Il Superuovo

La Francia lancia un segnale ed elimina la parola razza dalla costituzione

La Francia lancia un segnale ed elimina la parola razza dalla costituzione

 L’articolo 1 della costituzione francese afferma l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, citando espressamente:”Senza distinzioni di razza”. Il testo esclude anche il paese di origine e la religione professata come possibile discriminante, ma è la parola razza a destare scalpore. Ora grazie ad una proposta di revisione, votata all’unanimità dall’assemblea nazionale francese, il termine incriminato non comparirá più all’interno della legge fondamentale dello stato. Questa parola fa infatti riemergere, attraverso il suo percorso storico, momenti bui della civiltà umana, caratterizzati da persecuzioni e atrocità. 

Il concetto storico di razza

Nell’antichità classica non si registra il concetto biologico di razza. Né i romani né i greci erano soliti suddividere i popoli in gruppi omogenei, attraverso caratteristiche fisiologiche o comportamentali. Delinearono il concetto di “Barbaro”, ma gli attribuirono un significato di disconoscitore della cultura greca, niente a che vedere con la discriminazione razziale. Anche per i romani il colore della pelle non rappresentava un segno di inferiorità. Non era infatti inusuale per un nero occupare posizioni di alto rango, come testimonia l’imperatore Settimio Severo, di origine libica.

Razza

Bisogna invece attendere l’epoca colonialista per poter parlare di razze umane. Dopo la scoperta delle Americhe, gli europei misero in atto una violenta conquista dei territori del nuovo mondo. Non riconobbero le autorità e le culture presistenti, dichiarando quei territori “Terra nullius”, ovvero sotto la giurisdizione di nessuno. Per giustificare le atrocità commesse portarono avanti in patria una politica di ridicolizzazione dei selvaggi d’oltreoceano. Si batterono per la causa anche influenti artisti e letterati del tempo, come Sepùlveda, che li definí non uomini, bensì omuncoli. Questi “esseri” non erano perciò degni della misercordia dell’evoluto uomo europeo, e per alcuni non erano nemmeno degni di esistere. Anche la religione aiutó ad acquistare consensi. Dio creó infatti l’uomo a sua immagine e somiglianza, e questi omuncoli altro non erano che un distorto ritratto del Creato. Una razza inferiore che abitava questo mondo per un semplice errore di progettazione e che nulla poteva contro la supremazia caucasica.

La scienza al servizio del razzismo

Purtroppo è stata proprio la scienza a dare fondamento alle teorie discriminatorie sulle razze umane. Durante il periodo precedentemente citato, l’antropologo Blumenbach, attraverso la misurazione dei crani, delineò l’esistenza di 5 diverse razze umane. Ovviamente tutte inferiori a quella caucasica. Le teorie vennero accettate dall’opinione pubblica fino agli studi di Darwin, che stravolsero le conoscenze dell’epoca.

Razza

Darwin teorizzò una specie comune di appartenenza per tutti gli esseri umani, la cui formazione aveva avuto luogo in Africa. Non escluse però il concetto di razza, nonostante venga ricordato come un progressista e fermo antischiavista. La sua idea di razza era figlia della selezione sessuale. Questi studi preparatori permisero a suo cugino, Francis Galton, di farsi strada nel lastricato percorso delle scienze statistiche. Aggiunse nuove discriminanti alla distinzione biologica degli esseri umani, studiando oltre ai crani e ai corpi anche i comportamenti e l’aspetto estetico. Sosteneva che questi tratti distintivi fossero ereditibali e in un certo modo controllabili, attraverso una riproduzione sessuale studiata a tavolino. Queste ipotesi portarono allo sviluppo dell’ eugenetica e ai primi utopistici tentativi di sviluppare una razza pura, obbiettivo perseguito anche durante l’epoca nazista.

Lo studio della genetica, nel secondo dopoguerra, riuscì finalmente a negare un concetto affiliato a tentativi di giustificare soprusi e desideri di conquista. Carlo Alberto Redi, noto scienziato, ha dimostrato che ogni popolazione è frutto di incroci e migrazioni che escludono la trasmissione ereditaria e continuata di certi tratti distintivi. Solamente un isolamento geografico prolungato avrebbe permesso agli scienziati di parlare di razze, ma la realtà dei fatti suggerisce ben altro.

L’esperienza francese

Nonostante oggi la comunità internazionale abbia largamente escluso l’ipotesi della divisione in razze del genero umano, la coscienza è ancora un terreno fertile per il proliferare di queste teorie separatiste. Spesso il concetto di identità nazionale viene confuso dall’opinione pubblica con quello di distinzione in razze. Per questo motivo a livello socio-politico si continuano a creare nette distinzioni tra il “noi e loro”, sviluppando così la paura del diverso. L’assemblea generale francese, cosciente di questa attuale problematica, ha così deciso di riscrivere il testo della legge fondamentale dello stato. Nonostante l’iter revisionale sia ancora in corso, e il testo non appaia ufficialmente riformulato, siamo davanti ad una svolta storica che cerca di invertire la corrente razzista, che ha invaso molti settori della società odierna. Non sarà certamente una dicitura diversa all’interno della costituzione a far sparire i sentimenti xenofobi, ma ci si augura che possa almeno rappresentare un forte segnale.

 

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