La conferenza

I quasi 200 Paesi riuniti per la 24esima Conferenza della parti dell’United Nations framework convention on climate change (COP24 UNFCCC) hanno adottato quello che l’ONU definisce un “robusto insieme di linee guida per l’importante Accordo di Parigi del 2015, mirato a mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali“. Sugli impegni concreti di riduzione delle emissioni è tutto rinviato al 2020, ma almeno si è trovato un accordo sulle regole per fissare e monitorare questi obiettivi. Questo, in estrema sintesi, l’esito della COP24 sul clima di Katowice, conclusasi nella notte tra il 15 ed il 16 Dicembre, dopo quindici giorni di negoziato serrato e prolungato, durato un giorno più del previsto.

Le aspettative sull’incontro erano basse, viste le condizioni generali in cui si è arrivati alla conferenza: gli USA che si sono tirati fuori dai negoziati, paesi scettici come Brasile e Australia, la Francia praticamente assente, e – di contorno – la puzza di carbone del distretto minerario di Katowice in una Polonia che continua a battersi per difendere questa fonte energetica dannosissima per il clima, da cui è però fortemente dipendente. Tuttavia i risultati hanno superato le aspettative con la stipula del Paris Agreement Work Programme: il regolamento attuativo (rulebook) dell’Accordo di Parigi.

(fonte: cop24.mtp.pl)

Importanti obiettivi, TACCC

Tra i punti più rilevanti del rulebook, quelli che avallano l’Accordo sul clima di Parigi di 4 anni fa: limitare l’innalzamento della temperatura media globale dai +2°C (Copenaghen, 2009) a +1,5°C rispetto ai valori dell’era preindustriale. punto due: il processo di revisione degli obiettivi, da svolgersi ogni cinque anni. Il primo controllo quinquennale ufficiale sarà quindi nel 2023 e poi a seguire. Punto tre: L’erogazione, da parte degli stati di vecchia industrializzazione, di cento miliardi all’anno (dal 2020) per diffondere in tutto il mondo tecnologie verdi e decarbonizzare l’economia. Potranno contribuire anche fondi e investitori privati. punto quattro: il meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei paesi più vulnerabili geograficamente, che spesso sono anche i più poveri.

Per entrare nel merito di solo quest’ultimo punto, è stata archiviata la tradizionale differenziazione degli obblighi (la cosiddetta “biforcazione“) tra paesi industrializzati ed in via di sviluppo (pvs), con l’adozione di regole comuni, non senza flessibilità per questi ultimi che ne necessitano in base alle proprie capacità. Ogni stato contribuirà in maniera differente – in base alle proprie disponibilità economiche – alla salvaguardia della Terra. La costruzione del sistema di reporting e monitoraggio comune a tutte le Parti, è fondato sui principi di Trasparenza, Accuratezza, Completezza, Coerenza e Comparabilità (TACCC), il cuore del nuovo pacchetto di regole.

(fonte: rinnovabili.it)

Decarbonizzare: un imperativo

La decarbonizzazione è il processo di cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia, in particolare la sua riduzione. Osservando la composizione delle principali materie prime energetiche si nota come i diversi rapporti carbonio-idrogeno che le caratterizzano, determinino anche l’eco-sostenibilità di queste ultime. Nel caso della combustione della legna per ogni atomo di idrogeno sono presenti dieci atomi di carbonio (rapporto 10:1). Il carbone ha invece due atomi di carbonio per ogni atomo di idrogeno (rapporto 2:1). Il petrolio ha un rapporto carbonio-idrogeno pari a 1:2, ossia per ogni atomo di carbonio esistono due atomi di idrogeno, mentre quello del gas naturale è pari a 1:4 ed è il più basso tra le fonti d’energia fossile.

(fonte: Ilmeteo.it)

Questo significa che il gas è la fonte d’energia – escludendo solare, eolica & co. – che tra tutte immette meno anidride carbonica (gas serra) nell’atmosfera. L’economia dell’idrogeno è comunque la più pulita in assoluto, tant’è che le aziende si stanno muovendo – soprattutto per quanto riguarda la ricerca – in quella direzione. Da tempo la decarbonizzazione non è più considerata un’opzione, ma un imperativo, in quanto si tratta dell’unica soluzione possibile per lasciare in eredità alle prossime generazioni un pianeta sostenibile (o anche solo un pianeta).

Umberto Raiola

 

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