La bellezza è in grado di curare anima e corpo: questa convinzione ha portato all’iniziativa bergamasca di trasformare le sale d’attesa dell’ospedale Humanitas Gavazzeni in opere d’arte. Sono state riprodotte in maxi formato le opere conservate presso l’Accademia Carrara in cui emergono diversi nomi di spicco: Botticelli, Canaletto e Raffaello. 

Le maxi riproduzioni dei capolavori dell’Accademia Carrara saranno esposte per un anno sui muri delle sale d’attesa e dei corridoi dell’ospedale bergamasco Gavazzeni. L’arte e la bellezza nello specifico si pongono come strumento per alleviare i dolori dell’anima e non solo.

Page: andiamo alle mostre per sopravvivere, l’arte produce dopamina e risonanza empatica

Picasso sosteneva che L‘arte scuote dell’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni. E non avrebbe potuto essere più incisivo nella descrizione del ruolo dell’arte e della bellezza nelle nostre vite, tanto grande quando il benessere che ne traiamo, a livello spirituale e non solo. 

Fonte: internazionale.com

Mark Page, infatti, sostiene che di fronte a certe opere d’arte avviene un rilascio di dopamina, la sostanza del piacere ,e che le  emozioni così generate sono ancora più intense se ci troviamo immersi in un folto nucleo di persone, come spesso avviene all’interno di un museo. Ecco la sua tesi: Andiamo alle mostreper sopravvivere Egli sostiene infatti che il sistema dei neuroni specchio  mette il soggetto in risonanza empatica con l’opera osservata: ammirando un dipinto ci sentiamo parte integrante e partecipi di esso.

Schopenhauer: arte come forma di redenzione e di incontro con l’altro da sè

La proposta filosofia di Schopenhauer si basa sullo sguardo caratterizzato da un profondo  pessimismo riguardo alla vita degli uomini: La vita è un pendolo che oscilla tra noia e dolore. Questo dolore entro e di insofferenza sono causati dalla mordace Volontà che costringe il soggetto all’istintiva soddisfazione dei bisogni che sfocia inevitabilmente nella sopraffarazione sugli altri e sul desiderio di prevaricazione.

Fonte:libriantichi.online

Schopenahuer individua però tre vie di redenzione e liberazione dal mostro della Volontà che abita in ognuno di noi: la prima via è quella estetica. La conoscenza del genio artistico è capace di rivolgersi direttamente all’idea, andando oltre il Velo di Maya che la Volontà pone sui nostri occhi, nascondendoci l’essenza della realtà. L’artista è capace di una forma superiore di visione, che oltrepassa i limiti del fenomeno, per cogliere l’essenza delle cose. Egli si pone, nel momento della creazione, di fronte al mondo come puro spettacolo della Volontà e lo stesso accade al soggetto che contempla l’opera in modo disinteressato. In ciò consiste la bellezza: nella capacità di vedere la realtà come manifestazione della Volontà, maestosa è terribile, e soprattutto nella capacità di estraniarsene ed osservala senz’altro parteciparvisi.

Heidegger: nell’opera d’arte è in opera l’evento dell’anno Verità

Heidegger considera  l’opera d’arte come un mondo autonomo di significati e valori. Essa ci costringe ad andare oltre l’ordinario attraverso l’ordinario,   in quanto rimanda al senso del mezzo, all’obiettivo di funzionalità dell’oggetto rappresentato . Ciò è possibile se si coglie  l’usabilità ossia l’esser mezzo del mezzo: caratteristica che permette di vivere concentrati sull’esistenza e non sul mezzo stesso.

Fonte: libriantichi.online

L’opera d’arte diventa  necessaria  per entrare in contatto con l’essere nel mondo: in essa il mezzo si mostra nella sua verità (Alethéia), si svela agli occhi dell’ente. Ciò porta inevitabilmente a evitare di considerare l’opera d’arte come una riproduzione fedele della realtà, essa costituisce un orizzonte di rimandi a concetti  sempre nuovi, ha un carattere rivelativo,  svela un mondo autonomo di significati mai definitivamente esplicitati. Emerge così il carattere chiaroscurale  dell’opera,  rivelatrice di una verità  che non si coglierà mai totalmente. L’ente speciale, ossia l’uomo, non potrà mai avere tutti i significati davanti a sé, ma in questo modo  egli  è capace di cogliere attraverso gli strumenti culturali la verità e  di scoprire con l’arte il senso della sua epoca. Nell’opera è in opera l’evento della verità. 

La filosofia della cura: punto di incontro tra Heidegger e Schopenhauer

La seconda via di rendenzione proposta da Schopenahuer è definita come morale e sorge dalla consapevolezza della precarietà della vita di ognuno nel contesto della lotta di tutti contro tutti che, evidentemente, non ne vale la pena. Con il raggiungimento di tale traguardo la servitù rispetto alla Volontà diventa una scelta consapevole: la colpa dell’individuo non è più metafisica, ma individuale. Emerge così una possibilità alternativa: la rinuncia alla soddisfazione dei propri bisogni basata sul sentimento di pietà nei confronti dell’umanità e nel riconoscere nell’altro un pari schiavo al cospetto della Volontà.

E proprio nella pietà troviamo il punto di incontro con la filosofia di Heidegger e con la svolta proprio di quest’ultimo: la consapevolezza dell’insensatezza della vita, il cui fine ultimo è la morte, il nulla nullificante, porta il filosofo ad una rivalutazione del senso dell’esitenza che assume significato solo se vissuta autenticamente ossia nel rapporto con gli altri. La vita autentica è realizzabile solo attraverso il ricorso alla cura dell’altro, alla solidarietà, all’incontro.

Maria Letizia Morotti

 

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