Verrà la morte

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è l’ultima poesie dello scrittore nato nelle Langhe, Cesare Pavese. L’ultima poesia come l’ultima raccolta poetica contenente una serie di poesie di media lunghezza, tragiche, strazianti, la magiior parte dedicata a lei Costance Dowling, attrice americana al tempo famosa negli Stati Uniti per la sua bellezza e il suo atteggiamento da “famme fatale”. Costance e Pavese si incontrano poche volte quando quest’ultima giunge in Italia dopo una serie di insuccessi cinematografici. La prima volta accade durante un ritrovo letterario, Pavese la guarda, la nota e sul fine della serata se ne invaghisce. Lei, d’altro canto, sembra ricambiare almeno per i primi istanti, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è datata 22 Marzo 1959 durante l’unica vacanza passata insieme a Cervina, nelle pagine del suo diario scrive «Stamattina alle 5 o 6. Poi la stella diana, larga e stillante sulle montagne di neve. L’orgasmo, il batticuore, l’insonnia. C. è stata dolce e remissiva, ma insomma staccata e ferma. Il cuore mi ha saltato tutto il giorno, e non smette ancora. Da tre notti quasi non dormivo. Parlavo, parlavo» ed ancora «È così buona, così calma, così paziente. Così fatta per me. Dopotutto è lei che mi ha cercato…». Purtroppo però quell’amore che a Pavese era sembrato puro e autentico nascondeva l’ennesima beffa, Costance riparte preso da Cervina per Hollywood dove inizia subito una nuova relazione «Nulla. Non scrive nulla. Potrebbe essere morta. Devo avvezzarmi a vivere come se questo fosse normale…».  Dopo aver appreso la notizia della sua partenza, Pavese scrive righe ad oggi famosissime  «È cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera, sull’imbrunire, stretta al cuore, fino a notte, adesso il dolore invade anche il mattino>.  A Torino, il 14 agosto, scrive: «E anche lei finisce allo stesso modo. Anche lei. Va bene. Sono onde di questo mare». Un ennesimo fallimento amoroso che li sarà fatale spingendolo, insieme ad altri fattori, alla fatidica decisione del suicidio. “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” diventa l’emblema del nichilismo, dove lo spettro della morte si aggira intorno all’ombra del poeta. Pavese, da sempre perseguitato da pensieri suicidi, rivede nell’amata gli occhi dello spettro fatale. La morte diventa la personificazione di Costance attravero suoi il poeta rivede se stesso, un essere già privo di vita. La comunicazione, gli affetti, l’emozioni non contano più, sono vuoti così com’è il loro amore, nulla può salvarlo. Non c’è più alcuna speranza, è come se Pavese volesse affermare quanto rivelatoria sia stata la loro breve relazione, intensa e allo stesso tempo struggente, tramite la quale ogni cosa terrena ha perso il suo valore. Non rimane altro se non spalancare le braccia agli occhi di lei e lasciarsi travolgere nel buio del silenzio.

Sono onde di questo mare

Ogni essere umano vuole essere amato, ognuno di noi desidera sentirsi speciale per un altro essere. Putroppo però la tradizione ci insegna la favola del vero amore, quello che dura per sempre, per molti però il vero amore è quello che si è spezzato. La vita, la realtà, le circostanze spesso ci costringono a dire addio a persone che non avremmo mai pensato di dover abbandonare, a volte perchè le nostre strade si dividono altre perchè, talvolta, la tempistica non è delle migliori. Non sempre, infatti, l’amore e la vita s’incontrano sullo stesso binario e spesso, nonostante i tentativi, non è facile tener stretti entrambi. Si finisce a dover scegliere, a dover dire addio seppur questa persona rimarrà nel nostro cuore per molto tempo. Questo non vuol dire che il vero amore non esista, ma a volte non può concretizzarsi nella realtà, rimanendo una costante solo nel profondo dei ricordi.

Call me by your name

“Call me by your name” è l’ultimo bestseller firmato Aciman e diventato un film acclamattissimo nel 2017. Una storia semplice, tra due uomini, un adulto ed un adolescente innamorati nel caldo delle campagne cremasche nel 1983. Lui, Oliver, professore universitario ed Elio, un giovane alla scopera del primo amore e della sessualità . I due iniziano segretamente a frequentarsi, prima innocentemente, per poi iniziare una vera e propria relazione, gite, escursioni e pomeriggi passati ad osservarsi. ” Chiamami con il tuo nome” nasce come richiesta che l’uno fa all’altro, un modo di entrare in simbiosi, diventando uno la metà dell’altro. Un amore forte, sincero ma pieno di addii detti silenziosamente. L’estate finisce, così come il tempo a disposizone, un ultima gita a Bergamo suggella ultime notti di passioni per poi terminare con un arrivederci di fronte ad un treno che riporterà Oliver in America. Passano i mesi ed il giovane, non riuscendo a dimenticare il suo primo vero amore trascorre le ore in attesa di novità, che riceve durante il giorno di Natale. Oliver si sposa e a dirglielo sarà proprio lui, in una chiamata triste e piena di parole non dette, una telefonata che termina in lacrime davanti ad un camino scoppiettante dove il ragazzo ripensa agli attimi estivi passati insieme, attimi che non torneranno più. Nel film, è una scena particolarmente intensa poichè nonostante l’evidente dolore del ragazzo, tutto ciò che lo circonda continua ad andare avanti, si sente il rumore della cucina, i passi dei genitori, il richiamo di sua madre, la vita che deve andare avanti anche senza quello che è l’amore della sua gioventù.

 

 

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