Cicloni tropicali: quando il cielo si scatena

Gli oceani sono masse d’acqua molto dinamiche. Durante l’estate si riscaldano notevolmente e, quando il calore accumulato si rilascia, possono nascere tempeste di grandi proporzioni: si tratta dei cicloni tropicali. In base alla zona di formazione assumono nomi diversi: si chiamano tifoni se nascono nel Pacifico, mentre se prendono vita nell’Atlantico sono detti uragani. Qualunque sia il loro nome, comunque, le dinamiche sono uguali.

Quando un ciclone tropicale arriva, una visuale del genere è normale

Formazione dei cicloni tropicali

Di solito i cicloni tropicali si formano alla fine dell’estate, quando il rilascio di calore è maggiore. Ciò significa che il periodo più propizio nell’emisfero boreale è tra Agosto e Settembre, mentre nell’emisfero australe sarà tra Febbraio e Marzo. Di norma la formazione avviene alle latitudini tropicali degli oceani, ma ci possono essere delle eccezioni. Qualche volta infatti dei fenomeni analoghi hanno preso vita nel Mar Mediterraneo, anche se meno potenti. Ma come si formano i cicloni tropicali? Durante l’estate gli oceani si riscaldano molto, e si creano le condizioni atmosferiche ideali per lo sviluppo di un ciclone, ad esempio un alto tasso di umidità. Quando arriva una perturbazione, ecco che il ciclone si forma. La rotazione, senza la quale il ciclone non esisterebbe, è dovuta alla forza di Coriolis. Il vento poi determinerà la direzione del suo spostamento.

I cicloni generano dei venti molto forti

Effetti dei cicloni tropicali

Data la loro violenza, i cicloni sono dei fenomeni molto distruttivi. I mezzi a disposizione, ad ogni modo, aiutano a prevedere la potenza e la direzione in cui essi si muoveranno. Questo permette di limitare i danni, per quanto sia impossibile evitarli. Addirittura i cicloni hanno dei nomi propri, in modo tale da distinguerli meglio nel caso in cui se ne dovessero formare diversi in una volta sola. Le previsioni permettono quindi di preparare degli eventuali piani d’evacuazione delle zone interessate. Le popolazioni evacuate si trasferiscono nel’entroterra, poiché i cicloni si ritrovano senza la propria fonte di energia e si dissolvono. Spesso questi fenomeni provocano danni molto ingenti dal punto di vista economico e ambientale, e nei casi più gravi portano alla perdita di vite umane.

Al passaggio di un ciclone, gli allagamenti sono molto frequenti

Un caso emblematico: l’uragano Katrina

Quando si parla di cicloni tropicali, il primo esempio che viene in mente è spesso l’uragano Katrina. Esso infatti è noto per essere stato il ciclone più disastroso della storia. Nacque il 23 Agosto 2005 al largo delle Bahamas, poi si intensificò e raggiunse la Louisiana il 29 Agosto, sferzandola con venti fino a 205 km/h. In seguito si spinse nel’entroterra del Mississippi e si indebolì, scomparendo il 31 Agosto 2005. Il bilancio definitivo parla di 1836 morti e 705 dispersi, mentre i danni economici ammontarono a 108 miliardi di dollari. Anche l’ambiente ne risentì, poiché diverse spiagge vennero erose e gli habitat si frammentarono a svantaggio delle specie animali presenti. Per ritornare alla normalità, dopo un disastro simile, ci volle molto tempo.

Matteo Trombi