Parole, parole, parole…” cantava Mina, in un grande successo della musica italiana. Se si provasse, per un istante solo, a spogliare Mina delle proprie fattezze, e ad immaginarla senza capelli, con gli occhiali squadrati e una sciarpa verde leghista al collo, probabilmente il testo del grande successo in questione sarebbe più adatto quale “Polemiche, polemiche polemiche…“.

Polemiche ovunque, infatti, sono quelle che l’universalmente noto ministro alla famiglia Fontana sta attirando su di sé, ad ogni affermazione o presa di posizione su argomenti controversi.

Controversa risulta essere infatti la sua figura di politico, sempre al centro dell’attenzione e delle critiche, supportato o combattuto nell sue lotte tradizionaliste, deciso e intransigente rispetto alle proprie convinzioni e idee.

Il caso

Al proprio debutto da ministro alla famiglia, Fontana aveva già messo in chiaro le sue idee riguardo al proprio ruolo: l’unica vera famiglia è la cosiddetta “famiglia tradizionale“, composta da una coppia di genitori esclusivamente eterosessuali.

Mostratosi deciso nelle proprie azioni, ora Lorenzo Fontana compie ulteriori passi avanti per rendere tali convinzioni effettive all’interno dello stato italiano, cercando di limitare le possibilità di una coppia omosessuale di avere una famiglia e crescere dei figli.

La sua intenzione, secondo quanto recentemente dichiarato, sarebbe infatti quella di mettere fine al riconoscimento di figli di coppie omosessuali nello stato italiano.

Tali riconoscimenti da parte dei tribunali, ad ora, sono stati circa 300 in Italia, con Torino quale prima città ad ufficialmente attuare tale operazione legale.

L’esplicita intenzione di Fontana, tuttavia, non rappresenta un’azione che porti alla revoca di precise leggi, ma piuttosto la volontà del ministro sarebbe quella di portare al rispetto delle leggi italiane vigenti.

Infatti la maternità surrogata è esplicitamente vietata dalle leggi italiane, motivo per cui molte coppie omosessuali decidono di aggirare la situazione, sfruttando la disponibilità di diversi paesi esteri in cui tale pratica è consentita.

Rispetto delle leggi italiane, per cui, è ciò che chiede Lorenzo Fontana, che nella sua lotta ha ricevuto l’appoggio del ministro degli interni Matteo Salvini, che a sua volta avrebbe manifestato la propria volontà di garantire ad ogni bambino un padre e una madre.

L’intervento, come pronosticabile, ha scatenato le critiche e le proteste di molte personalità politiche attive sul campo. Prima tra tutti la sindaca di Torino Chiara Appendino, che ha dichiarato la propria intenzione di continuare con le registrazioni nella propria città. Ad accendere lo scontro, poi, sono intervenuti anche Nichi Vendola e l’associazione Famiglia Arcobaleno.

Fontana e la sua morale tradizionalista

Nel lontano 1789 la società umana veniva stravolta, o letteralmente rivoluzionata, dalla Rivoluzione francese, che cambiò per sempre la morale, concentrando l’attenzione della politica sul rispetto dei diritti universali e inalienabili dell’essere umano.

La presa della bastiglia

E ad oggi ripeterci l’importanza di questa rivoluzione risulta pedante, noioso e ripetitivo. Già, ripetitivo. Perché dentro il rispetto di questi diritti, dentro questi valori morali si è sviluppata la nostra società attuale, sempre in tensione verso la ricerca di ogni sopruso, sempre in tensione verso la realizzazione della felicità di ognuno, nel rispetto delle sue differenze.

E allora come accade che la volontà di molti di noi sia quella di arrestare questo processo, e di privare a molti esseri umani, colpevoli di nulla, della possibilità di realizzarsi?

Come già preannunciato, Fontana cerca ora di circoscrivere una spazio preciso, per quanto riguarda la definizione di “famiglia“, cercando di evitare la formazione di famiglie omogenitoriali, nonostante i casi di tali famiglie siano in costante crescita.

La circoscrizione del concetto di famiglia intorno alla sua idea “tradizionale” è solo uno dei punti fissi di un ministro che, già in altri casi, si è fatto portatore convinto di ideali tradizionalisti e rigidi, manifestando un evidente chiusura mentale, la cui correttezza morale risulta essere frutto di valutazione soggettiva.

La maternità surrogata

La maternità surrogata consiste in una pratica che permette a quelle coppie che non possono concepire figli, quindi omosessuali o con casi di sterilità, di riferirsi ad una madre surrogata, una donna che decide di prendere in carico una gravidanza, attraverso inseminazione artificialmente.

La pratica, come già fatto notare, è vietata sul suolo italiano, ed è considerata altamente controversa, in quanto essa porterebbe ad una sorta di commercializzazione del corpo femminile e di bambini.

Infatti, spesso è stata criticata la strumentalizzazione che deriverebbe da tale pratica, che snaturerebbe il concetto di nascita, portandolo ad una sorta di produzione quasi industriale, all’interno della quale la donna rappresenta un semplice macchinario.

Questa pratica, tuttavia, non rappresenta se non un rimedio della scienza ad un disagio biologico dell’essere umano, che si vede così privato della possibilità di realizzare un suo desiderio, in maniera non immorale ma amorale, data la sostanziale amoralità della natura in sé.

L’uomo, attraverso la scienza, cerca da sempre di sovrascrivere razionalmente la propria natura, di rimediare a ciò che non conviene, nella sua incessante tensione verso l’autoconservazione e la felicità morale.

A questo punto, all’interno di un ambiente protetto, dove la volontà dei singoli viene rispettata nella sua interezza, dove starebbe l’immoralità di una pratica che, come una medicina o un qualsiasi rimedio tecnico-scientifico, cerca di avvicinarci sempre più al nostro benessere morale?

Ricapitolando, per concludere, cercare di arrestare questo processo di affermazione dei diritti universali del singolo, inevitabilmente attirerà critiche, scontri e disaccordi.

Come si può giudicare una determinata pratica come immorale a priori se una morale a priori ci è sconosciuta? Perché dovrebbe essere immortale un’attività che viene praticata nel rispetto morale di ogni volontà?

Giovanni Ciceri