”. “Se l’anima di un principe, che avesse la coscienza della vita passata del principe, entrasse nel corpo di un calzolaio e lo informasse non appena l’anima sua l’avesse abbandonato , sarebbe la stessa persona del principe, responsabile solo delle azioni del principe; ma chi direbbe che si tratta dello stesso uomo?”. Locke immagina che l’anima si trasferibile da un corpo a un altro e che questa sia cosciente, dopo il passaggio, delle azioni commesse in passato. In base a quel criterio affermiamo che l’uomo, risultato di questo scambio, sia il medesimo?

A questo punto bisogna definire il concetto di uomo e di persona. Per uomo intendiamo un corpo materiale caratterizzato da innumerevoli particelle la cui unità è garantita dalla sua forma (si noti che in questa definizione si esclude la razionalità dell’essere umano). Con il termine persona ci riferiamo invece a “un essere intelligente e pensante, che possiede ragione e riflessione, e può pensare se stesso, cioè la stessa cosa pensante che egli è, in diversi tempi e luoghi”, quindi un essere razionale che compie azioni delle quali è cosciente ed è proprio questa consapevolezza a costruire il fulcro della questione. L’identità personale equivale all’identità di coscienza, dove si arresta quest’ultima termina la persona.

Isabella Amalia Di Pasquale